Assedio di Ma'arrat al-Nu'man

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Assedio di Marra
parte della Prima Crociata
I crociati mentre sventrano dei corpi
I crociati mentre sventrano dei corpi
Data novembre - 12 dicembre 1098
Luogo Ma‘arrat al-Nu'mān (Marra)
Esito Vittoria dei Crociati
Schieramenti
Comandanti
Blason sicile famille Hauteville.svg Boemondo di Taranto
Armoiries Provence.svg Raimondo di Tolosa
Capo della milizia locale
Effettivi
Ignote Guarnigione locale e milizia
Perdite
Ignote Non precisate, non più di 10.000 probabilmente
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L'assedio di Marra ebbe luogo nella città di Ma‘arrat al-Nu'mān, allora conosciuta come Marra, attualmente in Siria, nel 1098 durante la Prima Crociata. Si tratta di un episodio minore del conflitto, noto più che altro per le accuse di cannibalismo rivolte contro i crociati.

Premessa[modifica | modifica sorgente]

Dopo che i crociati, guidati da Raimondo IV di Tolosa e da Boemondo di Taranto ebbero conquistata Antiochia, iniziarono a invadere le terre circostanti.

Nel luglio[senza fonte] del 1098, Raimondo Pilet, un cavaliere dell'esercito di Raimondo di Tolosa, condusse una spedizione nelle terre circostanti Antiochia che terminò a Ma‘arrat al-Nu'mān, dove si erano concentrate numerose forze turche provenienti da varie città circostanti tra cui Aleppo. Raimondo Pilet e i suoi cavalieri scacciarono la guarnigione turca e occuparono la città, ma la scarsità di riserve d'acqua li convinse ad abbandonare la città per la fortezza di Talamania[1].

L'assedio[modifica | modifica sorgente]

Nel mese di novembre Raimondo di Tolosa e Boemondo di Taranto, risolta una disputa tra loro, si decisero a muovere verso sud. Quando giunsero a Marra, dove si erano rifugiati saraceni e arabi dai territori circostanti, misero sotto assedio la città[1]. Era la fine del mese di novembre[1].

All'inizio di dicembre, una volta vinta la resistenza degli assediati, i crociati trucidarono una parte della popolazione della città, mentre ridussero in schiavitù la parte rimanente. Non ci sono dati certi sull'episodio: il cronachista Ibn al-Athir, nato il secolo successivo, riporta che furono uccise 100.000 persone in tre giorni, a cui si sarebbero aggiunti molti prigionieri, cifra però completamente sproporzionata rispetto alla reale popolazione della cittadina, stimabile in meno di 10.000 residenti.[2]

Nel frattempo scoppiò una disputa tra Boemondo e Tancredi; il primo si proclamò principe di Antiochia e, stabilitosi nel suo nuovo feudo, si rifiutò di continuare la crociata, mentre il secondo, fedele all'impegno preso, continuò la marcia verso Gerusalemme[3].

Le accuse di cannibalismo[modifica | modifica sorgente]

L'episodio è ricordato non per la sua importanza militare e strategica, infatti si trattò dell'assedio di un centro di scarsa rilevanza, ma per le accuse di cannibalismo che vennero lanciate contro i crociati.

L'episodio è riportato da Rodolfo di Caen, che partecipò all'assedio di Ma‘arrat al-Nu'mān al seguito dei Normanni di Puglia, nelle sue Gesta Tancredi e da Alberto di Aquisgrana, un cronachista francese del XII secolo, che probabilmente si basò sul lavoro di Rodolfo nel riportare tale episodio. Secondo il resoconto di Rodolfo, un'improvvisa e incessante pioggia allagò le riserve di grano e di pane dei crociati, facendole rapidamente marcire. Per questo fatto l'accampamento cristiano sarebbe stato colpito da carestia[3]. A questo punto del racconto Rodolfo riporta con toni da Grand Guignol, sottolineando la vergogna provata nell'apprendere tale fatto[4], le testimonianze di crociati che affermavano di essersi cibati dei cadaveri dei pagani e di cani[3]. La testimonianza comunque è per sentito dire[5] e molti storiografi e cronachisti contemporanei non la tramandarono. Guiberto di Nogent e Roberto il Monaco ricordano che i crociati sventrarono cadaveri alla ricerca di monete d'oro od altri preziosi, che venivano ingoiati dai proprietari allo scopo di sottrarli alla razzia, ma non citano episodi di cannibalismo.[6][7] Nemmeno il cronachista musulmano Ibn Al-Athir fa riferimento a episodi di cannibalismo[8].

