La signora di tutti

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La signora di tutti
Ophuls La signora di tutti.JPG
Memo Benassi e Isa Miranda in una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1934
Durata 97 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Max Ophuls
Soggetto Salvator Gotta
Sceneggiatura Max Ophuls, Hans Wilhelm, Curt Alexander
Produttore Angelo Rizzoli per Novella Film
Distribuzione (Italia) Anonima Pittaluga
Fotografia Ubaldo Arata
Montaggio Ferdinando Maria Poggioli
Musiche Daniele Amphitheatroff
Scenografia Giuseppe Capponi
Interpreti e personaggi
Premi
  • Coppa del Ministero delle corporazioni a Venezia 1934.

La signora di tutti è un film del 1934 diretto da Max Ophuls.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Unico film girato in lingua italiana dal regista Max Ophuls è prodotto dalla Novella Film dell'editore Angelo Rizzoli che con questa pellicola fa il suo debutto nella settima arte. Il marchio della nuova casa cinematografica riprende il nome del noto rotocalco femminile rilanciato da Rizzoli nel 1927.

La pellicola, girata negli stabilimenti della Cines di via Veio a Roma, risulta oggi di grande interesse, per la qualità che si stacca nettamente dalla produzione media italiana degli anni '30, ma anche per l'operazione produttiva, basata sull'intuizione di Rizzoli delle possibilità di una strategia multimediale nel campo dell'editoria[1].

Dopo tre film con piccolissime parti, questa produzione segna il debutto da protagonista di Isa Miranda.

Presentato alla 2ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia vince la Coppa del Ministero delle Corporazioni assegnata per la qualità tecnica.

Grande successo ottenne la canzone La signora di tutti interpretata da Nelly Corradi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Isa Miranda nella parte di Gaby Doriot

Per l'affascinante Gaby Doriot perdono la testa numerosi uomini: prima per lei si suicida un noto professore, poi sarà la volta dell'anziano Leonardo, del quale frequenta la casa perché interessata al figlio Roberto.

Una notte Leonardo conduce Gaby in giardino per confessarle il suo amore, ma questo non sfugge alla moglie di lui, ridotta su una sedia a rotelle, che nel tentativo di raggiungere il marito e la ragazza, precipita e muore.

Una volta vedovo, Leonardo può sposare la giovane Gaby, ma in breve tempo dilapida tutti i suoi averi e anche somme non sue, per cui sarà condannato al carcere.

Quando esce, trova i muri tappezzati di manifesti con il ritratto di Gaby, che nel frattempo è diventata una diva del cinema.

Leonardo gira per la città colto da una crisi di disperazione, finché non viene investito da un'automobile e muore. La notizia ripresa dai giornali sconvolge la vita di Gaby, soprattutto quando incontra Roberto, il suo mancato amore, che nel frattempo ha felicemente sposato la sorella. L'attrice, non sopportando più gli eventi, andrà verso il suicidio, come una liberazione.

La critica[modifica | modifica wikitesto]

Sandro De Feo, ne Il Messaggero, di Roma, del 17 agosto 1934 " Dai timidi e semplici amori di Liebelei a quelli inconfessabili e grevi della Signora di tutti, il passo non è lieve e c'era pericolo che la vena così delicata del direttore austriaco non reggesse all'impeto di passioni così rovinose. Questo pericolo si è fatto sentire specialmente nelle presentazioni iniziali dei personaggi, la cui violenza appare ingiustificata ed un tantino arbitraria. Anche la tecnica di Ophuls, quell'ondoso e perenne procedere dell'obiettivo in tutti i sensi e in tutte le direzioni, trova una sua ragione drammatica, soltanto nella seconda parte, così unitaria, movimentata e febbrile. La rivelazione del film è Isa Miranda, la sua espressione, la sua figura, piena di terribile, miserevole e stanca stupefazione, hanno contribuito a spiegare la natura del carattere della protagonista, che ne aveva veramente bisogno ".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonio Costa, Angelo Rizzoli, Max Ophuls e "La signora di tutti", in Storia del Cinema Italiano, vol.5 1934-1939, Centro Sperimentale di Cinematografia, a cura di Orio Caldiron, Marsilio Ed. Bianco & Nero, 2006, pp. 118-119

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Savio, Ma l'amore no Sonzogno Milano 1975
  • Giovanni Spagnoletti (a cura di), Il cinema di Max Ophüls Catalogo Incontri Cinematografici Monticelli-Parma (1978)
  • Dizionario dei film, Sugarco Milano 1990
  • Le attrici, Gremese editore Roma 1999
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