Jim (Le avventure di Huckleberry Finn)

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Jim è un personaggio immaginario creato dallo scrittore statunitense Mark Twain. Da un certo momento in poi diventa co-protagonista effettivo, assieme ad Huck, del romanzo per ragazzi Le avventure di Huckleberry Finn.

Il libro racconta il suo viaggio, accompagnato dall'amico, a bordo di una zattera lungo il Mississippi attraverso gli Stati Uniti d'America meridionali anteguerra (prima della Guerra di secessione americana).

Jim è uno schiavo negro fuggitivo, sposato e con due figli; Huck è invece un ragazzo bianco appena tredicenne, che si unisce a lui cercando d'aiutarlo nonostante la sua comprensione convenzionale della legge glielo vieti.

Ispirazione del personaggio[modifica | modifica wikitesto]

La figura di Jim potrebbe esser stata modellata "sull'astuto, saggio, gentile e sempre bonario"[1] ex schiavo[2] afroamericano George Griffin, impiegato da Twain in qualità di maggiordomo a partire dal 1879 e sempre trattato come un confidente.[1][3]

Biografia romanzata[4][5][modifica | modifica wikitesto]

Il personaggio è introdotto all'inizio del secondo capitolo; viene veduto a mezzanotte da due ragazzi, Huch e Tom, in piedi sulla soglia delle cucine in cui lavora: è in attesa di qualcosa e dopo un po' si siede davanti alla porta assopendosi. Avvicinatisi, i e giovani cominciano a parlare con lui, fino a che l'uomo comincia a raccontar loro una storia di fantasmi.

Il carattere e le percezioni di Jim dominano il romanzo e comprendono la sua sensibilità e spiritualità, la tenerezza che prova nei confronti dei genitori, oltre al forte sentimento di nonviolenza: si rifiuta di aggredire di sorpresa due ladri mentre stanno dormendo ubriachi.

Quando gli stessi ladri cercano di vendere Jim al mercato degli schiavi, a pericolosa situazione in cui questi si viene a trovare viene parodiata in una serie di scherzi clowneschi che rivelano la sua longanimità e lo spirito nobile.

Ricezione accademica[modifica | modifica wikitesto]

Le avventure di Huckleberry Finn si trova in gran parte ad esser in sintonia con la situazione degli schiavi fuggiaschi e critica l'istituzione stessa della schiavitù[6]: "La logica di Jim, la sua compassione ed intelligenza, ma soprattutto la lealtà dimostrata nei confronti di Huck, Tom e la propria famiglia, lo trasformano in una figura eroica" (Cliff Notes).[7]

Tuttavia, a partire dal XX secolo, il romanzo di Twain è stato spesso criticato proprio perché raffigura Jim come uno stereotipo: secondo il professor Railton dell'università della Virginia, l'autore non è riuscito completamente ad oltrepassar gli stereotipi riguardanti i neri che i lettori bianchi della sua epoca avevano.
Twain è quindi ricorso ad un Minstrel show in stile comico per fornire un facile umorismo a spese di Jim, finendo in tal maniera col conformarsi, piuttosto che sfidarli, con gli stereotipi razzisti del tardo XIX secolo imperanti negli Stati Uniti.[8]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b "After Long Absence, Twain's Butler Is, to Return", New York Times (6/18/1994): 27.
  2. ^ "After Long Absence, Twain's Butler Is to Return", The New York Times, dated, retrieved 18 JAN 2013
  3. ^ American Topics : Mark Twain Butler To Be Memorialized, International Herald Tribune, Monday, June 20, 1994
  4. ^ Lisa Cohen Minnick, Dialect and Dichotomy: Literary Representations of African American Speech. Tuscaloosa: University of Alabama Press, 2004.
  5. ^ Raphaell Berthele, "Translating African-American Vernacular English into German: The problem of 'Jim' in Mark Twain's Huckleberry Finn," Journal of Sociolinguistics 4.4 (Nov2000): 588-613.
  6. ^ Matthew Guinn, "Review of The Jim Dilemma: Reading Race in Huckleberry Finn," Southern Quarterly 37.2 (Winter1999): 175-6.
  7. ^ Cliffs Notes Jim
  8. ^ Stephen Railton, "Jim and Mark Twain: What Do Dey Stan' For?" Virginia Quarterly Review 63 (1987).
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