Victor Serge

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

« Sin dall'infanzia, mi sembra d'aver sempre avuto, molto netto, il doppio sentimento che doveva dominarmi durante tutta la prima parte della mia vita: quello cioè di vivere in un mondo senza evasione possibile dove non restava che battersi per una evasione impossibile »

(Victor Serge, incipit dell'autobiografia Memorie di un rivoluzionario)
Victor Serge

Viktor L'vovič Kibal'čič (in russo: Виктор Львович Кибальчич?, conosciuto con lo pseudonimo di Victor Serge; Bruxelles, 30 dicembre 1890Città del Messico, 17 novembre 1947) è stato uno scrittore e rivoluzionario russo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Victor era figlio di esuli russi. Suo padre era stato un ufficiale della Guardia Imperiale, membro del gruppo Zemlja i Volja e poi di Narodnaja Volja, oltre che parente di Nikolaj Ivanovič Kibal'čič, uno degli attentatori di Alessandro II. Dopo l'attentato, il padre di Victor Serge si vide costretto a lasciare il paese, fino a giungere in Belgio, dove trovò lavoro come insegnante presso l'Istituto di Anatomia di Bruxelles. Qui, il 30 dicembre 1890, nacque Viktor.

Victor fu avversario e testimone della presa del potere da parte di Stalin e del «tradimento della rivoluzione» (Da Lenin a Stalin. 1917-1937: Cronaca di una rivoluzione tradita). Originariamente un'anarco-individualista, si avvicinò gradualmente al marxismo, entrando poi nel partito bolscevico al suo arrivo a Pietrogrado, nel febbraio del 1919, ponendosi però in un'originale posizione di marxista libertario. Lavorò per la neonata Internazionale Comunista come giornalista, editore, traduttore.

Morì nel 1947 in esilio in Messico.

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Impara a leggere sulle edizioni economiche di Shakespeare e Cechov, e comprende una legge non scritta:

« Mi sembra che se, a dodici anni, mi avessero domandato: cos'è la vita? (e me lo chiedevo spesso), avrei risposto: non lo so, ma vedo che vuol dire: penserai, lotterai, avrai fame. »

(Victor Serge, "Memorie di un rivoluzionario")

Primogenito, turbolento e sagace, ama il suo fratello minore Raoul, e insieme patiscono la fame, finché suo padre non ottenne la nomina all'Istituto di anatomia dell'Università di Bruxelles, migliorando le condizioni economiche della famiglia; ma suo fratello già deperito, si ammala e muore. A quindici anni diventa apprendista fotografo, lavorando dodici ore e mezzo. Con un gruppo di suoi amici d'infanzia diventa socialista delle “Giovani guardie”, ma presto entra in conflitto con alcuni appartenenti al partito, per gli interessi opportunistici che inseguivano, e al Congresso del Partito Socialista Belga rompe con la socialdemocrazia per formare un gruppo rivoluzionario di ispirazione libertaria a Bruxelles.

Un rivoluzionario del Novecento europeo[modifica | modifica wikitesto]

Il rapporto con gli anarchici belgi e francesi[modifica | modifica wikitesto]

Si avvicina agli ambienti anarchici, frequentando la colonia libertaria di Stockel, e conoscendo diversi libertari giunti da diverse parti del mondo. A Draveil, nell'estate del 1908, uno sciopero operaio viene represso a fucilate dai gendarmi dell'allora ministro dell'Interno Clemenceau. Durante le esequie delle vittime, a Vigneux, le truppe aprirono il fuoco, uccidendo diversi innocenti. Serge e i suoi compagni, dopo queste uccisioni, sentendosi vicini alle vittime, organizzarono delle manifestazioni.

Contemporaneamente un altro anarchico, Aleksand Sokolov, preparava un attentato, ma, scoperto, morì sparando contro la polizia.

« Come avrebbe potuto un Sokolov rendersi conto che nessuno, in quel belgio fiorente dove la classe operaia diventava una potenza, con le sue cooperative, i suoi sindacati ricchi, i suoi rappresentanti eloquenti, potesse capire il linguaggio e gli atti degli idealisti esasperati formati dal dispotismo russo? »

(Victor Serge, "Memorie di un rivoluzionario" pag 21)

Si trasferisce prima a Lilla e poi a Parigi dove fonda un circolo di studi, “La libera ricerca”, e gli viene offerto di dirigere “L'Anarchie” rivista francese anarco-individualista, in cui perdurano conflitti legati all'illegalismo, con Octave Garnier e altri, che smettono di collaborare con la rivista e formano la Banda Bonnot, compiendo rapine e sparando alla polizia.

