Granulazione (oreficeria)

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Nell’oreficeria, la granulazione è una tecnica decorativa consistente nella saldatura di piccole sfere auree, denominate grani, ad un sottofondo, in genere lamina, secondo un disegno prestabilito. Quando i grani raggiungono proporzioni microscopiche – nell’ordine di 0,1 mm di diametro – si attribuisce a questa stessa tecnica il nome di “pulviscolo”. Si tratta di una delle più complesse ed affascinanti tecniche dell’arte orafa, ed al tempo stesso anche una delle più discusse. Disparate e contrastanti sono infatti le opinioni diffuse in merito ai metodi di applicazione, e le varie ipotesi finora formulate non hanno ancora fornito, in fase di sperimentazione, risultati concreti attendibili.

Gioiello etrusco decorato per granulazione

Storia della granulazione[modifica | modifica sorgente]

I primi esempi ad oggi conosciuti, decorati a granulazione provengono dalle tombe reali di Ur in Mesopotamia e risalgono al 2500 a. C. Successivamente la tecnica si diffuse nelle regioni vicine dell’Asia Minore della Siria e della Palestina, e quindi, in Egitto e nell’area Egeo-greca. Si trovano altre attestazioni di gioielli granulati negli scavi di Schliemann a Troia (2350-2100 a.C.) e, in periodi più recenti, a Dahshur in Egitto (tombe delle principesse Mereret e Khnumit, XII dinastia, 1991-1778 a.C.) e in area minoica (necropoli di Cnosso e Mallia, circa 1700 a.C.).

Con il declino della cultura micenea, che utilizzò questa tecnica con parsimonia ed in modo abbastanza limitato, la granulazione scompare quasi totalmente per alcuni secoli, fatta eccezione per alcuni ritrovamenti in area egizia, tesori di Tutankamon e Ramesse II (nuovo regno 1550-1075 a.C.). Tornerà in uso nel corso del IX sec. a.C. durante il periodo delle colonizzazioni greche, ma è nel VIII sec. a.C. la tecnica della granulazione comincia a manifestarsi progressivamente in tutta l’area mediterranea. Ma sono gli etruschi a raggiungere le vette più alte della granulazione, fino alle sue estreme possibilità quanto a finezza dei grani e a complessità dei motivi decorativi (es. Cerveteri, tomba Regolini-Galassi, Musei Vaticani). È ancora grazie a loro che, nel VII sec. a. C., nasce la cosiddetta tecnica a “silhouette”: i gioielli vengono decorati mediante una fitta campitura di grani a pulviscolo. Si tratta del periodo in cui l’applicazione della granulazione raggiunge il massimo livello di raffinatezza (es. Vetulonia, tomba del Littore, Museo Archeologico di Firenze). Nei secoli successivi, svolgerà un ruolo sempre meno importante e, con la colonizzazione romana dell’Etruria, il cambiamento delle mode, porterà la tecnica a una progressiva decadenza, fino alla sua completa scomparsa.

Gioiello proveniente dall'Italia meridionale, di probabile origine etrusca

L’interesse dei moderni verso questa sofisticata tecnica orafa risale tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, in seguito agli scavi di Pompei ed Ercolano, che riportano alla luce magnifici pezzi di gioielleria. Proprio per rispondere alla crescente richiesta, gli orafi del tempo cominciano a realizzare monili che riecheggiano gusto e tecniche antiche. Tra i più famosi spiccano gli artigiani della bottega Castellani. Pur raggiungendo risultati impressionanti, Alessandro Castellani ammette, in più di una circostanza, che gli antichi possedevano uno speciale processo chimico per fissare i granelli piccoli, ancora per lui sconosciuto. Bisogna attendere il 1934, per compiere un passo avanti nella storia della granulazione. Sarà l’inglese Henry Littledale a brevettare un processo di brasatura (ovvero un particolare tipo di saldatura) con un composto di rame, che aveva qualche affinità con gli antichi metodi.

Ai giorni nostri tra gli artisti che si sono distinti per l’utilizzo di questa tecnica bisogna ricordare la tedesca Elisabeth Treskow (Bochum, 20 agosto 1898Brühl, 6 ottobre 1992), l’americano John Paul Miller (Huntington, 23 aprile 1918) e gli italiani Andrea Cagnetti - Akelo (Corchiano, 16 marzo 1967), Ulderico Giuseppe Pettorossi - Oro degli etruschi (Torgiano, Perugia 17 agosto 1970)