Mekbuda

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Mekbuda
Classificazione Supergigante giallo-bianca
Classe spettrale G0Ibv
Tipo di variabile Variabile cefeide
Distanza dal Sole 1183 anni luce
Costellazione Gemelli
Coordinate
(all'epoca J2000)
Ascensione retta 7h 4,108m 0s
Declinazione +20° 34,217' 0"
Dati fisici
Raggio medio 65 (medio) R
Massa
Velocità di rotazione 19 km/s
Temperatura
superficiale
5.590 K (media)
Luminosità
2.900[2] L
Indice di colore (B-V) 0,48
Età stimata 40 milioni di anni[3]
Dati osservativi
Magnitudine app. variabile tra 3,7 e 4,2
Magnitudine ass. -4,12
Parallasse 5,51 ± 0,66 mas
Moto proprio AR: 24,11 mas/anno
Dec: -26,01 mas/anno
Velocità radiale -2 km/s
Nomenclature alternative
ζ Gem, 43 Geminorum, HR 2650, HD 52973, BD +20 1687, SAO 79031, ADS 5742 A, CCDM J07041+2035A, FK 5 269, HIP 34088

Mekbuda, nota anche come Zeta Geminorum (ζ Gem / ζ Geminorum), è una stella situata nella costellazione dei Gemelli. Il nome Mekbuda ha origine nell'antica Arabia quando questa e la stella Mebsuta (o Epsilon Geminorum) erano le zampe della costellazione del Leone; Mekbuda significa infatti in arabo la zampa piegata del leone. Si trova a poco meno di 1200 anni luce da Terra[4].

Storia delle osservazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1825, l'astronomo tedesco Julius Schmidt scoprì che la luminosità di Mekbuda variava con un periodo di circa 10 giorni, anche se la sua variabilità era stata sospettata già nel 1790[5]. Nel 1899, l'astronomo americano William Wallace Campbell annunciò che Zeta Geminorum ha una Velocità radiale variabile. Sulla base delle sue osservazioni, Campbell poi pubblicò gli elementi orbitali del sistema, pensando che le irregolarità fossero dovute al fatto che fosse un sistema stellare triplo[6]. La variazione periodica della velocità radiale fu poi spiegato come dovuta a delle pulsazioni radiali che si verificano in una classe di stelle variabili note come variabili Cefeidi, il cui nome deriva dal prototipo di questo tipo di stelle, ossia Delta Cephei[5]. La periodicità della stella stessa è variabile, e questo fu notato per la prima volta dall'astronomo tedesco Paul Guthnick nel 1920, il quale sospettava che il cambiamento periodico fosse dovuto alla presenza di un compagno orbitante. Nel 1930, l'astronomo danese Axel Nielsen suggerì che il cambiamento del periodo era dovuto a una sua costante diminuzione, di circa 3,6 secondi all'anno[7].

Caratteristiche fisiche[modifica | modifica wikitesto]

La stella è una supergigante gialla; nella costellazione è situata nella "gamba" distesa del gemello Polluce. È una variabile cefeide la cui magnitudine apparente varia tra +3,62 e +4,18 in 10,15 giorni[8]. La sua classe spettrale è G0Ibv, dove il suffisso 'v' indica che la sua classe varia tra la F7Ib e la G3Ib nel corso del suo ciclo di pulsazione. Allo stesso modo la temperatura superficiale della stella varia tra 5780 K e 5260 K[9], mentre il raggio varia da 61 a 69 volte il raggio del sole[10]. Mediamente, irradia circa 2.900 volte la luminosità del sole.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Neilson, Hilding R.; Lester, John B., On the Enhancement of Mass Loss in Cepheids Due to Radial Pulsation in The Astrophysical Journal, vol. 684, nº 1, 2008, pp. 569-587.
  2. ^ Sushma V. Mallik, Lithium abundance and mass" in Astronomy and Astrophysics, vol. 352, dicembre 1999, pp. 495–507.
  3. ^ N. Tetzlaff et al., A catalogue of young runaway Hipparcos stars within 3 kpc from the Sun in Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, vol. 410, nº 1, gennaio 2011, pp. 190–200, DOI:10.1111/j.1365-2966.2010.17434.x.
  4. ^ D. Majaess et al., Discovery of the Host Cluster for the Fundamental Cepheid Calibrator Zeta Geminorum in Astrophysical Journal Letters, vol. 748, nº 1, 2012, pp. L9, DOI:10.1088/2041-8205/748/1/L9. arΧiv:1202.2363
  5. ^ a b Henroteau, F. (1925)A study of zeta Geminorum
  6. ^ Campbell, W. W., The motion of zeta Geminorum in the line of sight in Astrophysical Journal, nº 13, gennaio 1901, pp. 90–97, DOI:10.1086/140792.
  7. ^ Abt, Helmut A.; Levy, Saul G., Period Variation of the Cepheid Zeta Geminorum in Astrophysical Journal, vol. 188, marzo 1974, pp. L75, DOI:10.1086/181436.
  8. ^ AAVSO International Variable Star Index VSX (Watson+, 2006-2013)
  9. ^ Kervella, P. et al., The angular diameter and distance of the Cepheid ? Geminorum, vol. 367, pp. 876–883.arΧiv:astro-ph/0102359
  10. ^ Groenewegen, M. A. T., The projection factor, period-radius relation, and surface-brightness colour relation in classical cepheids in Astronomy and Astrophysics, vol. 474, nº 3, novembre 2007, pp. 975–981, DOI:10.1051/0004-6361:20078225.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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