The Whistleblower

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The Whistleblower
The Whistleblower.jpg
Una scena del film
Titolo originaleThe Whistleblower
Lingua originaleinglese, serbo
Paese di produzioneCanada, Germania
Anno2010
Durata112 min
Generethriller
RegiaLarysa Kondracki
SceneggiaturaLarysa Kondracki, Eilis Kirwan
ProduttoreChristina Piovesan, Amy Kaufman
FotografiaKieran McGuigan
MontaggioJulian Clarke
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

The Whistleblower è un film del 2010 diretto da Larysa Kondracki, basato sull'esperienza vissuta in Bosnia da Kathryn Bolkovac, interpretata nella pellicola da Rachel Weisz.

Nonostante il cast e i numerosi premi ricevuti, il film in Italia non venne distribuito nei cinema ma solo in versione home video[1] .

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Kathryn Bolkovac è una poliziotta statunitense che decide di intraprendere una missione in Bosnia ed Erzegovina, nel dopoguerra, per conto di una agenzia affiliata all'ONU. Mentre la sua scelta è dettata principalmente dal bisogno di denaro per superare la difficile situazione dopo la separazione dal marito, compie il suo lavoro con serietà e dedizione. Questo la porta a scontrarsi con una realtà fatta di sotterfugi e una gestione delle risorse del posto poco chiara.

In una delle sue prime missioni riesce, per la prima volta nel dopoguerra, a far condannare un uomo per violenza domestica.

Dopodiché si interessa di Raya, una giovane donna ucraina, e della sua amica Ljuba, coinvolte da un parente in un traffico sessuale bosniaco. Raya fugge con Irka, un'altra ragazza costretta a prostituirsi, e le due vengono inviate presso l'UNHCR, un rifugio per donne vittime del traffico di esseri umani. Proprio qui le due ragazze restano vittime di un pestaggio, mentre la Bolkovac è impegnata a ricostruire i fatti. Lei scopre che nell'organizzazione dedita al traffico di giovani donne e allo sfruttamento della prostituzione, anche minorile, sono pesantemente coinvolti come aguzzini anche gli stessi membri delle forze di pace dell'ONU. L'indagine si rivela molto pericolosa per lei e per le ragazze coinvolte, trattate come schiave.

Intanto Laura Leviani, funzionaria italiana dell'UNHCR, gelida mente del programma di rimpatrio, non le è di nessun aiuto: la donna sostiene infatti che le norme burocratiche le impediscono di salvare le prostitute, i cui passaporti sono stati confiscati dai rapitori, e in una occasione nasconde a una madre venuta in Bosnia dall'Ucraina la sorte della figlia che lei stessa ha appena riconsegnata ai boia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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