Giulio Salierno
Giulio Salierno (Roma, 31 gennaio 1935 – Roma, 27 febbraio 2006) è stato un sociologo italiano.
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[modifica] Vita
Attivista dell'MSI a partire dalla fine degli anni quaranta, con un passato da legionario in Africa fu condannato per omicidio nel 1955 e passò 13 anni in carcere nelle prigioni francesi ed algerine, estradato in Italia si avviò verso la strada di una nuova coscienza politica per arrivare alla abiura del fascismo e alla grazia concessagli nel 1968.[1] Durante il periodo passato in carcere si dedicò allo studio ed alla lotta con gli altri detenuti, avvicinandosi ai testi del marxismo e cambiando radicalmente la propria collocazione politica simpatizzandi prima per la sinistra extra-parlamentare e poi per Rifondazione comunista e sviluppando una grande passione per lo studio dei testi filosofici e sociologici. Assieme a Franco Basaglia, conduce la lotta contro le istituzioni manicomiali e totali, e, con altri esponenti politici, tra cui Umberto Terracini, promuove la riforma del sistema carcerario. Ha collaborato con l'E.N.I. alla realizzazione di una banca dati macroeconomica e diretto, per l'Ente, un'imponente ricerca sui Paesi del Sahel. Ha realizzato per la Rai Tv Italiana sei originali radiofonici. La passione politica lo accompagna sempre nello studio e nel 1971 scrive con Aldo Ricci una inchiesta sulle carceri italiane che resterà un punto di riferimento nella sociologia della pena il Italia, fino a valergli, caso raro in Italia, la cattedra di Sociologia per meriti insigni, che gli apre la porta alle collaborazioni con le università italiane, diventando sociologo di fama ed uno dei principali studiosi dell'emarginazione sociale. Dopo collaborazioni con l'Università di Trento, Roma e Firenze, dal 1983 al 1986 insegna Controllo sociale e nuove tecnologie presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Sassari, poi, dal 2000 al 2006 insegna Sociologia generale presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Teramo.
[modifica] La sociologia carceraria
La sociologia dell'universo carcerario verte sui capisaldi dell'antiautoritarismo e della critica delle istituzioni repressive. Il tema centrale del suo pensiero si basa sulla pericolosità del sistema carcerario segregante rispetto alla vita sociale, che proprio per queste sue caratteristiche, può divenire esso stesso un volano di violenza e di produzione di un'umanità patologica. Quindi per recuperare e risocializzare i detenuti occorrono altri luoghi, contesti e modalità di intervento. La critica formulata da Salierno è molto precisa e riguarda la durata eccessiva dei processi, le leggi sugli stupefacenti e sulla immigrazione, dato che le carceri sono affollate di tossicodipendenti e stranieri, la necessità di ristrutturare le periferie urbane e di sconfiggere la piaga della disoccupazione.[2]
[modifica] Pubblicazioni
- La spirale della violenza, De Donato, (1969)
- Il carcere in Italia, [(Ricci - Salierno)], Einaudi, (1971)
- Il sottoproletariato in Italia, Samonà e Savelli, (1972)
- La repressione sessuale nelle carceri italiane, Tattilo, (1973)
- Autobiografia di un picchiatore fascista, [(Einaudi)], (1976)
- La violenza in Italia, [(Mondadori)] (1980)
- La carcassa del tempo, [(Antonio Pellicani editore)] (1988)
- Fuori margine,Einaudi (2001),
- La gabbia. Il carcere come metafora della violenza quotidiana (2004)
- Autobiografia di un picchiatore fascista, Minimum fax, (2008)
[modifica] Note
- ^ cite web url=http://www.rifondazionelazio.it/index.php?news=310
- ^ cite web url=www.ildialogo.org/filosofia/saliernoricor03032006.htm