Coccyzus

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Coccyzus
Coccyzus melacoryphus.jpg
Coccyzus melacoryphus
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Ordine Cuculiformes
Famiglia Cuculidae
Sottofamiglia Cuculinae
Genere Coccyzus
Vieillot, 1816
Specie
  • vedi testo

Coccyzus Vieillot, 1816 è un genere di uccelli cuculiformi della famiglia Cuculidae[1].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Le specie appartenenti a Coccyzus sono cuculi di taglia variabile, dal piccolo cuculo delle mangrovie ai grandi cuculi lucertola. Hanno tutti corpi slanciati, lunghe code e forti zampe, e la maggior parte ha un sottocoda bianco.
Questi uccelli si nutrono di grossi insetti, come cicale, vespe e bruchi, e i più grandi cuculi lucertola anche di vertebrati, che come indica il nome sono soprattutto lucertole.
Diversamente dalle specie del Vecchio Mondo, questi cuculi costruiscono un nido proprio sugli alberi e vi depongono due o più uova. Alcune specie, come il cuculo beccogiallo e il cuculo becconero, possono però depositare un uovo nei nidi di altre specie, ma non sono parassiti di cova obbligati come il cuculo comune.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Il genere Coccyzus è distribuito in tutta l'America. Le specie che nidificano nel Nord America sono comunque grandi migratrici e passano l'inverno nell'America Centrale e Meridionale e alcune vengono osservate anche in Europa occidentale come uccelli di passo. Vivono in una gran varietà di zone boscose e nelle foreste di mangrovie.

Specie[modifica | modifica sorgente]

Il genere è suddiviso in 13 specie[1]:

Il cuculo nano (Coccycua pumila) e il cuculo cenerino (Coccycua cinerea) vengono talvolta inseriti in Coccyzus. Il gruppo dei cuculi lucertola viene talvolta inserito nel genere Saurothera, mentre il cuculo panciacastana e il cuculo pettobaio vengono inseriti nel genere Hyetornis.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Order Cuculiformes in IOC World Bird Names (ver 4.1), International Ornithologists’ Union, 2014. URL consultato il 25 maggio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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