Estinzione di massa del Triassico-Giurassico

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Intensità delle estinzioni durante il Fanerozoico. Il picco collocato a circa 200 milioni di anni fa è quello relativo all'estinzione del Triassico-Giurassico (Tr-J).

L'estinzione di massa del Triassico-Giurassico è stata un'estinzione di massa avvenuta alla fine del periodo Triassico, circa 201,4 milioni di anni fa[1].

Fu una delle cosiddette "cinque grandi" (o big five dall'inglese, termine che indica le cinque crisi biologiche di maggior portata dell'eone Fanerozoico) e fu responsabile della scomparsa di quasi 70 famiglie di organismi terrestri e circa 60 famiglie di organismi marini.

Datazione dell'evento[modifica | modifica sorgente]

Una datazione accurata dell'evento di estinzione è stata resa problematica per vari motivi. I due principali gruppi di organismi utilizzati per le zonazioni del periodo Triassico, i conodonti e gli ammonoidi, vennero infatti direttamente e significativamente coinvolti nell'estinzione di massa. Inoltre, le successioni marine e terrestri dell'epoca rivelano sequenze di estinzioni che non sono perfettamente sincrone: pare infatti che vi furono altri fenomeni di estinzione assai più contenuti ma comunque significativi durante il Carnico, anteriori quindi all'estinzione di massa vera e propria.

Conseguenze biologiche[modifica | modifica sorgente]

Organismi marini[modifica | modifica sorgente]

L'ammonoide Psiloceras planorbis: la base del Giurassico è definita dalla sua prima comparsa.

Tra gli invertebrati marini, le ripercussioni più significative dell'estinzione di massa si ebbero nei già citati conodonti ed ammonoidi: i primi, già in crisi da tempo, si estinsero per sempre. Gli ammonoidi, invece, erano ancora ben rappresentati da 20 famiglie nel Triassico; tuttavia negli strati finali di questo periodo traspare un'estinzione più o meno graduale che culminò nell'evento di estinzione di massa. Soltanto una famiglia di ammonoidi, gli Psiloceratidae, si rinviene nel Giurassico basale; tale famiglia diverrà, tra l'altro, la base da cui partirà la grande radiazione degli ammonoidi giurassici e cretacei.

I bivalvi, assai ben rappresentati nel Triassico superiore, continuarono ad essere presenti nel Giurassico con una perdita di generi abbastanza contenuta (15-33%) in varie sezioni europee. Tra i brachiopodi le scomparse furono più significative, mentre anche più grave fu l'estinzione di coralli biocostruttori: sopravvisse solo un quinto dei generi, peraltro assai limitato sia per dimensioni che per capacità di costruire barriere coralline.
Tra le specie planctoniche, infine, va considerata la ripercussione che si ebbe sui coccolitofori: questi microrganismi facenti parte del nannoplancton calcareo, vennero ridotti da un numero già esiguo di specie triassiche ad un'unica specie nel Giurassico basale.

Organismi terrestri e dulciacquicoli[modifica | modifica sorgente]

Tra i vertebrati terrestri vi fu un massiccio turnover ("ricambio") che stravolse completamente la composizione della fauna tetrapode dell'epoca: se durante la maggior parte del Triassico i taxa predominanti erano temnospondili, terapsidi, tecodonti, prolacertiformi, rincosauri e, a partire dal Triassico superiore, qualche piccolo dinosauro herrerasauride, dall'inizio del Giurassico i dinosauri erano già i padroni della quasi totalità delle nicchie ecologiche terricole, mentre quelle dulciacquicole erano ormai appannaggio di lissanfibi, cheloni e crocodilomorfi. È opportuno evidenziare che il successo dei nuovi dominatori non fu causato tanto da una maggiore competitività rispetto ai predecessori, quanto piuttosto dalla letterale scomparsa di questi ultimi in seguito all'estinzione di massa, che permise una radiazione di tipo opportunistico nelle nicchie ecologiche rese disponibili. La datazione di questo turnover è però controversa, in quanto è sistematicamente collocata al limite Carnico-Norico oppure al limite Triassico-Giurassico (Tr-J).

Il ricambio nelle famiglie di tetrapodi tra il Triassico ed il Giurassico.


I reperti paleobotanici lasciano intuire che alla fine del Triassico vi furono innalzamenti sia nella temperatura globale che nella concentrazione atmosferica di diossido di carbonio: tra le piante "europee", i pochi superstiti (<5%) dell'estinzione di massa avevano foglie piccole e strette di forma lobulata o digitata, tutti caratteri tipici di condizioni climatiche calde, mentre lo scarso numero di stomi suggerisce livelli elevati di diossido di carbonio atmosferico.

Cause[modifica | modifica sorgente]

Tra le "cinque grandi", l'estinzione di massa del Triassico-Giurassico è possibilmente quella dalle cause meno chiare. La sempre suggestiva ipotesi dell'impatto con un bolide pare sia da rigettare in quanto non sono state ritrovate tracce di un sito d'impatto delle dimensioni e dell'età geologica richieste; il cratere d'impatto che oggi è colmato dal lago Manicouagan in Québec è stato per un certo periodo di tempo il candidato più promettente, ma da successive datazioni la struttura appare più vecchia di circa 12 milioni di anni rispetto a quanto necessario.
Una più probabile causa d'estinzione è relativa a massicce oscillazioni del livello marino. Il fatto che le sezioni di sedimento marino databili al limite siano eccezionalmente rare, indicherebbe una grande caduta del livello marino che avrebbe causato una grave perdita di habitat marini con conseguenti estinzioni. Nelle poche sezioni esistenti si notano anche strati di black shales, indici di fenomeni di anossia.

Molto significative sono le datazioni radiometriche delle colate basaltiche della Central Atlantic Magmatic Province (CAMP), un'enorme provincia magmatica che interessava varie regioni che oggi si affacciano sull'oceano Atlantico ma che all'epoca dei fatti - prima del rifting atlantico - erano adiacenti. Tali datazioni indicano che il picco di attività vulcanica nella CAMP si ebbe proprio al limite Triassico-Giurassico. Conseguenze di questo massiccio vulcanesimo furono le grandi emissioni di gas vulcanici, vale a dire diossido di zolfo e diossido di carbonio; se nei primi tempi sarebbe prevalso l'effetto raffreddante del primo (tramite formazione di aerosol solfatici in grado di bloccare la radiazione solare), ben presto si sarebbero poi manifestati gli effetti riscaldanti del secondo, più duraturi e ben documentati dalle evidenze paleobotaniche già descritte.
Così, come la passata estinzione di massa del Permiano-Triassico e la futura estinzione di massa del Cretaceo-Paleocene, anche l'estizione di massa di fine Triassico appare strettamente correlata ad un grande evento vulcanico.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) J. H. Whiteside, Brookfield, M.E.; Eglinton, T.; Olsen, P.E.; Sambrotto, R.N., Compound-specific carbon isotopes from Earth's largest flood basalt eruptions directly linked to the end-Triassic mass extinction in PNAS, vol. 107, nº 15, 22 marzo 2010, pp. 6721–5, DOI:10.1073/pnas.1001706107.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paul Wignall (2005). The End-Triassic Mass Extinction, in Encyclopaedia of Life Sciences, John Wiley & Sons, Ltd. Chichester.