La bottega dei suicidi

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La bottega dei suicidi
Bottegadeisuicidi02.png
Titolo originale Le Magasin des suicides
Paese di produzione Francia, Canada, Belgio
Anno 2012
Durata 85 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.66:1
Genere animazione, commedia, noir
Regia Patrice Leconte
Soggetto Jean Teulé (romanzo)
Sceneggiatura Patrice Leconte
Produttore Gilles Podesta, Thomas Langmann, Michèle Pétin, Laurent Pétin, André Rouleau, Sébastien Delloye

Produttori associati: Emmanuel Montamat, Eric Mistler, Diana Elbaum, Arlette Zylberberg, Ilona Marouani

Casa di produzione Diabolo Films, La Petite Reine, ARP, France 3 Cinéma, Caramel Films, Entre Chien et Loup, RTBF
Art director Régis Vidal, Florian Thouret
Animatori Caroline Piochon, David Pelkey
Montaggio Rodolphe Ploquin
Musiche Étienne Perruchon
Doppiatori originali
Doppiatori italiani

La bottega dei suicidi (Le Magasin des suicides) è un film d'animazione del 2012 scritto e diretto da Patrice Leconte, adattato dal romanzo Le Magasin des Suicides di Jean Teulé e realizzato con la tecnica del disegno animato tradizionale in due dimensioni.

Trama[modifica | modifica sorgente]

In seguito sarà rivelata l'intera storia de La Bottega dei suicidi, il lettore è avvisato.

La storia si dipana nel periodo contemporaneo, in una metropoli francese dove la vita è diventata talmente deprimente e difficile a causa della crisi e del carovita che il tasso di suicidio è incredibilmente elevato. Ci addentriamo in un universo macabro e di disperazione dove ogni cosa è oggetto di multa, persino il suicidio sulla strada pubblica. Solo una famiglia prospera: i Tuvache, proprietari da generazioni della "Bottega dei suicidi", un negozio frequentatissimo dove si può trovare tutto l’occorrente per trapassare comodamente da casa propria: corde, veleni in vari formati e velocità d'azione, revolver con una sola pallottola in canna ("tanto la seconda non servirà"), bombole del gas con tubo e maschera, benzina, polvere da sparo, sonniferi, funghi letali e lamette affilate, ognuno può trovare il modo di scrivere con successo la dolce e rapida fine di una vita fallimentare.

Gli affari vanno alla grande, ma tutto viene stravolto quando Lucrèce Touvache dà alla luce il suo terzogenito, Alan, un bambino che è l’incarnazione inaspettata della gioia di vivere. Già da neonato non poteva far a meno di sorridere e, una volta cresciuto, mantiene questa felicità quotidiana, diversamente dalla sorella e dal fratello, che hanno sempre il broncio. Secondo loro "triste" è bello, si dice "malgiorno" al posto di "buongiorno" per salutare i clienti e "addio" al posto di "arrivederci" quando vanno via. Anche il padre di Alan, Mishima, ha il desiderio di morire e va dallo psicologo per resistere al bisogno incessante di porre fine alla sua triste vita, che non sopporta più. Lo psicologo gli prescrive due settimane a letto per curarsi, perciò in bottega rimangono la moglie Lucrèce e i tre figli. Per il compleanno di sua sorella Marilyn, Alan le regala un foulard con un cd di musiche orientali per ballare. La ragazza, che comincia a ballare, inizia lentamente a sentirsi bella e a cambiare quell'espressione cupa e pessimista che la caratterizza.

