Lapalissiano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Si definisce lapalissiano un ragionamento o un'affermazione le cui conclusioni appaiono immediatamente ovvie e scontate, e sarebbe quindi del tutto inutile dissertarne.

Origine del termine[modifica | modifica wikitesto]

L'aggettivo deriva dal nome del maresciallo Jacques de La Palice, ma, contrariamente a quanto comunemente si possa credere, non perché avesse l'abitudine di dire ovvietà. La storia di quest'aggettivo è piuttosto curiosa.

Jacques II de Chabannes, signore di La Palice, non fu l'autore di alcuna frase ovvia e scontata (lapalissiana). In effetti il termine deriva da una canzone intonata dagli sconfitti dell'assedio di Pavia (1525) il cui proposito era quello di rendere onore al coraggio del loro comandante, che in quella battaglia aveva trovato la morte. Si narra infatti che i suoi soldati, nell'illustrare il valore militare e la prestanza dell'amato comandante in una cantica, avessero compiuto una scelta infelice. Essi intendevano cantare (nel francese dell'epoca):

(FR)
« Hélas, La Palice est mort,
il est mort devant Pavie ;
hélas, s'il n'estoit pas mort
il ferait encore envie. »
(IT)
« Ahimè, La Palice è morto,
è morto davanti a Pavia;
ahimè, se non fosse morto
farebbe ancora invidia. »

Sfortunatamente, per assonanza o per l'ambiguità grafica tra s e f (che all'epoca si scrivevano in modo simile, ſ e f), la strofa divenne:

(FR)
« Hélas, La Palice est mort,
il est mort devant Pavie ;
hélas, s'il n'estoit pas mort
il serait encore en vie. »
(IT)
« Ahimè, La Palice è morto,
è morto davanti a Pavia;
ahimè, se non fosse morto
sarebbe ancora in vita. »

Dove evidentemente l'affermazione "se non fosse morto sarebbe ancora in vita" è un'ovvietà: appunto, un'affermazione lapalissiana.

Il fraintendimento sarebbe nato dal fatto che i due caratteri s ed ƒ nella scrittura del tempo, e soprattutto a stampa, differivano solo per il trattino centrale, mentre la spaziatura fra lettere e parole era spesso incerta: la frase il ferait encore envie sarebbe stata dunque letta e trascritta, ad un certo momento, come il serait encore en vie, dando origine all'equivoco e alla sfumatura di ovvietà un po' surreale della canzone.

Una moderna versione della strofa recita invece "un quart d'heure avant sa mort il était encore en vie" ("un quarto d'ora prima della sua morte egli era ancora in vita").

Il curioso necrologio, nella sua forma alterata, fu "scoperto" più di un secolo dopo da un accademico di Francia (Bernard de La Monnoye, 1641 - 1728) che, parodiandone il carattere di comica ovvietà, compose una canzoncina ove aggiunse altre quartine di sua composizione a quella originaria. La canzoncina ebbe molto successo, ma cadde poi nell'oblio, finché fu riscoperta nel secolo XIX da Edmond de Goncourt (noto scrittore e pubblicista insieme al fratello Jules), che coniò il termine lapalissade per indicare un'affermazione all'interno della quale si ripete un assunto già espresso in precedenza e che è, dunque, del tutto inutile tanto è ovvia. In lingua francese il termine è quindi sostantivo, mentre in Italia si utilizza l'aggettivo derivato: "lapalissiano". L'ortografia di entrambi comunque proviene dal nome moderno della città di Lapalisse, che ospita il castello storico di Jacques de La Palice.

La canzone[modifica | modifica wikitesto]

Ecco un estratto della canzone di La Monnoye:[1]

(FR)
« Messieurs, vous plaît-il d'ouïr
l'air du fameux La Palisse,
Il pourra vous réjouir
pourvu qu'il vous divertisse.

La Palisse eut peu de biens
pour soutenir sa naissance,
Mais il ne manqua de rien
tant qu'il fut dans l'abondance.

