Archestrato di Gela

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Archestrato di Gela (Gela, IV secolo a.C.330 a.C. circa) è stato un poeta siceliota.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Visse all'incirca nella seconda metà del IV secolo a.C. Della sua opera ci è pervenuto un numero discreto di frammenti, seppure spesso molto brevi, tramandatici da Ateneo di Naucrati nella sua opera simposiale I sofisti a banchetto.

Ateneo ci tramanda anche frammenti di un poemetto, conosciuto sotto vari titoli, tutti antichi: secondo lo stoico Crisippo si intitolava Gastronomia, secondo Callimaco Hedypatheia ossia, letteralmente, Poema del buongustaio, che è oggi il titolo più diffuso tra gli studiosi.

Nel suo poema Archestrato racconta dei suoi lunghi viaggi alla ricerca delle migliori vivande e dei vini più pregiati. Tratta inoltre del pane, dei pesci della selvaggina, della produzione e della conservazione del vino. Si sofferma soprattutto sui pesci, indicandone le qualità migliori, i luoghi di provenienza, le specie più rinomate e le specifiche stagioni di pesca. Cultore dell’arte del piacere, non a caso è contemporaneo, se non discepolo, di Epicuro.

Ateneo ritiene l’opera e il pensiero di Archestrato dotati di considerevole valore filosofico. Nei suoi scritti egli riporta un’attestazione di Dafno di Efeso: "E così, amici miei, quando si tengono in conto questi fatti, egli dovrebbe a buon motivo approvare l'atteggiamento del nobile Crisippo, per la sua acuta assimilazione dell'opera '"Natura" di Epicuro, ed il suo evidenziare che il cuore della filosofia epicurea è la "Gastronomia" di Archestrato, nobile poeta epico che a tutti i filosofi diede familiare nutrimento, che rivendica come Teognide il merito suo." Questo frammento rivela l’alta stima che gli studiosi del tempo riponevano nell'opera del poeta gelese, ponendolo addirittura come creatore di un nuovo pensiero, che si affermò durante la Roma imperiale.. Nel VII libro dei Deipnosofisti[1] leggiamo ancora: "Crisippo, a tutti gli effetti un vero filosofo, dice che Archestrato fu il precursore di Epicuro e di coloro che adottarono le sue dottrine sul piacere, causa di ogni corruzione" . Della stessa materia di Archestrato tratta la satira IV del libro II di Orazio (I secolo d.C.), e tracce dell'Hedypàtheia affiorano nel costume gastronomico di Roma antica e indirettamente anche nell’opera di Apicio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ateneo di Naucrati, Deipnosofisti, 278 e ss.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Silvana Grasso, Archestratus/Archestrato di Gela, I piaceri della mensa. Frammenti, 330 a.C., Flaccovio, 1987.
  • AA.VV, Archestrato di Gela, Clueb, 1983.
  • AA:VV, Archèstrato, il cuoco degli dei, Abano Terme, Piovan Editore, 1988.
  • C.Cazzola, Archestrato di Gela, Tla editrice, 1995.
  • Francesco Città " Viaggio nella Gastronomia Gelese- da Archestrato di Gela ai giorni Nostri" Video Golfo Editore 1999

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