Economia dell'India

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Curva indicante la crescita del prodotto interno lordo indiano dal 1950 al 2010

L'economia dell'India è una delle maggiori al mondo, decima per prodotto interno lordo nominale, terza secondo la teoria della parità dei poteri di acquisto (PPP),[1] e una delle maggiormente in crescita.[2] È costituita da elementi intensamente diversificati, che spaziano dall'agricoltura di sussistenza ai settori industriali più avanzati. I settori trainanti, in particolare nell'esportazione, sono comunque quelli dei servizi e il terziario avanzato, anche se due terzi della popolazione indiana ricava ancora il proprio reddito direttamente o indirettamente dall'agricoltura.[2]

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

La storia dell'economia indiana può essere divisa in tre grandi periodi: quello precedente all'avvento della colonizzazione britannica; quello che, nel corso del XVII secolo, segna l'inizio del periodo coloniale e termina con l'indipendenza ottenuta nel 1947; il terzo periodo, infine, si estende dal 1947 all'epoca contemporanea e consiste nell'economia indiana moderna, favorita dall'indipendenza dal Regno Unito.[3][4] In epoca moderna, l'India è diventata una delle principali destinazioni per le multinazionali, le quali delocalizzano i servizi alla clientela occidentale, sfruttando i minori costi dei paesi a più basso reddito.

Per gran parte della sua storia come paese indipendente, l'India ha adottato un approccio economico di stampo socialista, con stretti controlli governativi sull'impresa privata, sul commercio estero e sugli investimenti provenienti da paesi stranieri.[3] A partire dai primi anni novanta del XX secolo, il paese ha adottato diverse riforme economiche, che hanno ridotto il controllo statale sugli investimenti e sul commercio con l'estero.[3] Tali riforme hanno inoltre introdotto politiche sul diritto d'autore e la proprietà privata simili ai paesi occidentali e diversi dalla concorrente economia cinese.[2] Le privatizzazioni delle aziende pubbliche e le aperture in certi settori economici ad attori privati o stranieri sono tuttavia oggetto di un dibattito politico, elemento che ne ha rallentato il decorso.[3]

Uno degli elementi caratterizzanti insiti nel sistema produttivo indiano è che una consistente parte della popolazione è in grado di esprimersi in lingua inglese e possiede un alto livello d'istruzione, in particolare nelle materie scientifiche.[2] Questi elevati standard educativi hanno anche determinato uno sviluppo delle industrie legate al software e alla progettazione industriale: a titolo d'esempio, nel 2007 il valore annuo delle esportazioni di software è stato di 10 miliardi di dollari.[2]

Nonostante i progressi, tuttavia, l'economia del paese corre su due binari paralleli, dovendo infatti affrontare rilevanti problemi di disparità sociale ed economica. Il principale è la povertà che, sebbene diminuita a partire dagli anni ottanta, ancora affligge una larga percentuale della popolazione.[2] Ad essa si collegano la notevole disuguaglianza economica, registrata in crescita - poiché il progresso ha favorito le caste appartenenti agli strati superiori della società che godono anche di un maggiore grado di istruzione - e le disparità tra regioni ricche e aree povere. Altri problemi derivano dall'inefficienza pubblica, come l'alto livello di corruzione, la lentezza della burocrazia, la carenza di infrastrutture e l'efficienza sanitaria solo parziale.[2]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ India, International Monetary Fund. URL consultato l'8 aprile 2014.
  2. ^ a b c d e f g Luca Spinelli, India, boom ICT tra miseria ed alta tecnologia, Punto Informatico, 16 marzo 2007
  3. ^ a b c d Jean-Joseph Boillot, L'economia dell'India, Il Mulino, 2007, ISBN 9788815116369
  4. ^ Stefano Chiarlone, L'economia dell'India, Carocci, 2008, ISBN 9788843046386

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