Kalash

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Kalasha
Kalasha
Donne Kalash nei costumi tradizionali.
Luogo d'origine Distretto di Chitral, NWFP, Pakistan
Popolazione 6000 circa
Lingua Kalasha
Religione Politeismo

I Kalash o Kalasha (uomo ma anche pastore) sono un'antica e particolare popolazione del Pakistan radicalmente diversa, sia nella cultura che nella religione, dalle altre popolazioni di questi paesi. I componenti di questa popolazione ormai con meno di 1.500 individui - di cui molti dalla pelle ambrata e dagli occhi chiari - risiedono in una limitata e quasi inaccessibile zona del paese, nelle tre piccole valli di Birir, Rumboor e Bumburate.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene anche nei ritrovamenti archeologici e negli studi antropologici l'origine di questa etnia rimanga misteriosa, recenti analisi dei DNA hanno accertato la loro parentela genetica con gli europei.
I Kalash stessi sostengono di essere di origine Macedone, e di essere i discendenti di una legione dell'imperatore Alessandro Magno, che donò al suo valente generale Shalak Shah del Siam la valle del Chitral.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Tra le molte particolarità di questa etnia, vi è l'aver conservato grazie al loro assoluto isolamento, una religione in parte di tipo pagano e politeista, con alcune peculiarità legate per esempio al vino. Fra settembre e ottobre infatti si verifica una festa che è probabilmente l'ultimo retaggio delle feste orgiastiche del mondo antico greco-romano. L'uva raccolta dalle viti viene pigiata solo da bimbi maschi e il vino ottenuto dalla fermentazione, acidulo, corposo e poco fruttato, verrà bevuto al solstizio di inverno, detto Chaumos, durante giorni in cui tutti si ubriacano per avvicinarsi alla divinità, Zoroastro. Interessante notare come nel corso dell'anno la popolazione non consumi più vino, che assume quindi esclusivamente un significato rituale.

Un'altra peculiarità: nella loro religiosità il cavallo riveste una particolare importanza. Dopo l'invasione americana del paese, alcuni stati europei hanno contribuito al recupero e al restauro degli oggetti di culto dei Kalash. In particolare sono state recuperate numerose raffigurazioni in legno, con una particolare prevalenza di raffigurazioni di cavalli, talvolta a due teste.

I morti non vengono seppelliti ma lasciati in bare scoperte nelle aree cimiteriali; a loro sono dedicate statue lignee. Le donne sono libere e non portano il chador.
Pur con molte differenze tra una valle e l'altra, era comune a tutte il culto che era riservato ad un'unica divinità, il cui tempio, da tutti riconosciuto, si trovava nella impervia valle di Presun o Parun, proprio al centro del territorio.

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

La lingua kalash è di grande interesse per i linguisti. Secondo molti, appartiene al sottogruppo dardico del gruppo indoiranico della famiglia indoeuropea. Conserva molti prestiti dal sanscrito. Possiede una fonologia alquanto atipica. Attualmente si contano 5000 parlanti, e la lingua kalash è considerata in via di estinzione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Bambina Kalash

La loro religione così peculiare, diversa dalla dominante musulmana che la circonda da ogni parte, ha portato questi ultimi a chiamarli Kafiri cioè infedeli (con una sfumatura dispregiativa). La separazione religiosa è molto netta, tra i Kalash chi diventa musulmano deve andarsene. I musulmani hanno intrapreso diverse guerre contro i Kafiri, spesso con il sottinteso appoggio britannico, e alla fine del più grande scontro nel 1894, vi fu la forzata conversione delle adiacenti valli afghane già dette Kafiristan (terra infedele), che vennero rinominate Nuristan (terra di luce).

I pochi Kalash sopravvissuti, grazie al loro isolamento nell'area un tempo soggetta agli Inglesi e alle difficoltà del territorio, rappresentano quindi, con grande probabilità, uno dei pochissimi -se non l'unico- esempio di cultura originaria indoeuropea sfuggita sia al cristianesimo che all'islamizzazione e giunta integra fino a noi, essendosi gli altri popoli di questo ceppo tutti convertiti.

La conoscenza è dovuta principalmente all'opera del colonnello inglese Robertson che fu il primo europeo ad esplorare il loro territorio appena qualche anno prima della guerre di fine Ottocento, e che rimase incantato da questa isolata terra e dai suoi abitanti, descrivendolo come una sorta di Shangri-La. All'epoca la popolazione era sui 100.000 individui.
L'isolamento era tale che pochissimi avevano assaggiato il , diffusissimo in tutto l'Afghanistan. Esisteva poi in tutto il territorio del Nuristan soltanto una strada sterrata, mentre nelle altre valli ci si spostava -condizione oggi non cambiata- esclusivamente su piccoli sentieri spesso troppo ripidi e scoscesi anche per asini e cavalli e percorribili soltanto a piedi. Gli antropologi confermano che è l'unico esempio vivente della Grecia arcaica e classica.

Condizione attuale[modifica | modifica wikitesto]

L'economia è basata sulla agricoltura e pastorizia in un sistema economico che ignora la moneta per cui gli scambi avvengono prevalentemente secondo il sistema del baratto. L'unità base era la capra: una mucca valeva circa, negli anni '70, dieci capre, e una casa costava sei mucche. Non esistevano comunque finalità commerciali: nulla era prodotto per la vendita e l'eventuale eccedenza di merci (la cosiddetta "ricchezza") non era fatto privato come nei paesi occidentali: aveva uno scopo "sociale", veniva infatti ridistribuita fluidamente tra la popolazione secondo quanto stabilito dagli anziani; al donatore venivano forniti in cambio elementi di prestigio, come l'assegnazione di un posto privilegiato nelle riunioni o la possibilità di portare con sé determinate armi.
Eventuali controversie all'interno della comunità dovevano obbligatoriamente passare prima dal consiglio di anziani, chiamato Dù" Nrài, prima di passare ai tribunali statali.

Etnia minuscola a rischio di estinzione, dopo la fine dell'invasione sovietica dell'Afghanistan, strenuamente combattuta dagli orgogliosi Kalash, la loro condizione sembra però migliorata grazie agli aiuti giunti dalla Grecia, anche se il fenomeno del turismo, comunque non facile e rivolto al trekking, sembra aver posto fine al suo millenario isolamento.
Nel corso del 2006 si è svolta la prima mostra, in occidente, degli oggetti di culto dei Kalash.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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