La polizia fa irruzione nella sede del giornale, arresta Serge e lo interroga, ma lui si rifiuta di collaborare con le forze di polizia, e nonostante sia innocente viene condannato a cinque anni di prigione. Durante la sua detenzione comincia a maturare la sconfitta dell'anarchismo dicendo:

« Ho soltanto il rimpianto delle forze perdute in lotte che non potevano essere altro che sterili »

(Victor Serge, "Memorie di un rivoluzionario" pag 52)

Della prigionia contesta il sistema carcerario che debilita, istupidisce, degrada, avvelena di un rancore senza nome, l'idea di castigo religioso che alimenta la promiscuità, sottoalimenta e priva i detenuti di esercizio intellettuale. Mentre si trova ancora in carcere su un'isola della Senna, scoppia la Prima Guerra mondiale. Nel 1917 viene scarcerato: dopo un breve soggiorno a Parigi, prende un treno espresso diretto a Barcellona.

L'insurrezione catalana[modifica | modifica wikitesto]

Lavora nelle tipografie, firmandosi per la prima volta come Victor Serge. Scrive un articolo su “Tierra y Libertad” in cui prende le parti di Friedrich Adler, condannato per aver ucciso uno dei responsabili della guerra, il conte Sturghk. In seguito firma articoli sulla caduta della dittatura dello Zar Nicola II, per mano del popolo, sancendo definitivamente la rottura con alcuni individualisti francesi. Intanto in Catalogna il Comitato Obrero inizia la preparazione di uno sciopero generale insurrezionale, insieme al sindacato CNT, guidato da Salvator Segui. Nonostante i dubbi sugli esiti dello sciopero, Serge partecipò all'insurrezione del 19 luglio 1917, che fallisce. Deluso, decise di partire per la Russia.

L'esperienza rivoluzionaria in Russia[modifica | modifica wikitesto]

Prima fase della rivoluzione russa[modifica | modifica wikitesto]

Rientra clandestinamente in Francia dove tenta di arruolarsi, ma viene mandato nel campo di concentramento Sarthe, dove tutti i russi vengono qualificati come bolscevichi. Durante un armistizio riacquista la libertà per uno scambio di prigionieri e dopo un lungo girovagare per l'Europa, Serge riesce a raggiungere Pietrogrado nell'aprile del 1919. Si scontra con la povertà del popolo russo, e si confronta con alcuni anarchici che aspettano che la miseria distrugga la rivoluzione russa, e con alcuni menscevichi. Decide di collaborare con i bolscevichi, scegliendo di non fare carriera come funzionario.

« La mia decisione era presa; non sarei stato né contro i bolscevichi né neutrale, sarei stato con loro, ma liberamente, senza abdicare al pensiero né al senso critico…Sarei stato con i bolscevichi perché davano compimento con tenacia, senza scoraggiamenti, con ardore magnifico, con passione riflessa, alla necessità stessa; perché erano soli a darvi compimento, prendendo su di sé tutte le responsabilità e tutte le iniziative e dando prova di una stupefacente forza d’animo. Essi erravano certo su parecchi punti essenziali: con la loro intolleranza, con la loro fede nella statizzazione, con la loro tendenza alla centralizzazione e alle misure amministrative. Ma, se bisognava combatterli con libertà di spirito e in spirito di libertà, era con loro, tra loro. »

(Victor Serge, "Memorie di un rivoluzionario", pag 88)

