Giovan Battista Gelli

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Giovan Battista Gelli
Giovanni Antonio de' Rossi, medaglia di Giovan Battista Gelli
« Ricordati un poco di Matteo Palmieri, che era tuo vicino, che fece sempre lo speziale, e non di manco s'acquistò tante lettere ch'e' fu mandato da' Fiorentini per imbasciadore al Re di Napoli; la quale degnità gli fu data solamente per vedere una cosa sì rara, che in un uomo di sì bassa condizione, cadessono così nobili concetti di dare opera agli studi, senza lasciare il suo esercizio; e mi ricorda avere inteso che quel re ebbe a dire: pensa quel che sono a Firenze i medici, se gli speziali vi son così fatti. »
(G.B. Gelli, I capricci del bottaio, ragionamento III)

Giovan Battista Gelli (Firenze, 12 agosto 149824 luglio 1563) fu un filosofo, scrittore e accademico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Carlo, un agiato mercante di vini originario del borgo di Peretola e trasferitosi a Firenze col fratello, nacque nel 1498 nella cura di San Paolo.

Esercitò per tutta la vita il mestiere di calzolaio e studiò letteratura e filosofia da autodidatta. Si sposò con Pantesilea, dalla quale ebbe due figlie, Alessandra e Marietta.

Discepolo di Antonio Francini e di Francesco Verini[1], a sua volta allievo di Marsilio Ficino e poeta di ispirazione savonaroliana, fu con molta probabilità vicino alla filosofia piagnona[2] e partecipò, anche se in disparte, alle riunioni dell'Accademia Platonica, che si tenevano presso gli Orti Oricellari[3]

Fedele a Cosimo I, ricoprì cariche pubbliche di scarso rilievo, dapprima in qualità di magistrato delle Arti minori, nel 1524, poi come membro del Collegio dei Dodici Buonomini, organo consuntivo del governo mediceo, nel 1539[4].

Fu membro dell'Accademia degli Umidi dal 1540, ne approvò la trasformazione in Accademia Fiorentina l'anno successivo e ne fu console nel primo semestre del 1548.[5] Il 5 agosto 1541 vi tenne la sua prima lezione, commentando un passo sulla lingua di Adamo, tratto dal canto XXVI del Paradiso di Dante. Tenne saltuariamente lezioni su Dante e Petrarca presso l'Accademia fino al 1551.

Le sue opere più famose sono I capricci del bottaio (1546), ragionamenti fra un bottaio e la propria anima (inserito nel primo indice dei libri proibiti) e La Circe (1549), dialogo fra Ulisse e i propri compagni trasformati in animali. Tra le tesi sostenute nelle sue opere vi sono quelle della discendenza diretta da Noè dei fondatori di Firenze, dovuta probabilmente all'influenza sul Gelli degli Antiquitatum variarum volumina XVII, un falso confezionato da Annio da Viterbo, e quella della superiorità della lingua fiorentina sulle altre.

Nel settembre 1553 fu nominato da Cosimo I lettore ordinario della Commedia presso l'Accademia Fiorentina e recitò, da qui fino all'anno della sua morte, nove letture dantesche, pubblicate con cadenza annuale, che ebbero grande influenza sugli interpreti di Dante durante tutto il Cinquecento fiorentino.

Morì il 24 luglio 1563, nella sua casa di via dei Fossi, e venne sepolto nella tomba di famiglia in Santa Maria Novella.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Lezioni pubblicate[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Gello sopra un luogo di Dante, nel XVI canto del Purgatorio della creazione dell'anima rationale, 1548
  • La prima lettione di Giovanbatista Gelli fatta da lui l'anno 1541, sopra un luogo di Dante nel XXVI capitol del Paradiso, 1549
  • Il Gello sopra un sonetto di M. Franc. Petrarca, 1549
  • Il Gello sopra que'due Sonetti del Petrarcha che Lodano il ritratto Della Sua M. Laura, 1549
  • Il Gello sopra Donna mi viene spesso nella mente di M. F. Petrarca, 1549
  • Tutte le lettioni di Giovanbatista Gelli, fatte da lui nell'Accademia Fiorentina, 1551
  • Letture sopra la Commedia di Dante, 1553-1563

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Delmo Maestri, Opere di Giovan Battista Gelli, UTET, 1976
  2. ^ Claudio Mutini, I dialoghi morali di Giambattista Gelli in "Storia generale della letteratura italiana - vol. V", Federico Motta Editore, 2004
  3. ^ Delmo Maestri, op. cit.
  4. ^ Delmo Maestri, op. cit.
  5. ^ Claudio Mutini, op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • F. Reina (a cura di), Delle opere di G. B. Gelli, Società tipografica de' classici italiani, 1804-1807.
  • B. Gamba, (a cura di), G. B. Gelli, La Circe, Venezia, Tip. d'Alvisopoli, 1825.
  • G. B. Gelli, La Circe e i Capricci del Bottaio, Milano, Silvestri, 1842.
  • A. Gelli (a cura di), Opere di G. B. Gelli, Firenze, Le Monnier, 1855.
  • C. Negroni (a cura di), G. B. Gelli, Lezioni petrarchesche, Bologna, Romagnoli, 1884.
  • C. Negroni (a cura di), Letture edite e inedite di Giovan Battista Gelli sopra la Commedia di Dante, Firenze, Bocca, 1887.
  • A. Fabre (a cura di), La Circe di G. B. Gelli, Torino, Tip. Salesiana, 1891.
  • M. Barbi, Trattatello dell'origine di Firenze di Giambattista Gelli (nozze Gigliotti-Michelagnoli), Firenze, Tip. Carnesecchi, 1894.
  • A. Ugolini, Le opere di Giambattista Gelli, Pisa, Tip. Mariotti, 1898.
  • C. Bonardi, Giovan Battista Gelli e le sue opere, Città di Castello, Tip. Lapi, 1899.
  • A. Ugolini (a cura di), G. B. Gelli, Scritti scelti, Milano, Vallardi, 1906.
  • U. Fresco, G. Battista Gelli. I Capricci del Bottaio, Udine, Tip. Del Bianco, 1906.
  • M. Bontempelli (a cura di), G. B. Gelli. La Circe e i Capricci del Bottaio, Istituto editoriale italiano, 1916.
  • I. Sanesi (a cura di),Opere di G. B. Gelli, Torino, UTET, 1952, ristampa 1968.
  • R. Tissoni (a cura di), G. B. Gelli, Dialoghi, Bari, Laterza, 1967.
  • A. Corona Alesina (a cura di), G. B. Gelli, Opere, Napoli, Fulvio Rossi, 1969.
  • A. Montù, Gelliana. Appunti per una fortuna francese di Giovan Battista Gelli, Torino, Bottega d'Erasmo, 1973.
  • D. Maestri (a cura di), Opere di Giovan Battista Gelli, Torino, UTET, 1976.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Renzo Negri, «GELLI, Giovan Battista», in Enciclopedia Dantesca, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1970.
  • Angela Piscini, «GELLI, Giovan Battista», in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 53, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000.

Controllo di autorità VIAF: 12380970 LCCN: n80060699

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