Mut'a

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La mutʿa in arabo: ﻣﺘﻌـة, mutʿa , ovvero nikā al-mutʿa, ossia "matrimonio di piacere", è un istituto matrimoniale vigente nel contesto islamico sciita che regolamenta un matrimonio temporaneo, vale a dire un vincolo la cui durata è assoggettata a un termine prefissato (ilā ajal musammā, secondo la formula araba), stabilito prima che i coniugi contraggano il matrimonio.

Il matrimonio a termine era largamente praticato in Arabia in periodo preislamico e di esso esistono varie testimonianze nella stessa Sirat al-nabawiyya (Vita del Profeta) di Ibn Isāq la più antica biografia di Maometto, in cui si riporta come la bisavola del profeta ricorresse spesso e volentieri a questo istituto.

La pratica della mutʿa rimase in vigore anche per un certo periodo della storia islamica, almeno fino al ritorno dalla spedizione musulmana per la conquista di Khaybar. Il sunnismo ritiene che a quel punto il Profeta la vietasse, ma le testimonianze in merito sono respinte dagli sciiti che, infatti, seguitano a ritenerla perfettamente legittima.

La mutʿa - che è un matrimonio a tutti gli effetti, con un dono nuziale (mahr ) versato dal futuro alla futura moglie e che garantisce nascita legittima sotto il profilo socio-giuridico all'eventuale nascituro - ha caratteristiche che lo differenziano rispetto al matrimonio (nikā) "senza termine prefissato" (ilā ajal ghayr musammā ): il primo è il pieno e libero consenso della donna, senza il quale il matrimonio a termine non può avere luogo; il secondo è l'appartenenza dell'eventuale nascituro al padre al momento della cessazione prefissata del vincolo matrimoniale. La donna infine non ha diritto all'eredità nel caso di morte del marito.

Non è infine possibile - come, in caso di ripudio (ṭalāq), nel matrimonio senza termine prefissato - estendere la validità del matrimonio oltre il termine fissato, nemmeno col pieno accordo di entrambi i contraenti. Per evitare ripudi dati troppo facilmente (nel caso dei sunniti), e matrimoni a termine di durata troppo breve (nel caso degli sciiti), sarà quindi necessario contrarre un nuovo matrimonio con un nuovo partner anche se, nel caso, si contrarrà un matrimonio di pura facciata che verrà fatto cessare con un immediato ripudio dal nuovo partner.

Alcuni dotti sciiti - quali ad esempio Ibn Bābūya (m. 991-2) o lo shaykh al-Mufīd (m. 1022-3) - vietano il matrimonio a termine con donne non musulmane, fossero anche dell'Ahl al-Kitāb, che per la sharīʿa è invece lecito sposare.

Il cosiddetto "matrimonio ʿurfi" (ossia "di tradizione"), contratto in moschea nei paesi non-islamici, non può essere configurato come matrimonio a termine che, nel caso i contraenti siano sunniti, sarebbe del tutto inammissibile. In realtà, esso appare come un surrettizio sistema dell'emigrato musulmano per aggirare il divieto di poligamia (nel caso si tratta di poliginia) previsto da tutti gli ordinamenti giuridici del mondo occidentale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Castro, Materiali e ricerche sul nikā al-mutʿa. I. Fonti imāmite, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1974.
  • A.A.A. Fyzee, "Notes on Mutʿa or temporary marriage", in Journal of the Bombay Branch of the Royal Asiatic Society, n.s. VIII (1932), pp. 79-92.
  • D.M. Donaldson, "Temporary marriage in Iran", in: Muslim World, XXVI (1936), pp. 358-364.
  • S. Haeri, "Law of desire. Temporary marriage in Shi'i Iran", Syracuse University Press. 1989

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]