Cephalophus adersi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Cefalofo di Aders[1]
Immagine di Cephalophus adersi mancante
Stato di conservazione
Status iucn3.1 CR it.svg
Critico[2]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Artiodactyla
Famiglia Bovidae
Sottofamiglia Cephalophinae
Genere Cephalophus
Specie C. adersi
Nomenclatura binomiale
Cephalophus adersi
Thomas, 1918

Il cefalofo di Aders (Cephalophus adersi Thomas, 1918), noto anche come Nunga in swahili, Kunga marara in kipokomo e Harake in giriama, è un rarissimo cefalofo di foresta dalle piccole dimensioni diffuso solamente a Zanzibar e in una piccola enclave costiera del Kenya. In passato era considerato una sottospecie del cefalofo rosso, del cefalofo di Harvey o di quello di Peters.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Oltre a essere la più rara e minacciata specie di cefalofo dell'intera Africa[3][4], il minuto cefalofo di Aders è anche una tra le più piccole e caratteristiche, essendo facilmente riconoscibile dalla larga banda bianca che attraversa il posteriore[3][5][4][6][7]. Misura 66-72 cm di lunghezza, 30-32 cm di altezza al garrese, ha una coda di 9-12 cm e pesa 6,5-12 kg. Come negli altri cefalofi, la forma del suo corpo è adatta per muoversi con faciltà tra il fitto sottobosco, essendo piccola e tozza, con grandi quarti posteriori, dorso arcuato, zampe relativamente brevi e zoccoli appuntiti e larghi[3][8][9]. Il manto è morbido, sericeo e di colore rosso-fulvo; sul collo si fa leggermente più grigiastro, mentre sulle zampe sono presenti delle «lentiggini» bianche. La banda bianca che attraversa il posteriore si fonde con la colorazione chiara del ventre, e appena al di sopra di ogni zoccolo vi è una macchia bianca e nera[3][5][4][6][7]. La coda è relativamente breve e termina con un ciuffo di peli bianchi[9].

Maschi e femmine presentano dimensioni e aspetto simili[3][7][9], ed entrambi possiedono brevi corna rivolte all'indietro, leggermente più lunghe nei maschi, dove raggiungono i 6 cm di lunghezza[5][4][6][8][9]. Sulla sommità del capo è presente una cresta di peli rossastri[5][4][6], mentre il muso è appuntito, con naso schiacciato, bocca larga e grandi ghiandole «preorbitali» simili a fessure davanti agli occhi[6][9].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Il cefalofo di Aders è diffuso solamente sull'isola di Zanzibar, al largo delle coste della Tanzania, e in piccole aree della costa del Kenya[2][3][6][8][10]. In passato, in quest'ultimo Paese, la specie era molto diffusa lungo la costa a nord di Mombasa, fin quasi al confine con la Somalia[5], ma attualmente è confinata alla Foresta di Arabuko-Sokoke e alla Riserva Nazionale della Foresta di Dodori[2][10][11][12]. Forse in precedenza si trovava anche sulle isole di Fundo e Funzi, al largo delle coste di Pemba (Tanzania), ma attualmente è scomparsa da entrambe[2][7]. Nel 2000, un piccolo numero di esemplari è stato trasferito sull'isola di Chumbe, al largo delle coste di Zanzibar[2][4][7].

A Zanzibar, il cefalofo di Aders vive all'interno dei fitti e indisturbati boschetti costieri che si sviluppano sui terreni aridi e rocciosi di roccia corallina noti come coral rag[2][6][7][10][12]. Nella Foresta di Arabuko-Sokoke, la specie si incontra soprattutto nei boschetti e nelle macchie costiere di alberi di Cynometra[2][6][12].

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Il cefalofo di Aders è attivo prevalentemente durante il giorno; si nutre di una vasta gamma di foglie, semi, germogli e frutti, e spesso segue i branchi di scimmie per trarre beneficio dai frutti che esse lasciano cadere dalla volta della foresta[2][6][7][10]. Alcuni cefalofi catturano anche insetti e piccoli vertebrati[3][8][9], ma non è stato accertato se anche quello di Aders faccia lo stesso. Le boscaglie e i coral rag in cui abita questo animale sono spesso aridi e privi di acqua, e il cefalofo di Aders sembra essere in grado di sopravvivere per lunghi periodi senza bere[5].

