Triopticus

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Triopticus
Immagine di Triopticus mancante
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Clade Archosauromorpha
Clade Archosauriformes
Genere Triopticus
Stocker et al., 2016
Nomenclatura binomiale
† Triopticus primus
Stocker et al., 2016

Triopticus (il cui nome significa "terza visione") è un genere estinto di rettile archosauriforme vissuto nel Triassico superiore, circa 229-226 milioni di anni fa (Carniano-Norico), in quello che oggi è il Texas, Stati Uniti. Il genere Triopticus contiene una singola specie, ossia T. primus, descritta nel 2016 da Stocker et al. La caratteristica testa a cupola dell'animale ricorda notevolmente quella dei dinosauri pachycephalosauri, che si evolveranno nel Cretaceo, in un esempio di evoluzione convergente.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Le ossa del cranio preservate dell'animale mostrano delle notevoli somiglianze con le specializzate ossa craniche dei pachycephalosauri. Nel osso cranico preservato sono visibili cinque escrescenze, o protuberanze ossee arrotondate, una sull'osso frontale e due coppie posteriori (rispettivamente sull'osso postorbitale e le ossa squamosali/parietali) separate da una scanalatura poco profonda. La coppia più ricca di protuberanze forma uno spessore che si estende verso l'esterno e all'indietro sopra l'estremità posteriore del cranio, paragonabile alle cupole dei pachycephalosauri e ai collari ossei dei ceratopsi.[1] Queste protuberanze hanno superfici estremamente rugose, suggerendo che fossero coperte di cheratina in vita.[2]

Le scansioni CT mostrano che le protuberanze hanno internamente tre strati distinti d'osso, con uno strato più denso e interno che assomiglia al tessuto di un tipico tetto cranico, seguito da uno strato spugnoso e poroso pieno di vasi sanguigni e da un terzo strato meno denso vicino alla superficie. I pachycephalosauri come lo Stegoceras hanno similmente tre strati d'osso all'interno della loro testa a cupola,[3] ma il secondo strato è meno denso rispetto al terzo. Tuttavia, questa differenza può derivare dalla differente deposizione di minerali nel cranio.[1]

La profonda fossa presente nella parte posteriore del cranio del Triopticus è probabilmente formata dalle due coppie di protuberanze che crescono in questa regione. È anche possibile che la fossa sia un'apertura per una ghiandola pineale, in quanto è approssimativamente nella giusta posizione, ma ciò è improbabile poiché nessun altro arcosauriforme ha una tale apertura[4] e quest'ultima non sembra essere collegata ad una qualsiasi struttura interna. La fossa ha la stessa struttura delle protuberanze, suggerendo che anch'essa possa essere stata coperta di cheratina.[1]

Le orbite sono molto grandi e circondate da cartilagine mineralizzata, una caratteristica nota solo nei pachycephalosauri. Le scansioni CT hanno anche rivelato grandi nervi ottici e lunghi canali semicircolari e un flocculo cerebellare relativamente grande (entrambi coinvolti nella stabilizzazione dello sguardo,[5][6] anche se i lunghi canali semicircolari sono associati anche alle condizioni bipedali[7]). Questi tratti suggeriscono che il Triopticus fosse un animale che si basava molto sulla vista. La struttura generale del cervello è comunque generalmente simile ad quella degli altri archosauriformes, anche se somiglia superficialmente a quella di Stegoceras.[1]

Nonostante la pesante somiglianza di Triopticus con i pachycephalosauri, ci sono una serie di tratti che indicano la sua identità come archosauriforme. In Triopticus l'osso parabasisfenoide è orizzontale, la fenestra post-temporale nella parte posteriore della bracciglia non è affatto sigillata e la regione in cui l'osso squamosale e l'osso quadrato entrano in contatto non è visibile all'esterno, indicando che non si tratta di un dinosauro basale.[1] Inoltre, una stretta striscia di osso liscio sull'osso lacrimale davanti all'orbita forma un margine della fenestra antorbitale e la fossa anorbitale associata, che sono caratteristiche distintive degli archosauriformi.[4]

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2016 è stata condotta un'analisi filogenetica nel tentativo di chiarire le relazioni tassonomiche di Triopticus. Il cladogramma recuperato dall'analisi, riprodotto di seguito, ha dimostrato che il Triopticus si trova in una poliedomia con altri archosauriforme primitivi.[1]

Archosauromorpha
 

Protorosaurus speneri


 
 

Tanystropheidae


 
 

Rhynchosauria


 
 
 

Pamelaria dolichotrachela


 
 