Diventa collaboratore della “Severnaja Kommuna” organo del soviet di Pietrogrado e ispettore e organizzatore delle scuole della II zona. Partecipa alla III Internazionale fondata a Mosca nel 1919, il cui presidente dell'esecutivo è Zinov'ev. Dopo i primi massacri di prigionieri russi da parte dell'esercito contro-rivoluzionario russo, venne istituita la Ceka, la commissione straordinaria di repressione della controrivoluzione, della speculazione e della diserzione, coperta dal segreto di guerra. Il partito si sforzava di mettere a capo della commissione uomini incorruttibili e inizialmente i militanti potevano intercedere presso di essa per evitare errori. Nonostante riconosca che “non c'è mai stata una rivoluzione senza terrore” (V. Serge, Gli anarchici e l'esperienza della rivoluzione russa, Jaca Book, Milano 1969, p. 17), rimane perplesso dal proliferare delle Ceka e prova pietà per le vittime della repressione indipendentemente quale sia la loro origine sociale. Diventa commissario degli ex archivi del Ministro dell'Interno (Ochrana), in cui dai tempi dello zar, era stato accumulato un'enorme mole di materiale e documentazione investigativa sui rivoluzionari, che in caso di disfatta della Rivoluzione russa avrebbe potuto essere un'arma pericolosa in mano all'Armata Bianca. Quando l'Armata Bianca raggiunge Pietrogrado, e sembra oramai sicura la sconfitta, Victor Serge assiste all'arrivo di Trotsky che nell'Assemblea del Soviet afferma “È impossibile che un piccolo esercito di 15 mila ex ufficiali si impadronisca di una città operaia di 700 mila abitanti” (Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario pag 88). Trotsky fece partire una campagna mediatica in cui la popolazione era incitata a combattere dentro la città e a distruggere l'esercito avversario. Il 21 ottobre 1919 nella battaglia delle colline di Pulkovo, vincono gli eserciti di Pietrogrado sconfiggendo il generale Denikin dell'Armata Bianca. Serge torna a lavorare sugli archivi dell'Ochrana, che rivelavano le identità di migliaia di agenti provocatori che erano stati attivi nel regime Zarista, e riteneva che tanti lo fossero ancora, ma rintracciarli era un'impresa ardua. Moltissimi si erano inseriti in impieghi “rivoluzionari”, addirittura alcuni finirono fra i dirigenti di Leningrado. Per Serge un momento critico per la rivoluzione è stato il 17 gennaio 1920, data in cui la Ceka di Mosca e Leningrado fucilano 500 “sospetti” per anticipare la decisione del comitato centrale che dal giorno seguente avrebbe abolito la pena di morte.

« Il socialismo non si deve solo difendere contro i suoi nemici, contro il vecchio mondo a cui si oppone: deve essere anche difeso, nel suo proprio seno, contro i suoi propri fermenti di reazione »

(Victor Serge, "Memorie di un rivoluzionario" ,pag 129)

Serge, pur critico nei confronti de “il comunismo di guerra” ritiene necessarie alcune delle sue misure per non essere vinti dalla controrivoluzione. In seguito Serge rimase segnato dalla vicenda di Kronstadt; il Soviet della città protestava contro il comitato centrale e chiedeva la rielezione del Soviet, la libertà di parola e di stampa per tutti, la libertà sindacale e la liberazione di tutti i prigionieri politici rivoluzionari, ma il comitato centrale decise di mentire sulla vicenda comunicando per mezzo stampa che l'Armata Bianca aveva preso la città e invitando i cittadini a prendere le armi contro gli insorti. Serge e altri comunisti francesi decidono di non combattere.

Partecipa al X Congresso del partito in cui vige il divieto delle frazioni, ma rimane profondamente colpito dalla tragedia di Kronstadt e dalla definitiva liquidazione di ciò che resta del movimento anarchico e dei partiti sovietici. Consapevole dei pericoli che il potere sovietico sta correndo, ma anche della necessità di scelte che apertamente confliggono con il "sogno", così lo chiama, di quello Stato-Comune descritto da Lenin in "Stato e rivoluzione", teorizza un “comunismo delle associazioni”:

« Concepivo il piano d'insieme non come dettato dall'alto dello Stato, ma come risultante dell'armonizzazione delle iniziative della base, attraverso congressi e conferenze speciali »

(Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario pag 166)

Volendo evitare la carriera diplomatica nel partito, decide di tentare una via di fuga, insieme a qualche amico e suocero, fondando la comune francese di Novaja Ladoca, in un grande podere abbandonato. Sconfitti dalla carestia, dalla fatica e dall'ostilità degli altri contadini, abbandonano l'impresa e tornano a Pietrogrado. Facevano parte di un'associazione filosofica del pensiero libero (Volfila), ma sospettati di oltrepassare i limiti del marxismo, furono controllati accanitamente dalla Ceka e dal partito. Tanti amici, filosofi e scrittori, abbandonano l'associazione ed alcuni la Russia, alimentando l'inquietudine di Serge.

