Smart Roadster

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Smart Roadster
Smart Roadster front 20070511.jpg
Descrizione generale
Costruttore Germania  Smart
Tipo principale Targa
Produzione dal 2003 al 2005
Esemplari prodotti 37522[senza fonte]
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 3427 mm
Larghezza 1615 mm
Altezza 1192 mm
Passo 2360 mm
Massa da 790 a 915 kg
Altro
Stessa famiglia Smart Fortwo (W450)
Auto simili Daihatsu Copen
2004.smart.roadster.arp.jpg

La Smart Roadster è una piccola auto sportiva prodotta dal 2003 al 2005 dalla Casa automobilistica tedesca Smart.

Genesi e debutto[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il successo ottenuto dalla piccola City-Coupé già pochi mesi dopo il suo debutto, il colosso della DaimlerChrysler decise che per il marchio della Smart era ora di cominciare ad allargare la gamma dei suoi modelli. Fu così che nell'autunno del 1998 fu avviato un nuovo progetto, siglato W452 e destinato ad un nuovo modello marchiato Smart.
Ma non si voleva creare una gamma banalmente composta da modelli che andassero a fronteggiarne altri già presenti nel mercato. Si volle invece creare qualcosa di diverso, magari non di inedito, ma che da diversi anni era ormai assente o quasi dalla scena automobilistica mondiale. Per questo si pensò ad una roadster di piccola taglia, con corpo vettura sensibilmente inferiore ai quattro metri di lunghezza e peso contenuto. L'idea era quella di ricreare una roadster secondo lo spirito delle biposto inglesi compatte degli anni cinquanta e sessanta, ossia con un piccolo motore ed un corpo vettura leggero in grado di regalare quel piacere di guida autentico che nel corso dei decenni successivi è andato progressivamente scemando a causa dell'aumento di dimensioni dei modelli che si sono via via avvicendati e non ultimo dell'avvento del catalizzatore che ha in piccola parte "tarpato" le ali anche a quei modelli con maggiori velleità sportive. Ora, se per la marmitta catalitica non vi era rimedio ed era assolutamente necessario montarlo, fu anche vero che per gli ingombri non vi erano restrizioni di sorta, per cui la scelta cadde in via definitiva su una roadster compatta. Per la verità le roadster inglesi avevano tutte il motore anteriore, quindi le analogie di impostazione andrebbero piuttosto ricercate rispetto a due modelli particolari: la Volkswagen-Porsche 914 (del 1969) e soprattutto la più leggera ed economica Fiat X1/9 (1972), entrambe biposto "Targa" a motore centrale.
Stabilito il genere di vettura da costruire, rimase il problema relativo allo styling da applicare alla vettura stessa: si decise che la vettura doveva essere inconfondibilmente una Smart e mostrare quei caratteri stilistici che l'avrebbero accomunata alla meno pretenziosa City-Coupé. Dal punto di vista tecnico si scelse, com'era ovvio, di mantenere la soluzione della cellula di sicurezza "Tridion", anche se interamente riprogettata in funzione del differente corpo vettura.
Il primo prototipo, che esteticamente prefigurava già il modello di serie, fu presentato già l'anno seguente al Salone di Francoforte assieme ad una sportiva diametralmente opposta come la SLR-McLaren. A parte quelche piccolo dettaglio, la vettura era già quella definitiva, ma ovviamente era ancora da mettere a punto e testare su strada; la presentazione in tale occasione fu effettuata principalmente per saggiare il gradimento del pubblico, come testimoniano anche i soli tre mesi che hanno richiesto la costruzione di tale prototipo.
Una seconda presentazione si ebbe nel 2000 al Salone di Parigi, dove questa volta la piccola sportiva fu svelata in una nuova veste con carrozzeria coupé a due posti secchi. La presentazione al pubblico si ebbe nell'agosto del 2002 a Berlino. Ma non si decise di avviare immediatamente la commercializzazione del modello, che invece entrò nei listini Smart solo a partire dall'11 aprile dell'anno successivo.

