Amédée Ozenfant

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Amédée Ozenfant (Saint-Quentin, 15 aprile 1886Cannes, 4 maggio 1966) è stato un pittore e teorico d'arte francese, fondatore con Le Corbusier del movimento artistico del XX secolo noto come Purismo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ozenfant studiò arte nella città natale; nel 1906 si recò a Parigi per studiare pittura e architettura all'Académie de La Palette, dove fu influenzato dal Puntinismo. Si appassionò al Cubismo, e nel 1915 fondò con Max Jacob e Guillaume Apollinaire la rivista L'Élan nella quale si dibattevano i principi del movimento. Verso il 1917 Ozenfant cominciò a manifestare delusione per il Cubismo, in quanto aveva la sensazione che questo movimento avesse sacrificato la purezza e il rigore delle origini e fosse diventato un mero veicolo di orpelli decorativi. In collaborazione con Le Corbusier venne formulato, e l'anno successivo pubblicato, il manifesto di quello che venne chiamato "Purismo" nel saggio "Après le Cubism" (Oltre il Cubismo). Nel 1919 i due, con il poeta Paul Dermée e Albert Gleizes, fondarono la rivista di avanguardia artistica L'Esprit Nouveau destinata a discutere sulle origini e sui possibili sbocchi dell'arte contemporanea. Il lavoro definitivo di Ozenfant su questo argomento fu il saggio l'Art in due volumi pubblicato nel 1928. Dal 1931 a 1938 lavorò a una grande composizione figurativa in stile purista intitolata "Vita", oggi nel Musée national d'Art moderne – Centre Georges Pompidou (MNAM).

Ozenfant si trasferì a Londra nel 1935; nel 1938 emigrò a New York dove fondò la "Ozenfant School of Fine Arts". In seguito venne indagato nel 1951 da Joseph McCarthy e fu espulso dagli Stati uniti[1] ritornando in Francia nel 1955.

Come un teorico dell'arte Ozenfant anticipò i principi di ordine, razionalità e precisione e fu l'araldo di un nuovo classicismo basato sull'estetica della tecnica moderna. Nella sua pittura sono evidenti chiarezza, serenità ed economia di mezzi; nelle sue nature morte gli oggetti sono ridotti a figure piane di colori in una rigida struttura architettonica.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Dipinti[modifica | modifica wikitesto]

  • "Bouteille, pipe et livres" (Bottiglia, pipa e libri), 1918, olio su tela, 73 x 60 cm, Museo di Grenoble
  • " Guitare et bouteilles" (Chitarra e bottiglie), 1920, collezione Peggy Guggenheim
  • " Composition puriste" (Composizione purista), 1923, collezione Laroche
  • " La Grotte aux Baigneuses " (La grotta delle bagnanti), 1931
  • " Vie biologique" (Vita biologica), 1931-1938, Musée national d'Art moderne
  • " Après l'orage sur l'Hudson" (Dopo il temporale sull'Hudson)
  • " Le Lac aux voiles " (Lago con vele), 1959
  • " Vie " (Vita), Musée national d'Art moderne

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

  • Amédée Ozenfant e Charles-Edouard Jeanneret, Après le Cubisme, Paris : Edition des Commentaires, 1918 (riproduzione facsimile, con presentazione di Carlo Olmo, nell'edizione di Torino : Bottega d'Erasmo, 1975)
  • Amédée Ozenfant e Charles-Edouard Jeanneret, La peinture moderne. Paris : Cres & c., 1925 (edizione in lingua italiana: Sulla pittura moderna. Trad. di Irene Alessi, Milano : C. Marinotti, ISBN 88-8273-054-9, 2004)
  • Amedee Ozenfant, Art (Vol. I: Bilan des arts modernes en France - Vol. II: Structure d'un nouvel esprit). Paris : J. Budry & C., 1928
  • Amedee Ozenfant, Tour de Grece, Paris : Hachette, 1938
  • Amedee Ozenfant, Memoires, 1886-1962; avant-propos de Katia Granoff; introduction de Raymond Cogniat. Paris : Seghers, 1968

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Françoise Ducros " Amédée Ozenfant ", Éditions Cercle d'Art, 2002, ISBN 2-7022-0613-1

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «Duchamp, Ozenfant e io[Louise Bourgeois] ci conoscevamo già, ma ci incontrammo di nuovo quando fummo indagati da McCarthy nel 1951. Subimmo sorti diverse. Duchamp aveva amici potenti, quindi era al sicuro. Ozenfant era un uomo molto difficile, originale e indipendente. Se attaccato, attaccava a sua volta, come un bambino. Fu quindi espulso dal Paese. Ma io mi sono difesa. Fui interrogata varie volte dopo aver chiesto la cittadinanza. La mia linea di difesa era che non avevo a che fare né sapevo nulla dell'attività politica degli uomini con cui avevo una relazione. E per fortuna le donne avevano allora ottenuto almeno questo diritto: non ero considerata solo la moglie o l'amica di qualcuno. Ero Louise Bourgeois. E lo sono sempre stata.» (Distruzione del padre / Ricostruzione del padre. Scritti e interviste, pag.127, Louise Bourgeois, a cura di Marie-Laure Bernadac e Hans-Ulrich Obrist. Traduzione di Giuseppe Lucchesini e Marcella Majnoni, Macerata, Quodlibet 2009)

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