Serge decide che per salvare la rivoluzione russa, è necessario che in Occidente si formi un movimento operaio in grado di rinforzare la rivoluzione e in qualche modo di cambiarla, per questo gli viene offerto un posto come “illegale” a Berlino.

« Se il pericolo era in noi, la salvezza pure doveva essere in noi »

(Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario pag 176)

Inviato in Europa centrale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1921 il Comintern lo invia prima a Berlino a lavorare nella redazione di "Inprekorr" e poi a Vienna dove soggiornerà fino al 1923. A Berlino assiste alle catastrofiche conseguenze del trattato di Versailles, e cerca di intervenire nei passaggi politici che i comunisti tedeschi producono senza successo. Il partito comunista tedesco decide di organizzare un'insurrezione il 25 ottobre 1923 (anniversario della presa di Leningrado) nelle principali città della Germania. La confisca delle armi e la disorganizzazione, convince il partito a non procedere, inviando un contrordine, che non arrivò ad Amburgo provocando una sommossa isolata, stroncata in brevissimo tempo, che provocò la messa al bando del Partito comunista tedesco. Sicuro dell'impossibilità di sollevare le masse popolari tedesche dopo la disfatta del KPD, decide di spostarsi a Vienna con la famiglia dove riceve la notizia dell'imminente morte di Lenin. Alla morte di Lenin, Serge vive con impotenza momenti drammatici dovuti alle sconfitte che l'Internazionale comunista subiva nell'Europa dell'est. A Tallin in Estonia il 1º dicembre 1924, più di duecento comunisti assaltano gli edifici pubblici per prendere il potere, ma in poche ore vengono tutti giustiziati. In Bulgaria “il partito dei vigorosi” aspettava il consenso dell'internazionale comunista per dare il via alle insurrezioni, ma nel frattempo nel giugno del '23 Cankov con l'appoggio dello zar, dell'esercito e del VMRO fa un colpo di Stato e trucida i dirigenti del Partito Comunista bulgaro. A seguito di un attentato fallito allo Zar, Cankov bandisce il Partito comunista e porta avanti un regime del terrore. I passi falsi fatti dall'internazionale comunista portano al fallimento della Federazione balcanica e inducono Serge a tornare in Russia per provare a risanare il partito e la rivoluzione dal suo interno.

Ritorno in Russia e l'opposizione allo stalinismo (1926 - 1933)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di Lenin, lo scatenamento della campagna contro Trockij, il diffondersi della burocratizzazione dello Stato, l'emarginazione di ogni voce critica, dai francesi Rosmer, Monatte, Souvarine, all'italiano Bordiga, all'ungherese Lukács, preoccupavano molto Serge ma non gli impedivano di continuare a tentare un cambiamento. Partecipa a Mosca al XIV congresso del Partito, in cui Stalin, Rykov e Bucharin ottengono la maggioranza su Zinov'ev e Kamenev; questo fatto turba molto Serge. La disfatta della Nuova Politica Economica, il proliferare del contrabbando, la speculazione, la psicosi del complotto portarono Serge e altri ad organizzarsi in riunioni clandestine, quartiere per quartiere, e in seguito ad un'alleanza con il gruppo di Trockij e con quello di Zinov'ev.

« Viene spesso detto che 'il germe dello stalinismo era presente nel bolscevismo fin dal suo inizio'. Io non ho obiezioni. Solo aggiungo che il bolscevismo conteneva anche molti altri germi, e coloro che vissero gli entusiasmi dei primi anni della prima vittoriosa rivoluzione socialista dovrebbero non dimenticarlo. Giudicare l'uomo vivo dai germi che l'autopsia rivela sul suo corpo morto - e che egli poteva portare con sé dalla nascita - è questo sensato? »

(Da Lenin a Stalin. 1917-1937: Cronaca di una rivoluzione tradita)

