Cattedrale di San Sabino

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Coordinate: 41°07′42.64″N 16°52′06.17″E / 41.12851°N 16.86838°E41.12851; 16.86838

Cattedrale metropolitana di San Sabino
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Puglia Puglia
Località CoA Città di Bari.svg Bari
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Sabino di Canosa
Diocesi Arcidiocesi di Bari-Bitonto
Consacrazione 1292
Stile architettonico romanico pugliese
Inizio costruzione XII secolo
Completamento 1292

La cattedrale metropolitana di San Sabino è la cattedrale di Bari, in Puglia, sede vescovile dell'arcidiocesi cattolica di Bari-Bitonto.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Sorta tra il XII e il XIII secolo, probabilmente verso l'ultimo trentennio del millecento, su un più antico luogo di culto, ossia le rovine del duomo bizantino distrutto da Gugliemo I detto il Malo (1156); a destra del transetto è possibile osservare tracce del pavimento originario che si estende sotto la navata centrale.

La presenza della diocesi barese risale infatti quanto meno al V secolo, quando è attestata la partecipazione del vescovo Concordio al Concilio Romano del 465. L'antica chiesa episcopale è databile perlomeno al VI secolo. Sotto la navata centrale si trovano i resti di una antica chiesa, risalente ad un periodo precedente al primo millennio. Questa è strutturata in un ambiente a tre navate, con pilastri quadrati, volte a crociera costruite con blocchi di pietra posti a spina di pesce. Inoltre sono state trovate fondazioni che indicano la presenza di un edificio absidato il cui asse doveva essere disposto leggermente obliquo rispetto a quello dell'attuale cattedrale. Su uno dei mosaici pavimentali un'iscrizione in cui compare il nome del vescovo Andrea (758-761) fa pensare che si trattasse della prima cattedrale distrutta nell'IX-X secolo. Al posto di questa chiesa sorge la cripta della cattedrale attuale, l'episcopio di Santa Maria, che probabilmente è l'edificio in questione. Nella prima metà dell'XI secolo l'arcivescovo Bisanzio (1025-1035) fece costruire una nuova chiesa terminata poi dai successori Nicola I (1035-1061) e Andrea II (1061-1068), suoi successori. Questa chiesa fu poi distrutta da Guglielmo il Malo, durante la distruzione dell'intera città (fu risparmiata solo la basilica di San Nicola) che egli compì nel 1156.

Scorcio dell'esterno

L'arcivescovo Rainaldo alla fine del XII secolo iniziò la ricostruzione dell'edificio. Nella cripta sono conservate le reliquie di san Sabino, vescovo di Canosa, nell'altare maggiore. Trasportato il busto argenteo di san Sabino nell'archivio capitolare, oggi è venerata l'icona della Madonna Odegitria secondo la tradizione giunta dall'Oriente nel VIII secolo, ma in realtà più tarda.

Nelle absidi minori vi sono due sarcofagi: uno contiene le reliquie di santa Colomba, di recente restaurate, e l'altro reliquiari vari. Nella sagrestia di destra è collocato un altare con un dipinto raffigurante, probabilmente, san Mauro, ritenuto primo vescovo di Bari. L'attuale Cattedrale è quindi il risultato di lavori iniziati subito dopo la distruzione operata da Guglielmo il Malo. Per l'opera furono usati materiali provenienti dalla chiesa precedente e da altri edifici distrutti. Consacrata il 4 ottobre 1292, la chiesa si rifà allo stile della Basilica di San Nicola. L'edificio ha poi subito una serie di rifacimenti, demolizioni ed aggiunte a partire dal XVIII secolo. Durante il XVIII secolo la facciata, l'interno delle navate, l'interno della Trulla (l'antico battistero del XII secolo, oggi sacrestia) e la cripta furono rifatte in forme barocche su progetto di Domenico Antonio Vaccaro. L'arredo interno fu invece riportato alle antiche fattezze romaniche negli anni cinquanta del XX secolo.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Arte e architettura[modifica | modifica sorgente]

L'interno

Tipologicamente, si tratta di un importante esempio di romanico pugliese. La semplice facciata è tripartita da lesene e coronata da architetti: i tre portali risalgono al XI secolo, ma sono stati rimaneggiati nel XVIII. La parte superiore è ornata da monofore, una bifora e un rosone, la cui ghiera è affollata di mostri ed esseri fantastici.

