Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio a Trevi

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Santi Vincenzo e Anastasio
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione Chiesa cattolica di rito romano
Diocesi Roma
Stile architettonico Barocco
Inizio costruzione 1644
Completamento 1650
Frontone della chiesa con lo stemma e il cappello del card. Mazarino
L'abside con l'iconostasi montata

La chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio è una chiesa di Roma, nel rione Trevi, posta in piazza Trevi, adiacente alla famosissima fontana settecentesca.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Questa chiesa conobbe nel corso della sua storia diverse denominazioni:

  • Sant’Anastasio de Trivio è il nome dell’antica chiesa medievale sulla quale venne poi costruita l’attuale chiese nel Seicento;
  • essa fu poi conosciuta col nome di Parrocchia pontificia per due motivi: primo perché il Palazzo del Quirinale, residenza del papa, era ubicato in zona; in secondo luogo perché nella chiesa si conservavano in appositi contenitori i precordi dei papi, ossia quelle parti interiori facilmente decomponibili che venivano asportati durante l’imbalsamazione cui erano sottoposti i pontefici (pratica interrotta da Pio X); per questo la chiesa fu definita dal Belli “un museo de corate e de ciorcelli”;
  • il nome popolare della chiesa fu invece quello di canneto, perché la facciata della chiesa, decorata da 18 colonne, la faceva assomigliare ad un canneto.

La chiesa dunque ha un’origine medievale. Essa viene annoverata fra le filiali di San Silvestro in Capite in una bolla di papa Giovanni XII del 962. È menzionata pure nei cataloghi del XV secolo. Dal XVI secolo in poi ha assunto la duplice denominazione dei Santi Vincenzo ed Anastasio.

L’odierna chiesa barocca fu costruita da Martino Longhi il Giovane tra il 1644 e il 1650 per il cardinale Giulio Mazzarino, il quale volle sulla facciata non solo il suo busto, ma anche quello di Ortensia Mancini, sua nipote, "protetta" di diversi regnanti europei dell'epoca. È l’unico caso in Roma della presenza di una laica nella facciata di una chiesa. Inoltre, sulla sommità della facciata, lo stemma del Cardinale committente è sostenuto da due fanciulle a petto nudo. E questo è ancor più raro per una chiesa a Roma[1].

Attualmente la chiesa fa parte del Fondo per gli Edifici di Culto (F.E.C.) dello Stato Italiano.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La facciata, su due ordini, è tra le più caratteristiche della Roma barocca per la forte concentrazione (da alcuni critici ritenuta persino eccessiva [2]) di colonne ed edicole verso la parte mediana del prospetto, al fine di sottolineare l'asse centrale del tempio secondo i dettami stabiliti dalla Controriforma.

L’interno si presenta ad una sola navata, con tre cappelle per lato. All’altare maggiore un dipinto di Francesco Pascucci con il Martirio dei santi Vincenzo e Anastasio.

Nella chiesa fu sepolto imbalsamato il grafico e incisore trasteverino Bartolomeo Pinelli (1835), ma senza monumento e lapide riconoscitiva, cosicché ancora oggi non è possibile ritrovare tracce della sua sepoltura. L'Istituto nazionale di studi romani pose nella chiesa una lapide, per memoria, nel 1933.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si legge in Francesco Cancellieri, Storia de' solenni possessi de' Sommi Pontefici, Roma 1802, a pag. 419, che la chiesa "è chiamata il Canneto di Martin Lungo per la quantità delle Colonne che stanno su la Facciata, nel mezzo di cui fra due Fame, che stanno con le Trombe, e che perciò dettero l'altro nome a questa Chiesa di Tempio della Fama, si vede il Busto della famosa Ortensia Mancini che, come narra St Evremond, […] sposò con dote di 20 milioni di lire il Nipote dei Card. Giulio Mazarino che fabbricò questa Chiesa."
  2. ^ C. Norberg - Schulz, Architettura Barocca, Martellago (Venezia), Electa, 1998, p. 177.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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