Serge fa parte dell'opposizione all'interno del partito, che insieme a Trockij, parla nei quartieri e redige un programma, una piattaforma pubblicata clandestinamente e firmata da 17 membri del Comitato Centrale. Il comitato Centrale disperde le riunioni clandestine con la forza e nel XV Congresso del partito escludono Zinov'ev e Kamenev, mette al bando l'opposizione e promuove la repressione verso l'opposizione. Secondo Serge, Trockij avrebbe avuto l'appoggio dell'esercito e della GPU, se avesse voluto prendere il potere, ma scelse di non farlo, per il timore che il potere conquistato si convertisse in una dittatura militare e poliziesca, antisocialista per definizione. Nel corso di questi anni Serge svolge contemporaneamente attività al Centro di Leningrado e a Mosca e manda i suoi scritti in Francia, alla redazione del Clarté, sulla “Piattaforma dell'opposizione e sulla rivoluzione cinese”. L'opposizione venne strangolata con manovre poliziesche che portarono all'arresto di quasi tutti oppositori, anche Serge venne escluso dal partito e poco dopo arrestato e imprigionato. Durante la carcerazione rimane informato sugli avvenimenti esterni: viene a sapere della deportazione dei contadini, dello scoppio di più di trecento rivolte nell'Eurasia sovietica, delle migliaia di esecuzioni di tecnici e scienziati del partito accusati di sabotaggio. Viene informato, attraverso lettere di Trockij, che la destra del partito, spingeva verso un'apertura al capitalismo con il consenso di una larga fetta di popolazione. Stalin chiedeva all'opposizione (quasi tutti deportati o imprigionati) di sostenerlo in cambio della reintegrazione nel partito e contemporaneamente prende spunto dalla Piattaforma dell'opposizione per attuare alcune delle modifiche proposte ma alterandole profondamente. Ha notizie di tanti oppositori, che per paura di ripercussioni, fanno abiura, nonostante siano comunque interdetti dalla politica e vengano evitati dall'opposizione. Nel 1928 viene scarcerato, grazie alle pressioni di molti intellettuali a Parigi, che fanno apparire sui giornali “l'affare Victor Serge”. Il regime è costretto a liberarlo dopo un paio di mesi, accontentandosi di un suo impegno a non cimentarsi in attività antisovietiche.

Per via di un'occlusione intestinale rischia la vita, ma grazie alle cure di un medico amico riesce a salvarsi. Durante la convalescenza prende la decisione di dedicarsi alla letteratura, attività abbandonata nel '19 perché non la riteneva prioritaria.

« Io concepivo, io concepisco ancora lo scritto come bisogno di una giustificazione più solida, come un mezzo di esprimere per gli uomini ciò che i più vivono senza saper esprimere, come un mezzo di comunione, come una testimonianza sulla vasta vita che fugge attraverso di noi e di cui dobbiamo tentare di fissare degli aspetti essenziali per coloro che verranno dopo di noi. »

(Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario pag 293)

Serge vive dal '28 al '33 cercando di non farsi distruggere dalle avversità e dalla miseria che lui e la sua famiglia, caduta in disgrazia, vivono. Rimane per molto tempo isolato, circondato da spie e provocatori, deluso dall'impossibilità di svolgere una politica di opposizione di sinistra che fosse efficace, viste le forzate condizioni di clandestinità cui era relegata. Nonostante gli venga preclusa ogni possibilità di avere un impiego regolare, sorte comune a gli altri oppositori, Serge resiste alla calunnia e alla lotta per la sopravvivenza quotidiana senza mai fare abiura. Il suocero viene accusato di lavorare per la controrivoluzione e la moglie di Serge, provata dagli eventi si ammala, perdendo la ragione. Decide di scrivere su 3 punti essenziali il suo punto di vista: la difesa dell'uomo, la difesa della verità e la difesa del pensiero, datato Mosca, 1º febbraio '33 e spedito a Parigi. Pochi giorni dopo, mentre usciva a comprare le medicine per sua moglie, viene nuovamente arrestato, trasferito a Mosca e poi condannato a tre anni di deportazione in Siberia. Raggiunto dal figlio a Orenburg, sul fiume Ural, vivono circondati dalla miseria resistendo alla disperazione entrando in contatto con tanti deportati e con i siberiani. Scrisse due nuovi romanzi, "Gli uomini perduti" e "La tormenta", e preparando la prima stesura de "L'anno II della rivoluzione russa", che andarono persi al momento della sua liberazione. L'arresto e la deportazione di Serge sviluppò in Francia una grossa campagna per la sua liberazione. Alcuni intellettuali vicini a Stalin come Romain Rolland o considerati "amici dell'Urss" come André Gide fecero pressione sulle autorità sovietiche affinché lo scrittore venisse rilasciato. Questo avvenne solo alla fine della pena nel 1936, quando Serge venne espulso dall'Urss assieme alla sua famiglia.

