Philesturnus carunculatus

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Sellarossa dell'Isola del Sud
Tieke.jpg
Philesturnus carunculatus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 NT it.svg
Prossimo alla minaccia (nt)[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Superordine Neognathae
Ordine Passeriformes
Sottordine Oscines
Infraordine Passerida
Superfamiglia Callaeoidea
Famiglia Callaeidae
Genere Philesturnus
Specie P. carunculatus
Nomenclatura binomiale
Philesturnus carunculatus
(Gmelin, 1789)
Sinonimi

Creadion carunculatus

Il calleide caruncolato dell'Isola del Sud (Philesturnus carunculatus Gmelin, 1789), noto anche come sellarossa o tieke in lingua māori, è un raro uccello della famiglia dei Calleidi, endemico della Nuova Zelanda.[2]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il sellarossa è il più grande uccello insettivoro arboricolo delle foreste della Nuova Zelanda: può raggiungere i 25 cm di lunghezza e i 75 grammi di peso.[senza fonte] Di colore nero lucente, presenta sul dorso una sella di colore castano e bargigli di colore rosso vivo.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Stacca via pezzi di corteccia dai tronchi degli alberi per scovare gli insetti che vi stanno sotto, che vengono raccolti con il becco, corto, robusto e insolitamente forte, ma può anche nutrirsi al suolo, tra il fogliame caduto. In natura la sua dieta non è rigidamente insettivora e alcuni esemplari sono stati visti anche mangiare frutta e suggere il nettare. Come il kokako, suo stretto parente, il sellarossa non è un buon volatore e preferisce saltare da un ramo all'altro, ma è in grado anche di volare rumorosamente per brevi distanze. Uccello territoriale, il sellarossa mostra un comportamento antagonistico nei confronti dei suoi simili, strutturato in tre livelli di intensità: per prima cosa, canta sempre all'alba per marcare il proprio territorio, poi esibisce atteggiamenti di minaccia, che possono essere costituiti da ondeggiamenti del capo, sventolii della coda e gorgheggi (sempre effettuati con i bargigli dilatati), e infine diviene così aggressivo da combattere con gli intrusi cercando di aggrapparsi col becco ai loro bargigli.

Il sellarossa è noto per essere chiassoso e privo di paura e con il suo comportamento entusiasmò varie volte i naturalisti europei del XIX secolo. Costruisce il nido tra le epifite, le corone delle felci arboree o nelle cavità dei tronchi d'albero.

Ha la tendenza a nidificare vicino al suolo; i piccoli, così, possono lasciare il nido saltando giù da esso in maniera piuttosto rumorosa, mentre attendono che le loro ali diventino più robuste.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Il sellarossa venne descritto per la prima volta dal naturalista tedesco Johann Friedrich Gmelin nel 1789. Deve il nome comune alla caratteristica zona marrone sul dorso che ricorda una sella. Il nome maori, tieke, deriva da uno dei particolari richiami che emette: ti-e-ke-ke-ke-ke.

Il sellarossa dell'Isola del Nord, in passato considerato una sottospecie di P. carunculatus (P. carunculatus rufusater), è oggi considerato una specie a sé stante (Philesturnus rufusater).[2]

Si ritiene che il sellarossa sia una delle ultime specie rimaste dei primi Passeriformi che colonizzarono la Nuova Zelanda.[senza fonte]

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

Il suo comportamento riproduttivo (con il nido costruito vicino al suolo e i piccoli che saltellano rumorosamente sul terreno intorno) rende il sellarossa molto vulnerabile alla predazione da parte dei mammiferi introdotti, come mustelidi e ratti bruni e neri. Infatti entrambe le specie di Philesturnus scomparvero rapidamente dalle isole principali della Nuova Zelanda. Agli inizi del XX secolo erano tutte e due rispettivamente confinate su due isolette agli angoli opposti del Paese: l'Isola di Hen al largo dell'Isola del Nord e, all'estremo sud, l'Isola di Capo Big South, al largo dell'Isola di Stewart (Rakiura).

Nel 1963 i ratti arrivarono sull'Isola di Capo Big South, giungendovi accidentalmente dopo essere fuggiti dalle imbarcazioni dei cacciatori di piccoli di procellaria. Soltanto una rapida operazione di soccorso condotta dal Servizio della Natura della Nuova Zelanda (l'attuale Dipartimento della Conservazione della Nuova Zelanda) riuscì a salvare la specie dai denti dei ratti, che ben presto condannarono all'estinzione le popolazioni locali di beccaccino subantartico, scricciolo del bush e pipistrello codacorta maggiore. Oggi, grazie all'accurata gestione del Dipartimento della Conservazione, la popolazione di sellarossa dell'Isola del Sud supera i 700 esemplari, diffusi su 11 isolette, tutti discendenti dei 36 uccelli trasferiti dall'Isola di Capo Big South. Il sellarossa dell'Isola del Nord ha beneficiato di molte reintroduzioni e ora vive su un gran numero di isole al largo della costa; nel 2002 una colonia nidificante è stata inserita con successo nel Santuario naturale di Karori, a Wellington, nell'Isola del Nord, da dove la specie era scomparsa 100 anni prima.

Il salvataggio del sellarossa è considerato uno dei maggiori successi nella storia della conservazione della Nuova Zelanda.

Il sellarossa e l'uomo[modifica | modifica sorgente]

Cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

In passato il sellarossa ha giocato un ruolo importante nel mondo delle superstizioni maori; il suo richiamo era visto di buon auspicio quando proveniva da destra, ma di cattivo se proveniva da sinistra. La sua natura sfrontata si riflette nella leggenda maori che racconta di come acquisì la caratteristica sella di colore castano. Appena terminata la sua battaglia per imprigionare il Sole, un assetato Māui (un semi-dio del folklore maori) chiese al Tieke di portargli dell'acqua. L'uccello rispose sgarbatamente di non aver udito la sua richiesta, al che Māui, adirandosi, lo afferrò con la mano ancora infuocata, lasciandogli una perenne bruciatura marrone sul dorso.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) BirdLife International 2012, Philesturnus carunculatus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.1, IUCN, 2014.
  2. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Callaeidae in IOC World Bird Names (ver 4.2), International Ornithologists’ Union, 2014. URL consultato il 6 maggio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]