Sui fianchi si aprono profonde arcate sulle quali corrono gallerie esafore (rifatte); all'incrocio dei bracci sorge la cupola, poligonale all'esterno, dal mirabile fregio. Degne di nota sono le due testate del transetto, ornate di rosoni e bifore, come la parte absidale a parete continua, nella quale si apre un superbo finestrone. Sul fianco sinistro sorge la grande costruzione cilindrica della trulla (antico battistero trasformato in sacrestia nel XVII secolo) e appoggiato al transetto. Poco lontano si erge il campanile con finestre e un'alta cuspide, rifatto con pietre simili alle originali. Sotto un elaborato tiburio, la calotta della cupola presenta chiari motivi moreschi.

La cripta

Internamente la chiesa, che è stata spogliata di tutte le strutture barocche, si presenta nella sua nuda solennità. Le tre navate sono separate da due teorie di otto colonne ciascuna. I finti matronei e le ampie trifore scandiscono armonicamente lo spazio, che si chiude con il transetto sopraelevato, l'alta cupola e tre absidi, di cui maestosa è quella centrale. Nella navata mediana il pulpito è ricomposto con frammenti originari del XI e XIII secolo, come lo sono pure il ciborio dell'altare e la cattedra episcopale nel presbiterio, cinto da plutei duecenteschi. Nell'abside sinistra esistono tracce di affreschi del Duecento. Sotto il transetto si estende la cripta, trasformata nel Settecento. Vi si conserva la tavola bizantineggiante della Vergine Odegitria, patrona principale della città insieme a san Nicola. Oltre ad accogliere le spoglie di san Sabino,Titolare della Cattedrale, la chiesa dà ospitalità alle reliquie di santa Colomba, completamente restaurate nel 2005.

Nel palazzo della Curia, adiacente la cattedrale, ha sede il museo diocesano, che custodisce l'Exultet, ossia una preziosa pergamena d'ispirazione bizantina, finemente miniata, anteriore al 1050. Le immagini sono capovolte rispetto al testo e quindi rispetto al sacerdote che lo leggeva. In questo modo i fedeli, quando il celebrante srotolava la preghiera pasquale, potevano guardare i sacri disegni. Tra l'altro anche chi non conosceva il latino poteva avere un'idea immediata del racconto.

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

Nel braccio sinistro del transetto si trova l'organo a canne della cattedrale, costruito dai fratelli Ruffatti e restaurato ed ampliato nel 2005 da Gustavo Zanin. Lo strumento è a trasmissione elettronica ed ha tre tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32. La sua disposizione fonica è la seguente:

Prima tastiera - Positivo Eco
Principale 16'
Principale 8'
Dulciana 8'
Flauto 8'
Ottava 4'
Ripieno 6 file
Tromba 8'
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Ottava 4'
Quinta 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Terza 1.3/5'
Mistura 4 file
Bordone 16'
Flauto 8'
Viola da Gamba 8'
Flauto 4'
Fagotto 16'
Oboe 8'
Chiarina 4'
Terza tastiera - Espressivo
Bordone 16'
Principalino 8'
Bordone 8'
Viola da Gamba 8'
Flauto a Camino 4'
Ottava Dolce 4'
Nazardo 2.2/3'
Silvestre 2'
Ripieno 5 file
Oboe 8'
Coro Viole 8'
Pedale
Contrabbasso 16'
Bordone 16'
Basso 8'
Subbasso 16'
Principale 16'
Bordone 8'
Ottava 4'
Ottava 2'
Fagotto 16'
Oboe 8'
Chiarina 4'

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gaetano Barracane e Gerardo Cioffari. Le chiese di Bari antica. Bari, Mario Adda Editore, 1989.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]