Archestrato di Gela

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Archestrato di Gela (Gela, IV secolo a.C.330 a.C. circa) è stato un poeta siceliota.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Visse all'incirca nella seconda metà del IV secolo a.C. e, cultore dell’arte del piacere, non a caso fu contemporaneo, se non discepolo, di Epicuro, come attestano le fonti antiche. Tra l'altro già gli antichi mettevano in luce come i filosofi dell'epoca di Archestrato si interessassero al suo poemetto.

Gli Hedypatheia[modifica | modifica wikitesto]

Della sua opera ci è pervenuto un numero discreto di frammenti (62, oltre ad 11 versi di una traduzione-rielaborazione di Ennio), seppure spesso molto brevi, tramandatici da Ateneo di Naucrati nella sua opera simposiale I sofisti a banchetto. Il poemetto è conosciuto sotto vari titoli, tutti antichi: secondo lo stoico Crisippo si intitolava Gastronomia, secondo Callimaco Hēdypatheia, ossia, letteralmente, Poema del buongustaio, che è oggi il titolo più diffuso tra gli studiosi.

Nel suo poema Archestrato racconta dei suoi lunghi viaggi alla ricerca delle migliori vivande e dei vini più pregiati. Tratta inoltre del pane, dei pesci della selvaggina, della produzione e della conservazione del vino. Si sofferma soprattutto sui pesci, indicandone le qualità migliori, i luoghi di provenienza, le specie più rinomate e le specifiche stagioni di pesca.

Ateneo ritiene l’opera e il pensiero di Archestrato dotati di considerevole valore filosofico. Nei suoi scritti egli riporta:

« E così, amici miei, quando si tengono in conto questi fatti, egli dovrebbe a buon motivo approvare l'atteggiamento del nobile Crisippo, per la sua acuta assimilazione dell'opera La Natura di Epicuro, ed il suo evidenziare che il cuore della filosofia epicurea è la Gastronomia di Archestrato, nobile poeta epico che a tutti i filosofi diede familiare nutrimento, che rivendica come Teognide il merito suo. »

Nel VII libro dei Deipnosofisti[1] leggiamo ancora:

« Crisippo, a tutti gli effetti un vero filosofo, dice che Archestrato fu il precursore di Epicuro e di coloro che adottarono le sue dottrine sul piacere, causa di ogni corruzione. »

Questo brano rivela l’alta stima che gli studiosi del tempo riponevano nell'opera del poeta gelese, ponendolo addirittura come creatore di un nuovo pensiero, che si affermò durante la Roma imperiale. Della stessa materia di Archestrato, infatti, tratta la satira IV del libro II di Orazio (I secolo d.C.), e tracce degli Hedypàtheia affiorano nel costume gastronomico di Roma e, indirettamente, anche nell’opera di Apicio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ateneo di Naucrati, Deipnosofisti, 278 e ss.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Archestrato di Gela, I piaceri della mensa. Frammenti, a cura di S. Grasso, Palermo 1987.
  • AA.VV, Archestrato di Gela, Bologna 1983.
  • C. Cazzola, Archestrato di Gela, Tla editrice, 1995.
  • Archestratus, The life of luxury, edd. J. Wilikins and S. Hill, Blackawton 2011 (traduzione inglese con commento dei frammenti).

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 264689708 · LCCN: n84081488 · SBN: IT\ICCU\CFIV\058736 · GND: 11929107X · BNF: cb12081989d (data)