Uṣas

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Aurora sul Gange

Uṣás (devanāgarī: उषस्) è la dea vedica e induista del crepuscolo, in particolare quello relativo all'aurora[1].

Nel Ṛgveda Saṃhitā è invocata in più di venti splendidi inni (sùkta), spesso al plurale in quanto l'estensore intende celebrare tutte le Uṣas che si sono manifestate.

Gli inni la descrivono molto bella e seducente, vestita di luce[2], "rosa" (aruṇa).

Il suo compito è risvegliare gli esseri viventi affinché questi si dedichino alle loro occupazioni.

Il Sole, Sūrya, la segue come un innamorato; la Notte, Rātrī, è sua sorella minore. Va tenuto presente infatti che se la percezione moderna è solita dividere il tempo in giorno e notte, quella antica inframmezzava queste due dimensioni con il crepuscolo, questo considerato a sé stante[3].

(SA)

« 1.idaṃ śreṣṭhaṃ jyotiṣāṃ jyotirāghāccitraḥ praketo ajaniṣṭa vibhvā yathā prasūtā savituḥ savayamevā rātryuṣase yonimāraik
2. ruśadvatsā ruśatī śvetyāghādāraighu kṛṣṇā sadanānyasyāḥ samānabandhū amṛte anucī dyāvā varṇaṃ carata āmināne
3. samāno adhvā svasroranantastamanyānyā carato devaśiṣṭe na methete na tasthatuḥ sumeke naktoṣāsā samanasā virūpe
4. bhāsvatī netrī sūnṛtānāmaceti citrā vi duro na āvaḥ prārpyā jaghad vyu no rāyo akhyaduṣā ajīgharbhuvanāni viśvā
5. jihmaśye caritave maghonyābhoghaya iṣṭaye rāya u tvam dabhraṃ paśyadbhya urviyā vicakṣa uṣā »

(IT)

« 1.Ecco che il più bel raggio dei raggi è arrivato. Lo splendido segno precursore è nato diffondendosi in ogni direzione. Come era stata messa in moto da un impulso di Savitar, la notte ha appena lasciato il posto all'aurora.
2.La bianca è arrivata, chiara col suo chiaro vitello[4] e la nera[5] ha lasciato le sue sedi. Parenti, immortali, succedendosi l'uno all'altro, i due cieli (diurno e notturno) ruotano, scambiando i loro colori.
3.Il cammino delle due sorelle[6] è comune, infinito. Lo percorrono una dopo l'altra, istruite dagli dèi. La notte e l'aurora non si urtano, non hanno mai cessato di alternarsi, simili nello spirito, diverse nella forma.
4.Guida luminosa delle imprese virili, la ragguardevole è appena stata notata. Ci ha aperto le porte. Dopo aver messo in moto il mondo animato, ha visto per noi le ricchezze. L'Aurora ha svegliato gli esseri tutti.
5.Chi giaceva di traverso perché si movesse, uno perché andasse in cerca di cibo, un altro per la ricchezza, quelli che vedevano male perché vedessero meglio: generosa, l'Aurora ha svegliato gli esseri tutti. »

(Ṛgveda, I, 113, 1-5; traduzione di Philippe Swennen in Hinduismo antico (a cura di Francesco Sferra). Milano, Mondadori, 2010, p. 9)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Philippe Swennen, nota 43, p.56 in Hinduismo antico (a cura di Francesco Sferra). Milano, Mondadori, 2010.
  2. ^ Saverio Sani, p. 323 in Rgveda. Le strofe della sapienza (a cura di Saverio Sani). Venezia, Marsilio, 2000.
  3. ^ Philippe Swennen, nota 43, p.56 in Hinduismo antico (a cura di Francesco Sferra).
  4. ^ Intende Sūrya, il Sole, che come un vitello segue l'Aurora, Uṣas.
  5. ^ Intende Rātrī, la Notte.
  6. ^ Uṣas e Rātrī.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rgveda. Le strofe della sapienza (a cura di Saverio Sani). Venezia, Marsilio, 2000.
  • Hinduismo antico (a cura di Francesco Sferra). Milano, Mondadori, 2010.
  • Raimon Panikkar, Gli inni cosmici dei Veda. Milano, Rizzoli, 2004.
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