Jacopo Zanguidi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giacomo Zanguidi, Fantastic landscape, 1570

Jacopo Zanguidi detto il Bertoja (Parma, 25 luglio 15441574) è stato un pittore italiano, del tardo Rinascimento e del Manierismo.

Solo studi recenti hanno consentito di riconoscere la personalità e distinguere le opere di Bertoja da quelle del manierista bolognese Mirola, col quale è stato a lungo confuso.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Parma, studiò sotto la guida di Sabatini a Bologna, ma subì il fascino e l'influenza soprattutto delle opere del Correggio e del Parmigianino, che frequentò la sua famiglia. Inoltre tenne in grande considerazione i lavori dei suoi conterranei come Lelio Orsi, come pure l'ispirazione narrativa di Nicolò dell'Abate e la profondità del Primaticcio.

In una delle sue prime opere realizzate nel 1564 per conto della Compagnia di San Quirino, intitolata la Madonna della Misericordia, risultarono evidenti i contatti con la scuola bolognese di Nicola Sabbatini.

Due anni dopo seguirono la decorazione della cappella presso la Chiesa di san Domenico (Bologna) e i dipinti all'interno di una sala di palazzo Lalatta a Parma.

Nel 1568 prestò i suoi servigi ai Farnese e incominciò ad aggirarsi dalle parti di Roma, dove venne richiesto dal cardinale Alessandro che lo prelevò dai lavori eseguiti presso l'oratorio del Gonfalone a via Giulia (dove realizzò l'Entrata in Gerusalemme e la Cattura di Cristo) per indirizzarlo al Palazzo Farnese (Caprarola), dove la sua espressione pittorica raggiunse alti vertici nelle Sale della Penitenza, dei Sogni e dei Giudizi.

Un altro esempio di purissima e originale arte, Bertoja lo produsse nel Palazzo del Giardino (Parma), grazie ad una serie di affreschi realizzati in combinazione con Mirola. Lavorò anche al palazzo Borri di Parma (salone principale con scene di caccia e allegoriche) e alla rocca dei Rossi di San Secondo (salone dei fasti della famiglia Rossi).

Fu anche un incisore ed è noto come tale col nome di Jacopo da Parma (Jacobus parmensis), ma quasi tutti i suoi lavori in questo settore sono andati perduti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Le muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol. II pp.226

Fonti bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Sydney J. Freedberg, Painting in Italy, 1500-1600, a cura di Pelican History of Art, Penguin Books, 1993, pp. 580-583.
  • R. Lasagni, Dizionario biografico dei Parmigiani, ed. PPS, Parma 1999

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 54015641