Alan, grazie all'aiuto di quattro compagni di scuola, inizia anche a impedire i suicidi dei clienti del negozio. Cosciente che suicidarsi non sia una cosa giusta, Alan si fa creare un'automobile con un impianto-stereo talmente potente da distruggere tutte le attrezzature del suo negozio: le boccette di veleno cadono dagli scaffali, i funghi cadono dai tavoli, tutto scivola a terra e si rompe. Alan viene rimproverato dalla madre, e riportato dentro il negozio dove, con grande sorpresa di tutti, Marilyn è tra le braccia di uno dei clienti del negozio, un giovane che si era recato lì per cercare uno strumento di morte, ma che, vedendo tutto a pezzi e conoscendo Marilyn, ci ripensa, chiedendo la ragazza in sposa, perché si era improvvisamente innamorato di lei e aveva capito di non voler più morire. La madre, felice, acconsente. Mentre mangiano delle crepès fatte dal giovane, il padre esce dalla stanza da letto dove era convalescente, attirato dall'odore delle crèpes. Arrabbiato per il clima festoso, chiede delle spiegazioni e, all'ammissione di colpa di Alan, lo rincorre per tutta la città con una spada in mano. Giunti sul tetto di un palazzo Alan si scusa e finge di suicidarsi, lanciandosi nel vuoto dal tetto. Tutti iniziano a disperarsi e a piangere ma Alan, con l'aiuto dei suoi amici, sopravvive al volo, facendo ridere per la prima volta il padre.

La "Bottega dei suicidi" così si trasforma in un bello e colorato negozio di crèpes, chiamato "Dulcis in fundo", dove i clienti soddisfatti ritornano e la città cambia volto, con gente non più triste ma felice e contenta di stare insieme.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il produttore Patrice Leconte, annuncia nel 2009 la sua intenzione di realizzare un film d’animazione sull’adattamento del romanzo di Jean Teulé Le Magasin des Suicides; a lui si affianca Artur Qwak, co-realizzatore del lungometraggio d’animazione Chasseurs de dragons in collaborazione con la Diablo film studio.

I nomi dei personaggi si riferiscono a celebri personalità morte per suicidio: Yukio Mishima, Lucrezia, Marilyn Monroe, Vincent Van Gogh, Alan Turing.[1]

Accoglienza e critica[modifica | modifica sorgente]

Nel maggio 2012 La bottega dei suicidi è stato proiettato in anteprima al Festival di Cannes del 2012, ed il mese dopo viene proiettato al Festival di Annecy.

Box office[modifica | modifica sorgente]

In Francia il film è stato proiettato il 26 settembre 2012 con 125.124 spettatori nella prima settimana, 75.223 nella seconda settimana, 46.425 nella terza e 20.767 nella quarta, per un totale di 267.539 per l’intero mese.

Distribuzione in Italia[modifica | modifica sorgente]

In Italia il film è uscito in anteprima nazionale il 21 dicembre 2012 al Cinema Fiamma di Roma per poi essere distribuito in tutto il paese a partire dal 28 dicembre dello stesso anno. La sua uscita è stata accompagnata da non poche polemiche: la Commissione di Revisione Cinematografica aveva bollato la pellicola come vietata ai minori di 18 anni, scelta presa unicamente in Italia, scatenando così la reazione di Sandro Parenzo, proprietario di Videa C.d.e. Spa che si occupa della distribuzione del film, tuonando “ … A questo punto ritiriamo La bottega dei Suicidi. Questo divieto è assurdo. Abbiamo fatto su questo film delizioso, di un autore affermato, un investimento notevole, a questo punto lo ritiro, è bestiale, lo faremo uscire in Svizzera e quando sarà il momento in home video. Mi è passata la voglia. In questo paese ho dovuto assistere ad un pomeriggio domenicale in tv con la D’Urso che intervistava una persona che spiegava come aveva strangolato la nipote, senza scandalo per nessuno pur essendo le 15, questo film invece ha il divieto ai 18…[2]. Dopo il ricorso presentato il divieto dei minori di 18 anni è stato prontamente ritirato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Roberto Chiesi, La bottega dei suicidi in Segnocinema, n°188, marzo/aprile 2013, pp. p. 52.
  2. ^ Bottega suicidi vietato, Parenzo: 'Ritiro il film', ANSA, 19 dicembre 2012. URL consultato il 29 dicembre 2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]