Addio alla Russia[modifica | modifica wikitesto]

(questo testo, scritto come a voler raccontare dati oggettivi, esprime in realtà il punto di vista dello stesso Victor Serge...)

Dopo diciassette anni di rivoluzione, Serge dice addio alla terra russa e nell'aprile '36 arriva a Bruxelles, dove rimane sconvolto dall'opulenza del Belgio. Nel '38 si trasferisce a Parigi e si dedica alla divulgazione del suo punto di vista sull'URSS e in pochi mesi apparvero un opuscolo sui processi di Mosca, un bilancio sulla rivoluzione russa e numerosi articoli su pubblicazioni della sinistra rivoluzionaria, nonostante subisca la censura dai giornali vicini all'URSS. Mantiene con Trockij, esule in Norvegia, dibattiti epistolari, non raggiungendo tuttavia una sintesi politica. Molti giovani intellettuali, abbagliati dal carisma del fondatore dell'Armata Rossa, rinunciano a contraddirlo sulle posizioni prese sul Poum spagnolo o sul Fronte popolare francese, contraddizioni che invece Serge non esita a rimarcare. Serge continua la sua attività da militante rivoluzionario, ed assieme a intellettuali critici e a vecchi militanti operai come André Breton, Marcel Martinet, Magdeleine Paz, Pierre Monatte, Alfred Rosmer, Maurice Dommanget, Daniel Guérin. Costituisce un Comitato per l'inchiesta sui processi di Mosca e per la difesa della libertà d'opinione nella Rivoluzione che tenta di spezzare la cortina di silenzio sui crimini dello stalinismo e di controbattere in qualche modo la martellante campagna di menzogne sull'URSS. Fin dall'inizio Serge intuisce la direzione della politica staliniana, intenta a liquidare la “vecchia guardia bolscevica”, le grandi purghe in Urss. Rimane profondamente deluso dalla disfatta spagnola, dalla messa al bando del POUM e dall'annientamento della Comune di Barcellona, dalla sparizione di Andrés Nin e dalle psicosi collettive che si diffondono. Nel settembre a Losanna viene assassinato da sicari di Stalin l'ex dirigente della GPU, Ignat Reiss da poco passato con l'opposizione trotzkista, mentre Serge cercava di raggiungerlo. Nel febbraio dell'anno successivo muore a Parigi, in circostanze ambigue, Lev Sedov, figlio di Trotzkij, mentre in luglio viene rapito e assassinato Rudolf Klement, segretario organizzativo della Quarta Internazionale. Serge cerca di opporsi al massacro, pubblicando su "La Révolution prolétarienne" una rubrica di denuncia dei crimini staliniani, “Cronaca del sangue versato”, e dando alle stampe due nuove opere, "Da Lenin a Stalin" e "Destino di una rivoluzione". Il disastro spagnolo e i massacri in Russia portano dietro di sé gravi conseguenze, la demoralizzazione e la disperazione delle masse popolari Europee, lasciando spazio ai nazionalismi che avanzano. Serge, negli ultimi libri, partendo dall'analizzare i limiti dell'opposizione di sinistra, indaga dall'interno tutto il percorso politico del bolscevismo dalla rivoluzione d'Ottobre, cercando di individuare i fattori che hanno favorito lo sviluppo del totalitarismo staliniano. Individuando come punti di non-ritorno il "terribile episodio" di Kronstadt e la creazione della Ceka, che giudica come gravissimi errori in quanto "incompatibili" con il socialismo. Le ripercussioni in Francia sfociano nella scissione del partito socialista tra la corrente pacifista e quella antistaliniana, anche il sindacato perde diversi iscritti. Intanto nel '39 Hitler e Stalin raggiungono un accordo di non aggressione, con il Patto Molotov-Ribbentrop; patto che per Serge lasciò spazio ai nazisti per iniziare la guerra nell'Europa occidentale. Inizia la seconda guerra mondiale; il 10 maggio 1940 le truppe tedesche entrano in Belgio e nei Paesi Bassi; il 3 giugno iniziano i bombardamenti a Parigi: Serge insieme a suo figlio e alla sua compagna, poco prima dell'ingresso dei tedeschi nella capitale, tenta la fuga. Insieme raggiungono Marsiglia e dopo una lunga attesa riesce ad ottenere un visto per il Messico, e con suo figlio parte per un lungo viaggio in nave passando dalla Martinica, da Haiti e da Cuba. Nell'esilio messicano Serge si dedica a una intensissima attività letteraria, scrive le sue "Memorie di un rivoluzionario", collabora attivamente con riviste europee e nordamericane e scrive gli ultimi suoi romanzi. Muore il 17 novembre 1947, stroncato da un infarto in un taxi di Città del Messico.

