Codice (semiotica)

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In semiotica, il codice è un insieme di segni, noti o no, prevedibili o no, in cui possiamo distinguere due piani: il piano dei significanti, detto anche da Hjelmslev, "piano dell'espressione", e il piano dei significati, detto "piano del contenuto"; e due ordini di rapporti, quelli "interni" o formali propri del codice con le sue parti, ed "esterni" o materiali propri del codice e dei segni con le realizzazioni semiotiche particolari e i particolari utenti.

Il concetto di codice definisce quindi le caratteristiche che i segni devono necessariamente avere per essere compresi in suddetto codice. Per questo può applicarsi in tutti i sistemi di segni propriamente detti. Si potrebbe banalmente definire il codice come un insieme di istruzioni, che permette di riconoscere, produrre, alienare e indicare i segni, circoscrivendoli e analizzarli a seconda del sistema a cui fanno riferimento. Un codice infine è univoco, in quanto verte su argomenti specifici e perciò non è rimandabile ad altri codici.

Non si distingue in maniera netta dai codici di comportamento, ad esempio il codice nel diritto, dato che anche il processo di produzione e ricezione dei segni di una lingua è in fin dei conti regolato dalle norme che sono state stabilite in una società. Del resto, termini come codice della mafia possono essere interpretati sia come codice di comportamento che come regole che permettono di fare uso dei segni, come ad esempio nel gergo mafioso.