Azendohsauridae


 

Trilophosauridae




 
 

Prolacerta broomi


Archosauriformes
 

"Chasmatosaurus" yuani


 

Proterosuchus


 

Triopticus primus


 

Erythrosuchus africanus


 

Euparkeria capensis


 

Chanaresuchus bonapartei


Archosauria
 

Batrachotomus kupferzellensis


 

Dinosauria









Storia della scoperta[modifica | modifica wikitesto]

L'unico campione noto di Triopticus, TMM 31100-1030, è costituito da una scatola cranica contenente parte della cavità oculare. Il fossile è stato scoperto nella cava 3 del gesso di Otis nella Contea di Howard, Texas, che fa parte del gruppo Dockum. Mentre il gesso di Otis non è ancora stato datato, i confronti con la fauna animale di altri siti (tra cui la Formazione Pekin della Carolina del Nord) suggeriscono un'età potenziale tra i 229 e i 226 milioni di anni fa.[1]

Il nome del genere Triopticus deriva dal latino tri ("tre") e optic ("visione"), in riferimento alla grossa fossa nella parte posteriore del cranio che ricorda un'orbita per un terzo occhio. Il nome della specie, primus, deriva dal latino e significa "primo".[1]

Paleoecologia[modifica | modifica wikitesto]

Nel gruppo di gesso Otis, il Triopticus viveva accanto ad una serie di altri archosauriformi tra cui gli allokotosauri Trilophosaurus e Malerisaurus; Il doswelliide Doswellia; I phytosauri Parasuchus e Angistorhinus; Gli aetosauri Longosuchus, Lucasuchus e Coahomasuchus; lo shuvosauride Effigia; Il silesauride Silesia; Il lagerpetide dinosauromorpho Dromomeron e il dinosauro teropode coelophysoide Lepidus. Alcuni di questi animali mostrano una straordinaria convergenza evolutiva con la fauna di dinosauri che li andrà a sostituire dopo l'estinzione del Triassico-Giurassico. In particolare i phytosauri assomigliano ai thalattosauri e agli spinosauridi, gli aetosauri assomigliano agli ankylosauri, e le shuvosauridi assomigliano agli ornitomimosauri.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j M.R. Stocker, S.J. Nesbitt, K.E. Criswell, W.G. Parker, L.M. Witmer, T.B. Rowe, R. Ridgely e M.A. Brown, A Dome-Headed Stem Archosaur Exemplifies Convergence among Dinosaurs and Their Distant Relatives, in Current Biology, vol. 26, 2016, pp. 2674–2680, DOI:10.1016/j.cub.2016.07.066, PMID 27666971.
  2. ^ T.L. Hieronymous, L.M. Witmer, D.H. Tanke e P.J. Currie, The Facial Integument of Centrosaurine Ceratopsids: Morphological and Histological Correlates of Novel Skin Structures, in Anatomical Record, vol. 292, nº 9, 2009, pp. 1370–1396, DOI:10.1002/ar.20985.
  3. ^ M.B. Goodwin e J.R. Horner, Cranial histology of pachycephalosaurs (Ornithischia: Marginocephalia) reveals transitory structures inconsistent with head-butting behavior, in Paleobiology, vol. 30, nº 2, 2004, pp. 253–267, DOI:10.1666/0094-8373(2004)030<0253:CHOPOM>2.0.CO;2.
  4. ^ a b S.J. Nesbitt, The Early Evolution of Archosaurs: Relationships and the Origin of Major Clades, in Bulletin of the American Museum of Natural History, vol. 352, 2011, pp. 1–292, DOI:10.1206/352.1.
  5. ^ J. Voogd e D.R.W. Wylie, Functional and anatomical organization of floccular zones: A preserved feature in vertebrates, in Journal of Comparative Neurology, vol. 470, nº 2, 2004, pp. 107–112, DOI:10.1002/cne.11022.
  6. ^ T.E. Hullar, Semicircular canal geometry, afferent sensitivity, and animal behavior, in The Anatomical Record Part A: Discoveries in Molecular, Cellular, and Evolutionary Biology, 288A, nº 4, 2006, pp. 466–472, DOI:10.1002/ar.a.20304.
  7. ^ J.A. Georgi, J.S. Sipla e C.A. Forster, Turning Semicircular Canal Function on Its Head: Dinosaurs and a Novel Vestibular Analysis, in PLoS ONE, vol. 8, nº 3, 2013, p. e58517, DOI:10.1371/journal.pone.0058517, PMC 3596285, PMID 23516495.