Il rapporto con la letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Nel lungo periodo all'opposizione, non avendo la possibilità di partecipare apertamente alla vita politica, ricostruisce testimonianze utili della rivoluzione e inizia a lavorare come storico.

La creazione letteraria diventa per lui diretta prosecuzione con altri mezzi e in un contesto radicalmente mutato di un impegno politico, privilegiando la ricerca della verità:

« la letteratura, se vuole compiere nella nostra epoca tutta la sua missione, non può chiudere gli occhi sui problemi interni della rivoluzione »

(Victor Serge, Letteratura e Rivoluzione)

Adotta tecniche di suddivisione dei testi, scritti in parti separate e subito mandate all'estero per essere ricomposte e pubblicate, per paura del sequestro del materiale. Del romanzo francese critica la banalità del dramma d'amore o di interesse, al massimo legato al contesto familiare, e indica questi romanzi come esempi da non seguire assolutamente. Il romanzo per Serge è uno strumento pedagogico, per la conservazione di una memoria storica al di fuori della quale non esiste possibilità di riscatto. Cerca negli anni ispirazione per la creazione di una tipologia di romanzo nuovo, ma subisce una doppia critica: all'estero da parte dell'intellighenzia borghese viene accusato di essere un rivoluzionario, mentre la sinistra influenzata o “comprata” dalla propaganda URSS, viene proibisce la stampa delle sue opere, considerate controrivoluzionarie. Per la pubblicazione del suo primo romanzo, si presenta alle Edizioni letterarie della Libreria dello Stato, il cui direttore era il suo vecchio amico Ionov, che gli conferma che nessuno dei suoi libri verrà pubblicato perché non rientrano nella linea del partito. Durante la pubblicazione del suo secondo libro a Parigi, pone il problema ad Averbach, segretario generale dell'Associazione degli scrittori proletari, il quale gli assicura che le sue opere non verranno boicottate. Ma la Libreria di Leningrado proibisce le sue pubblicazioni. Serge, estenuato, pubblica a Parigi un librettino ”Letteratura e Rivoluzione” in cui si scaglia contro il conformismo della cosiddetta letteratura proletaria. A seguito di questa pubblicazione il Comitato Centrale fa sciogliere le associazioni di scrittori. Secondo Serge, “lo scrittore” dovrebbe avere un posto rilevante nelle lotte sociali: rinunciando al lato “artistico” (intento a tradurre il subconscio ed a seguire e valorizzare l'irrazionalità); invece dovrebbero privilegiare lo sviluppo di un'intelligenza politica razionale, creando personaggi che arricchiscano di valori e convinzioni, e che abbiano come scopo principale la comunicazione di questi con le masse.

« Sotto tutti i regimi, gli scrittori si sono adattati ai bisogni spirituali delle classi dominanti e, secondo le circostanze storiche, ciò gli ha fatti grandi o mantenuti nella mediocrità »

(Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario, pag 296)

Negli anni Serge criticherà gli scrittori russi suoi contemporanei, che al lamento della mancanza di libertà d'espressione non hanno mai fatto seguire dei fatti, anzi gli rimprovera di aver continuato a votare favorevoli per la pena di morte e di marciare alle manifestazioni indette dal partito bolscevico, salvo poi pulirsi la coscienza negli ambienti intimi, e molti di loro arrivando al suicidio.