Design esterno ed abitacolo[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista progettuale, la Roadster non tradisce la fedeltà stilistica a quelle soluzioni tipiche del marchio Smart, il quale fino a quel momento aveva comunque un solo modello in listino, benché declinato in due varianti di carrozzeria. La Roadster sfoggiava soluzioni del tutto particolari, come lo stesso corpo vettura assai compatto anche per una piccola sportiva e configurato in maniera tale da risultare in realtà più una vettura apribile di tipo Targa che non una roadster vera e propria, a causa della presenza fissa e costante del massiccio montante posteriore.
Il frontale, dal disegno assai spiovente, era caratterizzato dai curiosi gruppi ottici tondi e sdoppiati, inseriti in una mascherina in plastica grezza che includeva anche la calandra integrata nello scudo paraurti ed i fendinebbia. Osservando invece la fiancata, balzavano immediatamente all'occhio i ridotti sbalzi anteriore e posteriore, la forte inclinazione all'indietro del parabrezza ed i passaruota assai bombati come si conviene ad una vettura sportiva, e che contenevano i cerchi in lega da 15 pollici (ma a richiesta era possibile avere i cerchi da 16 pollici). Inoltre, la vista laterale tradiva chiaramente la volontà di accostarsi alla City-Coupé, grazie all'utilizzo della cellula "Tridion" a vista, la quale regalava una colorazione bicolore al corpo vettura, a meno che non fosse stato richiesto diversamente da chi la ordinava. Le zone della scocca non in vista erano "vestite" con pannelli carrozzeria in resina termoplastica. Questa cellula incorporava anche il già citato montante posteriore che accomunava la vettura ad una di quelle apribili di tipo Targa tipiche degli anni settanta. Lo stesso montante posteriore incorniciava il lunotto, il quale si affacciava posteriormente sul coperchio tramite il quale si accedeva sia all'angusto vano bagagli sia al vano motore. Altre caratteristiche della zona posteriore erano i gruppi ottici con plastiche trasparenti e due elementi circolari.
Le caratteristiche della Roadster valgono anche per la Roadster-Coupé, che differiva dalla prima solo nella zona posteriore, dove lo sportello del vano motore era sostituito da un vero portellone quasi del tutto trasparente e quindi con funzione di lunotto, con design spezzato sullo stile di quello delle Honda CRX degli anni ottanta. L'abitacolo della Roadster, ma anche quello della Roadster-Coupé, era fatto su misura per due persone, oltretutto non troppo alte di statura, visto che il volante non regolabile avrebbe potuto causare qualche problema di adattamento per le persone di maggior statura. Il design degli strumenti, della plancia e degli stessi sedili, oltre che il vivace abbinamento dei colori e degli inserti in alluminio, erano un'altra caratteristica tipica del marchio Smart. Tra i vari comandi era presente anche quello per l'apertura e chiusura della capote in tela, la quale andava ad alloggiarsi in mezzo alle due barre longitudinali che univano la sommità del parabrezza con il montante posteriore. anche questa caratteristica accomunava la piccola sportiva più ad una Targa che ad una biposto aperta vera e propria. Si era già accennato al ridotto vano bagagli posteriore, ma in realtà il vero scomparto per i bagagli è stato ricavato anteriormente, poiché l'architettura meccanica della vettura non permetterebbe altrimenti. Si trattava anche in questo caso di un vano bagagli non molto capiente, ma adeguato al genere di vettura. In ogni caso era possibile disporre di 82 litri di capacità massima.

Struttura, tecnica e motore[modifica | modifica wikitesto]

Vista di una Roadster-Coupé

La Roadster è fondamentalmente costruita secondo una filosofia che finora era propria soltanto della Lotus: un'auto strutturalmente leggera, con un motore non molto potente ma sufficiente a garantire prestazioni brillanti grazie al favorevole rapporto peso/potenza. L'architettura meccanica era del tipo "tutto dietro", cioè con motore sistemato in posizione posteriore (in questo caso si parla di posizione posteriore-centrale) e trazione sulle ruote posteriori. Il pianale era derivato da quello della City-Coupé, che permetteva tra l'altro di mantenere lo schema tecnico appena descritto. Quanto alla scocca, venne mantenuta la soluzione della cella "Tridion", la quale garantiva un alto livello di rigidità, un requisito fondamentale per una vettura con carrozzeria apribile.
quanto alla meccanica telaistica, la Roadster e la Roadster-Coupé erano caratterizzate da un avantreno a ruote indipendenti con schema MacPherson e barra antirollio, mentre il retrotreno prevedeva invece un'insolita soluzione con ponte De Dion. L'impianto frenante era di tipo misto, vale a dire con dischi (di tipo autoventilante) all'avantreno e tamburi al retrotreno. Questo impianto frenante era corredato dei dispositivi ABS ed ESP.
Il motore proposto all'inizio era il classico tricilindrico M160 montato sulla City-Coupé, e che a proprio a partire dal 2003 è stato oggetto di modifiche che ne avevano innalzato la cilindrata a 698 cm³. Questo motore era sovralimentato mediante turbocompressore corredato di intercooler, grazie ai quali era possibile raggiungere una potenza massima di 82 CV, non molti, ma ampiamente compensati dalla massa ridotta. Quanto al cambio, la Roadster e la Roadster-Coupé montavano il cambio elettroattuato a sei marce che a causa dei suoi tempi morti durante il passaggio da un rapporto ad un altro, impedisce di avere delle prestazioni realmente brillanti. Ciò ha rappresentato un handicap per la piccola sportiva, la quale era peraltro accreditata di un rapporto peso/potenza inferiore ai 10 kg/CV, quindi buono sulla carta.