Generalmente i cefalofi di Aders vivono da soli o in coppia, occupando un piccolo territorio che viene marcato con le secrezioni delle grandi ghiandole preorbitali e con cumuli di escrementi[2][3][6][7][8][10]. L'accoppiamento può avvenire in ogni periodo dell'anno[6][10] e la femmina dà alla luce un unico piccolo che rimane nascosto tra la vegetazione per le prime settimane di vita[3]. Tuttavia, conosciamo molto poco sulle abitudini riproduttive di questa specie[2][6][7]. Il cefalofo di Aders è molto timido, attento e sensibile ai rumori[6], e probabilmente, come gli altri cefalofi, si tuffa nel folto della foresta quando viene disturbato, comportamento dal quale deriva il nome afrikaans di duiker, «tuffatori», attribuito a questo gruppo di piccole antilopi[3][6][8][9].

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

Sembra che nel corso degli ultimi decenni questo raro cefalofo abbia subito un netto declino, dato che sulla sola Zanzibar la sua popolazione è passata dai circa 5000 esemplari del 1982 agli appena 640 del 1999. La specie è attualmente ristretta a poche chiazze di foresta nel sud e nell'est dell'isola, dove forse ne sopravvivono meno di 300 capi[2][4][7]. Il declino di questa specie, che continua tuttora, è dovuto principalmente alla perdita dell'habitat, a causa del disboscamento illegale e dell'avanzare dell'agricoltura, e alla caccia illegale per la carne e la pelle[2][4][6][7][10][12]. La deforestazione e il degrado delle aree forestali hanno portato a una grave frammentazione dell'habitat del cefalofo, ma sfortunatamente la raccolta di legna da ardere rimane una delle poche fonti di entrata per molte persone che vivono in prossimità delle foreste[2]. Un'altra minaccia per la specie è costituita dalla presenza di cani randagi, che si ritiene abbiano sterminato una popolazione di cefalofi introdotta sull'isola di Funzi[6].

Si ritiene che la popolazione di cefalofi di Aders presente ad Arabuko-Sokoke (Kenya) sia perfino più prossima all'estinzione, dato che in questa foresta vengono ancora praticate attività venatorie, e recenti sopralluoghi lasciano indicare che sia costituita solo da pochissimi individui. Questa zona comprende una delle più vaste estensioni di foresta di pianura rimaste lungo la costa dell'Africa orientale, ma rimane pur sempre minacciata dai disboscamenti illegali e dalla rapida espansione demografica della popolazione umana presente nelle sue vicinanze[2][10][12].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Cephalophus adersi in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n (EN) Finnie, D. 2008, Cephalophus adersi in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  3. ^ a b c d e f g h i j Macdonald, D.W. (2006) The Encyclopedia of Mammals. Oxford University Press, Oxford.
  4. ^ a b c d e f g h African Conservation Foundation: East, R., 19th April 2006. Status of Aders’ Duiker: Going, Going… (February, 2010)
  5. ^ a b c d e f Kingdon, J. (1988) East African Mammals: An Atlas of Evolution in Africa. Volume 3, Part C: Bovids. University of Chicago Press, Chicago.
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Ultimate Ungulate (February, 2010)
  7. ^ a b c d e f g h i j k Finnie, D. (2002) Ader’s Duiker (Cephalophus adersi) Species Recovery Plan (Revised). Forestry Technical Paper No. 124. DCCFF, Zanzibar.
  8. ^ a b c d e f Nowak, R.M. (1991) Walker's Mammals of the World. The Johns Hopkins University Press, Baltimore and London.
  9. ^ a b c d e f g Estes, R.D. (1992) The Behavior Guide To African Mammals: Including Hoofed Mammals, Carnivores, Primates. University of California Press, Berkeley, California.
  10. ^ a b c d e f g h East, R. (1988) Antelopes: Global Survey and Regional Action Plans: Part 1. East and Northeast Africa. IUCN/SSC Antelope Specialist Group, IUCN, Gland, Switzerland.
  11. ^ Zoological Society of London: New hope for endangered antelope - ZSL discovers rare antelope at new site in Kenya. Press release, Monday 17th May 2004 (February, 2010)
  12. ^ a b c d e East, R. (1999) African Antelope Database 1998. IUCN/SSC Antelope Specialist Group, IUCN, Gland, Switzerland and Cambridge, UK.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


mammiferi Portale Mammiferi: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mammiferi