Aruncus dioicus
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| Classificazione Cronquist | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Plantae |
| Superdivisione | Spermatophyta |
| Divisione | Magnoliophyta |
| Classe | Magnoliopsida |
| Sottoclasse | Rosidae |
| Ordine | Rosales |
| Famiglia | Rosaceae |
| Genere | Aruncus |
| Specie | A. dioicus |
| Classificazione APG | |
| Regno | Plantae |
| (clade) | Eudicotiledoni |
| (clade) | Rosidi |
| (clade) | Eurosidi I |
| Ordine | Rosales |
| Famiglia | Roseceae |
| Nomenclatura binomiale | |
| Aruncus dioicus (Walter) Fernald |
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| Sinonimi | |
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Aruncus sylvestris Kostel. |
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| Nomi comuni | |
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(vedi testo) |
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Barba di capra (nome scientifico Aruncus dioicus (Walter) Fernald) è una robusta pianta erbacea, perenne, fogliosa, alta fino 2 m. con fiori profumati, appartenente alla famiglia delle Rosaceae.
Indice |
Sistematica [modifica]
Il genere Aruncus comprende pochissime specie e in Italia è presente praticamente solo con la specie A. dioicus.
La pianta è conosciuta abbastanza bene in quasi tutte le regioni italiane per le sue qualità mangerecce per cui tanti sono i nomi volgari; eccone alcuni: Barba di capra, Barba di Giove, Asparago di monte (Sparesine di montagna), Coda di volpe, Bambe rosse, Erba canona, Asparago di bosco (Sparesi di bosco), Rosa di S. Giovanni.
Etimologia [modifica]
Inizialmente il genere di queste piante fu chiamato da Linneo Spirea; mentre il termine Aruncus veniva usato per il nome specifico. In seguito, su proposta di Adanson (Michel Adanson, 1727-1806), i nomi furono cambiati come li conosciamo ora. Per questo tale pianta in certi trattati si presenta ancora con la vecchia terminologia (vedi i sinonimi della tabella a destra).
Morfologia [modifica]
La forma biologica della pianta è emicriptofita scaposa (H scap): è una pianta perennante per mezzo di gemme situate sul suolo (emicriptofita); l'asse fiorale è perlopiù lungo, ma spesso poco ramificato e scarso di foglie (scaposo).
Radici [modifica]
Le radici si generano secondariamente dal rizoma.
Fusto [modifica]
- Parte ipogea: tipo rizoma, legnoso e con squame brune.
- Parte epigea: eretto e poco ramificato (semplice).
Foglie [modifica]
Le foglie sono molto lunghe (fino a 1 m), decisamente picciolate e di tipo composto . Ogni foglia principale infatti è composta da gruppi di foglie pennatosette i cui segmenti finali (foglioline) sono lanceolati e lungamente acuminati (dimensione massima 5-8 cm). Questo tipo di foglia è chiamata anche tripennatosetta in quanto i lobi sono suddivisi tre volte.
La lamina fogliare è seghettata. Alla base del picciolo possono essere presenti delle stipole.
Infiorescenza [modifica]
L'infiorescenza è grande e del tipo a pannocchia terminale, eretta di tipo complesso (lunghezza: 2-3 dm) con molti fiori regolari a grappoli penduli ( racemo terminale compatto). I rami fiorali terminali sono patenti.
Fiori [modifica]
I fiori sono bianco - crema, piccoli (pochi millimetri), dialipetali e attinomorfi. Il calice è semplice: i sepali sono acuti (lunghezza 0,5 mm) mentre i petali sono ovati e lunghi 1-2 mm.
La pianta è dioica per cui i fiori degli individui maschili hanno più di 20 stami molto sporgenti (3 mm) con antere scure; i fiori degli individui femminili hanno l'ovario semi-infero e 3 carpelli, ma presentano pure brevi stami rudimentali.
Fioritura: da giugno a luglio.
Impollinazione tramite insetti, ma anche tramite il vento.
Frutti [modifica]
I frutti sono piccoli follicoli penduli (3 per ogni fiore formati dai 3 carpelli) ad apertura a scatto e sono glabri. La propagazione avviene per semi di facile germinatura.
Distribuzione e habitat [modifica]
La nostra pianta è considerata come geoelemento circumborale, quindi è distribuita in quasi tutta l'Europa, Asia settentrionale e orientale e America settentrionale. In Italia è comune sulle Alpi e Appennino (anche quello centrale) e si trova nei boschi umido-freschi submontani (in preferenza di latifoglie) o ai suoi margini (forre umide), e in zone di cespuglieti non troppo soleggiate. Preferisce i terreni calcari.
Non è stata segnalata nella parte meridionale della nostra Penisola, mentre in pianura presenta una distribuzione discontinua (è considerata pianta rara). Altitudine: 500 - 1500 m s.l.m..
Usi [modifica]
Farmacia [modifica]
Proprietà medicinali (secondo la medicina popolare): antipiretica, febbrifughe, toniche, espettoranti, ed astringenti.
Cucina [modifica]
Alcune parti della pianta possono essere consumate come gli asparagi. In particolare i giovani germogli primaverili (quelli rossastri che si trovano alla base della radice) se raccolti in tempo (aprile) sono particolarmente indicati per frittate o per essere conservati sott'olio.
Attenzione : nel periodo estivo la pianta produce delle sostanze tipo glucosidi cianogenetici e quindi non è più commestibile.
Giardinaggio [modifica]
Barba di capra è anche apprezzata come pianta ornamentale nei giardini per le sue grandi pannocchie vistose formate da bianchi fiorellini a volte rosacei, ma anche per la sua resistenza alle intemperie.
Note [modifica]
In alcune zone è specie protetta (in Lombardia) o almeno regolamentata. Questo a causa dell'indiscriminata raccolta dei suoi teneri germogli.
Galleria di foto [modifica]
Bibliografia [modifica]
- Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori , TN Tuttonatura, 1980.
- Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 541. ISBN 88-506-2449-2
- Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta , Milano, Federico Motta Editore, 1960.
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Aruncus dioicus
Wikispecies contiene informazioni su Aruncus dioicus
Collegamenti esterni [modifica]
- Flora delle Alpi Marittime. URL consultato in data 23-11-2007.
- Fungoceva.it. URL consultato in data 23-11-2007.
- Catalogazione floristica - Università di Udine. URL consultato in data 23-11-2007.
- Flora Italica. URL consultato in data 23-11-2007.
- Botanica Sistematica. URL consultato in data 23-11-2007.
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