Battaglia di Cabo de Santa Maria

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Battaglia di Cabo de Santa Maria
La battaglia di Cabo de Santa MAria, dipinto di Francis Sartorius
La battaglia di Cabo de Santa MAria, dipinto di Francis Sartorius
Data 5 ottobre 1804
Luogo Al largo di Cabo de Santa Maria
Esito Vittoria britannica
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
4 fregate 4 fregate
Perdite
1 fregata distrutta, 3 catturate, 269 morti, 80 feriti, 600 prigionieri 2 morti e 7 feriti
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La battaglia di Cabo de Santa Maria (nota anche come azione del 5 ottobre 1804 o, in spagnolo, Batalla del Cabo de Santa María) fu una battaglia navale che si svolse al largo delle coste portoghesi, nella quale uno squadrone britannico comandato dal commodoro Graham Moore attaccò lo squadrone spagnolo del generale José de Bustamante y Guerra, in tempo di pace, senza dichiarazione di guerra tra Regno Unito e Spagna.

Contesto[modifica | modifica sorgente]

Secondo i termini di un accordo segreto, la Spagna avrebbe pagato 72 milioni di franchi ogni anno alla Francia finché non avesse dichiarato guerra alla Gran Bretagna. I britannici sapevano di questo accordo, e sapevano che probabilmente la Spagna avrebbe dichiarato guerra subito dopo l'arrivo delle navi tesoriere. Dato che i britannici sapevano che per legge le navi potevano approdare solo a Cadice, oltre a luogo e data approssimativa di partenza dal Sudamerica, non fu difficile posizionare uno squadrone per intercettarle.

Bustamante era salpato da Montevideo il 9 agosto 1804 con quattro fregate cariche di oro e argento. Il 22 settembre il viceammiraglio Cuthbert Collingwood ordinò al capitano Graham Moore, al comando della HMS Indefatigable, di intercettare e bloccare le navi spagnole, se possibile senza scontro a fuoco.

La nave di Moore giunse al largo di Cadice il 29 settembre, ed a lei si unì il 2 ottobre la HMS Lively, ed il giorno seguente la HMS Medusa e la HMS Amphion. Assieme pattugliavano i dintorni di Cadice.

Battaglia[modifica | modifica sorgente]

All'alba del 5 ottobre le fregate spagnole avvistarono la costa portoghese. Alle 7:00 videro le navi britanniche. Bustamante ordinò alle sue navi di disporsi in linea di battaglia, e in un'ora gli inglesi furono schierati sopravento agli spagnoli ed a portata di tiro.

Moore, commodoro britannico, mandò il tenente Ascott dalla nave ammiraglia spagnola Medea per spiegargli gli ordini ricevuti. Bustamante ovviamente si rifiutò di arrendersi e, impaziente per il ritardo, alle 10:00 Moore ordinò di sparare un colpo oltre la Medea. Quasi immediatamente partì uno scambio di colpi. In 10 minuti il magazzino della Mercedes esplose distruggendo la nave ed uccidendo tutti i 200 dei 240 uomini dell'equipaggio. Dopo mezz'ora la Santa Clara e la Medea si erano arrese, e la Fama cercò di fuggire, con la Medusa all'inseguimento. Moore ordinò alla più veloce Lively di iniziare l'inseguimento, e la Fama fu bloccata poche ore dopo.[1] Le tre fregate furono portate prima a Gibilterra e poi a Gosport, in Inghilterra.

Esito[modifica | modifica sorgente]

La Spagna dichiarò guerra alla Gran Bretagna il 14 dicembre 1804, subendo una catastrofica sconfitta meno di un anno dopo nella battaglia di Trafalgar dell'ottobre 1805. Napoleone Bonaparte, autoincoronatosi imperatore il 2 dicembre, si alleò con la Spagna contro i britannici.

In pratica lo scontro dei britannici con le quattro fregate della Real Armada rappresentò la fine della Spagna borbonica e delle regolari spedizioni tra Nuovo e Vecchio mondo. Lo squadrone a cui apparteneva la Mercedes fu l'ultimo a trasportare lingotti dal Nuovo Mondo alla corte spagnola.

Secondo i termini del Cruizers and Convoys Act del 1708, le navi catturate in mare erano "Diritto della Corona" e diventavano proprietà di chi le aveva catturate, che riceveva il valore della nave e del carico come premio. Dato che tecnicamente Spagna e Gran Bretagna non erano in guerra al momento dello scontro, la corte dell'ammiragliato decise che le navi erano "Diritto dell'Ammiragliato", e che tutti i soldi gli appartenevano. Le quattro navi spagnole trasportavano in tutto 4 286 508 real da 8 in monete d'argento e oro, oltre a 150 000 lingotti d'oro, 75 sacchi di lana, 1666 barre di stagno, 571 pezzi di rame, pelli ed olio di foca, anche se 1,2 milioni di argento, metà del rame e un quarto dello stagno affondarono con la Mercedes. Il tutto fu stimato in 900 000 sterline (che rivalutato con l'inflazione nel 2013 varrebbe 67 058 000 sterline). Dopo la causa legale un pagamento ex gratia fu fatto per l'ammontare di 160 000 sterline,[2] di cui i quattro capitani ricevettero 15000 sterline l'uno (circa 1 118 000 sterline rivalutate al 2013).

La Medea fu integrata nella Royal Navy col nome di HMS Iphigenia (ed in seguito divenne la HMS Imperieuse), la Santa Clara divenne la HMS Leocadia e la Fama fu rinominata HMS Fama.

Nel marzo 2007 la compagnia della Florida Odyssey Marine Exploration recuperò 17 tonnellate di oro e argento dalla Mercedes, sostenendo che fosse stata rinvenuta in acque internazionali e quindi libera. Il governo spagnolo accusò la Odyssey di essere "pirati del XXI secolo", e nel maggio 2007 iniziò un'azione legale sostenendo che il naufragio era protetto da un'"immunità sovrana" che impediva l'esplorazione commerciale non autorizzata di vascelli di proprietà dello stato. Nel giugno 2009 la corte federale di Tampa dichiarò colpevole la Odyssey, ed ordinò che il tesoro fosse riconsegnato alla Spagna come poi fu fatto il 25 febbraio 2012.[3]

Ordine di battaglia[modifica | modifica sorgente]

Spagna[modifica | modifica sorgente]

  • Medea (40 cannoni), nave ammiraglia, comandata dal capitano Francisco de Piedrola y Verdugo
  • Fama (34 cannoni), capitano Miguel Zapiain y Valladares
  • Mercedes (36 cannoni), capitano Jose Manuel De Goicoa y Labart
  • Santa Clara (34 cannoni), capitano Aleson y Bueno

Gran Bretagna[modifica | modifica sorgente]

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ London Gazette: no. 15747. pp. 1309–1310. 20 ottobre 1804.
  2. ^ London Gazette: no. 15861. p. 1402. 9 novembre 1805.
  3. ^ Fiona Govan, Treasure hunters ordered to pay Spain £350m for gold coins in The Daily Telegraph (Londra), TMG, 4 giugno 2009, ISSN 0307-1235, OCLC 49632006. URL consultato il 18 aprile 2011.
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