Dotazione[modifica | modifica wikitesto]

Al suo debutto, la Roadster e la Roadster-Coupé, erano proposte in un solo allestimento e con una dotazione di serie che includeva: ABS, doppio airbag frontale, ESP, controllo di trazione, vetri elettrici, chiusura centralizzata e correttore assetto fari. La lista optional era invece composta da: servosterzo elettrico, navigatore satellitare, autoradio, interni in pelle, vernice metallizzata, fendinebbia e scocca Tridion metallizzata.

Una breve carriera[modifica | modifica wikitesto]

Una Smart Brabus Roadster

La produzione fu quindi avviata nell'aprile del 2003 e nelle due configurazioni di carrozzeria previste. Ma già il mese successivo, la gamma si ampliò con l'arrivo di una versione più economica e dotata dello stesso motore, ma depotenziato a 61 CV. Nel marzo del 2004 arrivò invece la versione di punta, denominata Brabus perché rivista dal noto preparatore tedesco da molti anni al servizio del gruppo Daimler (sia esso Daimler-Benz, DaimlerChrysler o la successiva Daimler AG). In tale configurazione, il motore della piccola sportiva raggiungeva una potenza massima di 101 CV, garantendo prestazioni più brillanti. Sempre nel 2004 la gamma si sdoppiò con l'arrivo di due livelli di allestimento, denominati Pulse e Passion.
In realtà, la vettura si dimostrò un flop commerciale a causa dell'elevato prezzo di listino, della scarsa brillantezza nella versione da 82 CV, quella più diffusa, e dell'eccessiva appartenenza ad un settore di nicchia, che relegò i consensi verso la vettura stessa solo ad una ristretta cerchia di appassionati. La sua produzione cessò quindi nel 2005, a seguito degli scarsi risultati commerciali, ma soprattutto a seguito del forte passivo della Casa madre, Smart Gmbh, che per uscire dalla situazione difficile decise di concentrare la produzione sulla sola Fortwo, rinnovata e presentata al Motor Show di Bologna del 2006.
Nel tentativo di solleticare maggiormente l'interesse della potenziale clientela verso la Roadster, furono realizzate anche diverse edizioni speciali a tiratura limitata, come per esempio le varie Pitchblack, Bluestar, Blackstar, Richmond ed Ultimate. Inoltre vi furono anche le edizioni Bluewave (500 esemplari), Affection, Speedsilver, MTV-Roadster prima edizione (200 esemplari), MTV-Roadster seconda edizione e Collector's Edition. Quest'ultima, limitata a soli 50 esemplari, fu lanciata nel marzo 2006, quando ormai la normale produzione era ormai terminata. Notevole anche l'esercizio della Brabus che propose un modello twin-turbo della Smart Roadster Coupé, ottenuto unendo assieme due motori della stessa Smart roadster. L'autovettura rigorosamente di colore rosso aveva il serbatoio carburante spostato nella posizione anteriore nell'alloggiamento riservato al bagagliaio. I piccoli vetri laterali dell lunotto furono sostituiti con gliglie in materiale sintetico al fine di permettere un più efficace raffreddamento del motore di 1400 cm³. Non seguì la produzione in serie.

Riepilogo caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito vengono riepilogate le caratteristiche relative alle versioni previste per la gamma Roadster durante la sua breve carriera. I prezzi si riferiscono al livello di allestimento meno costoso.

Modello Motore Cilindrata
cm³
Potenza
CV/rpm
Coppia
Nm/rpm
Massa a vuoto
(kg)
Velocità
max
Acceler.
0–100 km/h
Consumo
(l/100 km)
Emissioni CO2
(g/km)
Anni di
produzione
Roadster 45 kW M160E07AL 698 61/5250 95/
2000-4000
790 160 15"5 4.9 116 05/2003-12/2005
Roadster 60 kW 82/5250 110/
2250-4500
175 10"9 5.1 121 04/2003-12/2005
Roadster-Coupé 815 180 04/2003-12/2005
Roadster Brabus 101/5600 130/
2500-5300
895 190 9"8 5.2 122 03/2004-02/2005
Roadster-Coupé Brabus 915 195 03/2004-02/2005

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • The Smart story, Paul Guinness, Haynes Publishing, ISBN 1-84425-123-3
  • Quattroruote nº528, ottobre 1999, Editoriale Domus
  • Quattroruote nº564, ottobre 2002, Editoriale Domus
  • Quattroruote nº569, marzo 2003, Editoriale Domus
  • Quattroruote nº572, giugno 2003, Editoriale Domus

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