Registratore a nastro

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Un registratore e nastro Tandberg

Il registratore a nastro è un apparecchio usato per registrare e riprodurre suoni utilizzando supporti magnetici a bobina aperta. Col tempo questo termine è stato sostituito dal più appropriato "registratore magnetico".

Indice

Storia [modifica]

I primi esperimenti risalgono al Telegrafono di Valdemar Poulsen nel 1898, il quale permetteva di incidere su una sottilissima bava d'acciaio le pulsazioni binarie generate da una bobina magnetizzata dagli impulsi telegrafici.

Dopo anni di ricerche e tentativi a partire dal 1929, fu realizzato e brevettato nel 1934 dalla AEG in collaborazione con la Telefunken, il dispositivo denominato Magnetophon K1, usava i nuovi nastri magnetici della BASF, questi registratori ebbero uso abbastanza diffuso nelle stazioni radio tedesche e furono usati spesso per registrazioni direttamente presso le sale di concerto e per molte manifestazioni politiche.

Queste nuove macchine sostituirono lentamente i grossi registratori Siemens con nastro d'acciaio di grosse dimensioni, le bobine erano grandi come quelle dei proiettori cinematografici 35 mm, che ne limitavano il trasporto e l'uso.

In Italia i primi apparecchi furono realizzati, nel dopoguerra, da due cugini italiani Arrigo Castelli e Giuseppe Castelli , marchio diventato famoso grazie alla nota casa Geloso di Milano, che ha poi prodotto gli apparecchi su licenza Magnetofoni Castelli.

Funzionamento [modifica]

I suoni, raccolti da un microfono, modulano una corrente elettrica che fa variare il flusso di un'elettrocalamita, detta testina di registrazione, aderente alla quale passa un filo o nastro che si magnetizza in rapporto al flusso e conserva tale magnetizzazione.

Per la riproduzione del suono, il nastro magnetizzato viene fatto passare nell'intraferro di un altro elettromagnete, detto testina di riproduzione, modulando così una corrente che, opportunamente amplificata, viene inviata ad un altoparlante.

Applicazioni [modifica]

Il magnetofono veniva spesso utilizzato dagli etnologi per studiare i linguaggi delle popolazioni in via di sviluppo.

Voci correlate [modifica]

Bibliografia [modifica]

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Collegamenti esterni [modifica]