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Veri o meno che siano, gli episodi di cannibalismo hanno avuto molto risalto in Medio Oriente in chiave anti-crociate, mentre nella storiografia occidentale moderna questo episodio sembra trovare poca credibilità. Autori arabi, quali il giornalista cristiano-libanese[9] Amin Maalouf, riportano il fatto che la pratica fosse stata giustificata dalla carestia successiva all'assedio e alla conquista della città, ma, citando il comportamento di bande di Tafur che avrebbero inneggiato al "mangiare la carne dei saraceni", ipotizza che tali episodi potessero anche essere attribuiti al fanatismo di parte dei crociati. Lo stesso Maalouf a commento del fatto, fa presente come in opere, anche europee, precedenti al XIX secolo, la vicenda fosse sovente citata e le versioni fossero concordanti con le cronache franche stilate al tempo, mentre dal secolo successivo la questione venisse ignorata o appena accennata, ipotizzando che questa censura sia avvenuta nell'ottica di una rivisitazione in chiave "civilizzatrice" delle crociate.[10] Tuttavia lo storico medievalista americano James A. Brundage definì il lavoro di Maalouf con queste parole: Il resoconto di Maaoluf è giornalistico anche nel senso peggiore del termine. La sua storia è superficiale, aneddotica e ultra-semplificata. L'autore impiega il suo stile a scopo melodrammatico, a spese dell'accuratezza. Egli continua a raccontarci fatti che né lui né nessun altro conosce.[11]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Carol Sweetenham. "Robert The Monk's History Of The First Crusade: Historia Iherosolimitana". Ashgate Publishing, 2005. ISBN 978-0-7546-5862-7
  2. ^ Amin Maalouf. Le Crociate viste dagli arabi. SEI, 1993. ISBN 0-8052-0898-4, pag 54
  3. ^ a b c Rodolfo di Caen, Gesta Tancredi in expeditione Hierosolymitana, cap. XCVI e XCVII
  4. ^ ibidem, Pudet referre quod audierim, quodque didicerim ab ipsis pudoris auctoribus.
  5. ^ ibidem, Audivi namque qui dicerint[...]
  6. ^ Guiberto di Nogent, Gesta Dei per Francos
  7. ^ Robertus Monacus, Historia Iherosolimitana
  8. ^ Di ʻIzz al-Dīn Ibn al-Athīr, tradotto da Donald Sidney Richards. The Chronicle of Ibn Al-Athīr for the Crusading Period from Al-Kāmil Fīʾl-taʾrīkh. 2006, Ashgate Publishing Ltd. ISBN 0-7546-4077-9 [1]
  9. ^ MAALOUF Ne' contro Dio ne' contro Allah, articolo de "Il Corriere della Sera", del 30 gennaio 1998
  10. ^ Amin Maalouf. Le Crociate viste dagli arabi. SEI, 1993. ISBN 0-8052-0898-4, pag 55/56 e 294/295
  11. ^ James A. Brundage. Journal of Near Eastern Studies, Vol. 47, N. 2 (Apr. 1988), pp. 149-150. Chicago, The University of Chicago Press, 1988.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Thomas Asbridge, The First Crusade: A New History, Oxford University Press, 2004.
  • (FR) Claude Lebedel, Les Croisades, Origines et consequences, Rennes, Ouest-France, 2004, ISBN : 9782737326103.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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