Opere tradotte in italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Ritratto di Stalin, Edizioni erre, Venezia, 1944.
  • Il caso Toulaev. Romanzo, trad. di Federico Federici, Milano, Bompiani, Milano, 1952, 2 ed. 1980
  • Memorie di un rivoluzionario. Dal 1901 al 1941, trad. di Aldo Garosci, Edizioni De Silva-La nuova Italia, Firenze, 1956, 2 ed. 1974
  • L'Anno primo della rivoluzione russa, trad. di G. Migliardi, Einaudi, Torino, 1967.
  • Gli anarchici e l'esperienza della rivoluzione russa, trad. di Attilio Chitarin, Jaca Book, Milano, 1969.
  • Lenin 1917, trad. di Attilio Chitarin, De Donato, Bari, 1969.
  • I maestri cantatori. Saper tacere, saper ignorare, non dire niente, non confessare mai, Ruggiero, Torino, 1970.
  • Le lotte di classe nella rivoluzione cinese del 1927, introduzione di Edoarda Masi, Savelli, Roma, 1971.
  • Vigilanza rivoluzionaria. Quello che ogni rivoluzionario deve sapere sulla repressione, Clued, Milano, 1972.
  • Da Lenin a Stalin. 1917-1937. Cronaca di una rivoluzione tradita, Savelli, Roma, 1973.
  • Vita e morte di Trotsky, trad. di Silvia Brilli Cattarini, Laterza, Roma-Bari, 1973.
  • Anni spietati. Romanzo, trad. di Orsola Nemi, Mondadori, Milano, 1974.
  • La crisi del sistema sovietico, a cura di Attilio Chitarin, Ottaviano, Milano, 1976.
  • Letteratura e rivoluzione, a cura di Jean Rière, Celuc, Milano, 1979.
  • È mezzanotte nel secolo, trad. di Giovanna Barbieri Hermitte e Attilio Chitarin, Edizioni e/o, Roma, 1980.
  • Memorie di un rivoluzionario, a cura di Attilio Chitarin, Mondadori, Milano, 1983
  • Due racconti: Il vicolo San Barnaba, L'ospedale di Leningrado, a cura di Ermanno Gallo e Vincenzo Ruggier, Tranchida, Milano, 1984
  • La svolta oscura. Un rivoluzionario nel tempo del disprezzo, trad. di Vincenzo Sommella, Celuc, Milano, 1984
  • Ritratto di Stalin, a cura di Paolo Casciola, Erre emme, Roma, 1991
  • La città conquistata. Pietroburgo 1919, trad. di Attilio Chitarin, Manifestolibri, Roma, 1994.
  • Socialismo e totalitarismo. Scritti 1933-47, a cura di Attilio Chitarin, Prospettiva, Roma, 1997.
  • Gli anni senza perdono, a cura di Laura Chiappella, traduzione di Ermanno Gallo e Vincenzo Ruggiero, Tranchida, Milano, 2003 (contiene: Il vicolo di San Barnaba, L'ospedale di Leningrado).
  • Germania 1923: la mancata rivoluzione, Graphos, Genova, 2003.
  • Memorie di un rivoluzionario, a cura di Roberto Massari, Bolsena, Massari, 2011.
  • Quello che ogni rivoluzionario deve sapere sulla repressione, prefazioni di Eric Hazan e Richard Greeman, Gwynplaine, Camerano 2012
  • Se è mezzanotte nel secolo, traduzione di Maurizio Ferrara, introduzione di Goffredo Fofi, Fazi, Roma, 2012
  • Carnets (1936-1947), cura di Claudio Albertani e Claude Rioux, traduzione di Antonella Marazzi, Massari, Bolsena, 2014
  • Vita e morte di Trotskij, PGreco, Milano, 2014

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Sommella, Victor Serge, Roma, Prospettiva, 1995.
  • Marcel Martinet, L'affaire Victor Serge : où va la Révolution Russe?, Foligno, Centro Studi Pietro Tresso, 1996
  • Weissman, Susan, Dissident dans la révolution : Victor serge, une biographie politique, l'anglais par Patrick Le Tréhondat et Patrick Silberstein : le cap est de bonne espérance, Paris, Syllepse, 2006
  • Victor Serge, Memorie di un rivoluzionario, E/O, 2012
  • Richard Greeman, Literary and Revolutionary Realism in Victor Serge, “Yale French Studies”, No. 39, Literature and Revolution (1967), pp. 146–159
  • Peter Sedgwick, The Unhappy Elitist: Victor Serge's Early Bolshevism, “History Workshop”, No. 17 (Spring, 1984), pp. 150–156
  • Christopher Z. Hobson, Victor Serge (1890-1947), “Prairie Schooner”, Vol. 62, No. 1 (Spring 1988), pp. 26–27

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN71397710 · ISNI (EN0000 0003 6854 2757 · SBN IT\ICCU\CFIV\004495 · LCCN (ENn50016856 · GND (DE118613359 · BNF (FRcb11924462w (data)
Biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie