Tancredi di Galilea

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Tancredi di Galilea
Tancrède de Hauteville.jpg
Merry-Joseph Blondel, Tancredi di Galilea, 1840
Principe di Galilea
In carica (I) 10991101
(II) 11091112
Predecessore (I) (nuovo titolo)
(II) Gervasio di Bazoches
Successore (I) Ugo di Saint Omer
(II) Joscelin I di Edessa
Reggente del Principato d'Antiochia
In carica (I) 11001103
(II) 11051112
Predecessore (I) Boemondo I
(II) Boemondo I
Successore (I) Boemondo I
(II) Ruggero di Salerno
Reggente della Contea di Edessa
In carica 11041108
Predecessore Baldovino II di Gerusalemme
Successore Baldovino II di Gerusalemme
Altri titoli Signore di Tiberiade
Nascita 1072
Morte Antiochia, 1112
Dinastia Marchese o Aleramici
Padre Oddobuono Marchese
Madre Emma d'Altavilla
Consorte Cecilia di Francia
Figli Ugone
Religione Cattolicesimo

Tancredi Marchese, detto impropriamente Tancredi d'Altavilla e noto come Tancredi di Galilea per il possesso del principato di Galilea (1072Antiochia, 1112), è stato un cavaliere medievale normanno, principe di Galilea e reggente del principato d'Antiochia, noto per essere stato uno dei capi della prima crociata in Terrasanta, nonché uno dei personaggi della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Tancredi era il figlio di Oddobuono Marchese e di Emma d'Altavilla, sorella di Boemondo, principe di Taranto[1][2][3][4]. Secondo un'altra versione, il padre di Tancredi risulta appartenente invece non alla famiglia Marchese, bensì alla famiglia degli Aleramici dei marchesi del Monferrato, a sua volta figlio di Teuto di Savona e Berta di Torino[5][6]. Inoltre talvolta il nome del padre viene riportato anche come Eude[7]. Nel 1096, ventiquattrenne, si unì allo zio Boemondo e partì alla volta di Costantinopoli insieme agli eserciti della prima crociata in Terrasanta. Giunto nella capitale bizantina, subì forti pressioni (soprattutto dal generale bizantino Giorgio Paleologo) affinché prestasse giuramento di fedeltà all'imperatore Alessio Comneno, con la promessa di rendere al sovrano qualsiasi terra conquistata durante la campagna militare. Tancredi si rifiutò di farlo, sebbene molti altri cavalieri avessero fatto giuramento senza alcuna intenzione di rispettarlo.

Nel 1097, prese parte all'assedio di Nicea, ma la città fu conquistata dalle truppe di Alessio a seguito di negoziati segreti con i Turchi Selgiuchidi. L'episodio spinse Tancredi ad una prudente diffidenza verso i Bizantini. Entro la fine dell'anno conquistò Tarso ed altre città della Cilicia e fu testimone dell'assedio di Antiochia del 1098.

Costantino d'Armenia accoglie Tancredi Marchese dopo il suo arrivo a Tarso

L'anno successivo, durante l'assalto a Gerusalemme, Tancredi, insieme a Gastone di Béarn, fu il primo crociato ad entrare nella città liberata (15 luglio 1099). I due fecero prigionieri centinaia di musulmani, fornendo ad alcuni protezione sul tetto del Tempio. Ma non si trattò di un atto di misericordia: il mattino seguente, Tancredi ordinò ai crociati di recarsi al Tempio e fare strage dei cittadini rifugiatisi lì. Sotto le armi cristiane morirono indiscriminatamente uomini e donne, musulmani ed ebrei[A 1].

Tancredi Marchese mentre assedia Gerusalemme

Instaurato il Regno di Gerusalemme, Tancredi fu nominato principe di Galilea e quando nel 1100 Boemondo, divenuto nel frattempo principe di Antiochia, fu fatto prigioniero dai Danishmendidi, il nipote Tancredi ne fu nominato reggente. Durante il suo regno il territorio del principato si espanse grazie all'annessione di terre sottratte ai Bizantini e a nulla valsero i decennali tentativi di Alessio di riportare queste regioni sotto il proprio controllo. Nel 1104, approfittando della prigionia del re Baldovino II dopo la battaglia di Harran, Tancredi s'impossessò anche della contea di Edessa, che assegnò al cugino Riccardo. Rilasciato nel 1107, Baldovino II dovette scontrarsi con Tancredi per ristabilire il proprio controllo sulla contea.