Il voyageait volontiers,
courant par tout le royaume,
Quand il était à Poitiers,
il n'était pas à Vendôme!

Il se plaisait en bateau
et, soit en paix soit en guerre,
Il allait toujours par eau
quand il n'allait pas par terre.

Il buvait tous les matins
du vin tiré de la tonne,
Pour manger chez les voisins
il s'y rendait en personne.

Il voulait aux bons repas
des mets exquis et forts tendres
Et faisait son mardi gras
toujours la veille des cendres.

Il brillait comme un soleil,
sa chevelure était blonde,
Il n'eût pas eu son pareil,
s'il eût été seul au monde.

Il eut des talents divers,
même on assure une chose:
Quand il écrivait en vers,
il n'écrivait pas en prose.

Il fut, à la vérité,
un danseur assez vulgaire,
Mais il n'eût pas mal chanté
s'il avait voulu se taire.

On raconte que jamais
il ne pouvait se résoudre
À charger ses pistolets
quand il n'avait pas de poudre.

Monsieur d'la Palisse est mort,
il est mort devant Pavie,
Un quart d'heure avant sa mort,
il était encore en vie.

Il fut par un triste sort
blessé d'une main cruelle,
On croit, puisqu'il en est mort,
que la plaie était mortelle.

Regretté de ses soldats,
il mourut digne d'envie,
Et le jour de son trépas
fut le dernier de sa vie.

Il mourut le vendredi,
le dernier jour de son âge,
S'il fut mort le samedi,
il eût vécu davantage. »

(IT)
« Signori, vi piaccia udire
l'aria del famoso La Palisse,
Potrebbe rallegrarvi
a patto che vi diverta.

La Palisse ebbe pochi beni
per mantenere il proprio rango,
Ma non gli mancò nulla
quando fu nell'abbondanza.

Viaggiava volentieri,
scorrazzava per tutto il reame
e quando era a Poitiers,
non era certo a Vendôme!

Si divertiva in battello
e, sia in pace sia in guerra,
andava sempre per acqua
se non viaggiava via terra.

Beveva ogni mattina
vino spillato dalla botte
E quando pranzava dai vicini
ci andava di persona.

Voleva per mangiar bene
vivande squisite e tenere
E celebrava sempre il Martedì Grasso
la vigilia delle Ceneri.

Brillava come un sole,
coi suoi capelli biondi.
Non avrebbe avuto pari
se fosse stato solo al mondo.

Ebbe molti talenti,
ma si è certi di una cosa:
quando scriveva in versi,
non scriveva mai in prosa.

Fu, per la verità,
un ballerino scadente,
ma non avrebbe cantato male,
se fosse stato silente.

Si racconta che mai
sia riuscito a risolversi
a caricar le pistole
se non aveva le polveri.

Morto è il signor de la Palisse,
morto davanti a Pavia,
Un quarto d'ora prima di morire,
era in vita tuttavia.

Fu per una triste sorte
ferito da mano crudele,
Si crede, poiché ne è morto,
che la ferita fosse mortale.

Rimpianto dai suoi soldati,
morì degno d'invidia,
e il giorno del suo trapasso
fu l'ultimo della sua vita.

Morì di venerdì,
l'ultimo giorno della sua età,
Se fosse morto il sabato,
avrebbe vissuto più in là. »

(La Chanson de La Palisse, Bernard de la Monnoye)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il poeta italiano Gianni Rodari riprese questa burla componendo una filastrocca per bambini, musicata e cantata da Sergio Endrigo il cui soggetto era Napoleone Bonaparte. La musica era ispirata a la Marsigliese. Per citare un esempio: «C'era una volta un imperatore, si chiamava Napoleone / e quando non aveva torto, di sicuro aveva ragione» o «Di tutti gli uomini della terra, Napoleone era il più potente / e quando aveva la bocca chiusa, non diceva proprio niente». Il brano fu inserito nell'album Ci vuole un fiore.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Linguistica Portale Linguistica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Linguistica