Tornato ad Antiochia dopo la sconfitta, nel 1108 Tancredi si rifiutò di onorare il Trattato di Devol, col quale suo zio Boemondo aveva prestato giuramento di fedeltà ad Alessio. Questo permise al principato di restare indipendente dall'Impero bizantino per molti decenni. Nel 1110 pose sotto il suo controllo la fortezza di Krak dei Cavalieri, che più tardi sarebbe diventata un importante caposaldo della contea di Tripoli. Tancredi mantenne la reggenza di Antiochia in nome di Boemondo II, figlio del primo Boemondo, fino alla morte, avvenuta nel 1112 durante un'epidemia di tifo.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è riportata l'ascendenza di Tancredi di Galilea. Per quanto riguarda gli antenati da parte del padre Oddobuono, per ogni membro il grafico è stato suddiviso in due parti: la riga soprastante riporta gli avi della famiglia Marchese, mentre la riga sottostante quelli della famiglia degli Aleramici dei marchesi del Monferrato[A 2].

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Malfrido Marchese
Anselmo III marchese
Astone Marchese
Anselmo II marchese
 
 
?  
Malfrido Marchese
Teuto di Savona
 
Gemma ?
?
?  
 
?  
Oddobuono Marchese  
?
Olderico Manfredi II
?
Olderico Manfredi I
 
 
?
Prangarda di Canossa
 
?
Berta di Torino
 
?
Berta Obertenghi
?
Oberto II Obertenghi
 
 
?
Railenda ?
 
Tancredi Marchese  
Tancredi d'Altavilla ?  
 
?  
Roberto d'Altavilla  
Fredesenda di Normandia Riccardo I di Normandia  
 
?  
Emma d'Altavilla  
? di Buonalbergo ?  
 
?  
Alberada di Buonalbergo  
? ?  
 
?  
 

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1106 il principe Boemondo d'Antiochia, suo zio, si recò in Europa per ottenere aiuti e per sposare Costanza di Francia, figlia del re di Francia Filippo I. Approfittando del suo prestigio e della sua fortuna, in quella stessa occasione concordò anche il matrimonio di Cecilia di Francia, sorellastra di Costanza, con suo nipote Tancredi, che era considerato uno dei più prodi cavalieri dell'epoca.

Quando Cecilia partì per Antiochia via mare per raggiungere il suo fidanzato, l'Imperatore bizantino Alessio Comneno, temendo che questa alleanza matrimoniale potesse ritorcersi contro di lui[A 3], chiese alle repubbliche di Genova, Pisa e Venezia d'intercettare la nave per impedire le nozze, ma non fu ascoltato; Cecilia arrivò ad Antiochia e sposò Tancredi verso la fine dell'anno. Da tale matrimonio Tancredi ebbe un figlio, Ugone, che fu conte di Molise[8].

Quando Tancredi sentì la fine approssimarsi, sul letto di morte, chiese a Cecilia di risposarsi con Ponzio, conte di Tripoli, allo scopo di porre fine alla rivalità tra Antiochia e Tripoli, rivalità che nuoceva alle azioni dei crociati in Terrasanta e le diede anche in dote le fortezze di Arcicanum e Rugia.

Nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Guercino, Erminia ritrova Tancredi ferito, Galleria Doria Pamphilj, Roma

La Gesta Tancredi è una biografia di Tancredi scritta in latino da Radulfo di Caen, un normanno che prese parte alla prima crociata in Terrasanta e fu al servizio suo e di Boemondo.

Tancredi appare tra i personaggi principali della Gerusalemme liberata, poema cinquecentesco di Torquato Tasso. È ritratto come un eroe epico, reso protagonista di un amore cavalleresco con la guerriera pagana Clorinda. Egli è inoltre amato dalla principessa Erminia di Antiochia. Alcuni estratti dei versi del Tasso furono inseriti da Claudio Monteverdi nella sua opera drammatica Il combattimento di Tancredi e Clorinda del 1624.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni
  1. ^ È probabile che all'epoca gli Occidentali non sapessero riconoscere e distinguere le caratteristiche delle popolazioni arabe e giudaiche.
  2. ^ Per ciascun antenato delle due famiglie del quale non se ne conoscono gli ascendenti è stato riportato un unico punto interrogativo.
  3. ^ A giusto titolo, visto che Boemondo non tardò ad organizzare una spedizione contro l'Impero, ma fu sconfitto a Durazzo nel 1107 e costretto a firmare il Trattato di Devol.
Riferimenti
  1. ^ Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, vol. 6, Bologna, Arnaldo Forni Editore, 1875, p. 108.
  2. ^ Biagio Aldimari, Memorie historiche di diverse famiglie nobili, così napoletane, come forastiere, Napoli, 1691, p. 376.
  3. ^ Catholic Encyclopedia.
  4. ^ Ferrante della Marra, p. 225.
  5. ^ DBI.
  6. ^ Il mistero del marchese Odobono, su casalenews.it.
  7. ^ Enciclopedia Treccani.
  8. ^ Ferrante della Marra, p. 226.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Principe di Galilea Successore
(nuovo titolo) 10991101 Ugo di Saint Omer I
Gervasio di Bazoches 11091112 Joscelin I di Edessa II
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