Sebastiano Valfrè

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Beato Sebastiano Valfrè
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Ferdinando Cavalleri, Sebastiano Valfrè intercede presso la Vergine per la liberazione di Torino dall'assedio del 1706, 1834, Torino, Congregazione dell'Oratorio di S. Filippo Neri, olio su tela
Nascita 9 marzo 1629
Morte 30 gennaio 1710
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 15 luglio 1834
Ricorrenza 30 gennaio
Attributi Apostolo di Torino e del Piemonte

Sebastiano Valfrè (Verduno, 9 marzo 1629Torino, 30 gennaio 1710) è stato un presbitero italiano, attivo durante l'assedio di Torino del 1706, venerato come beato dalla Chiesa cattolica dal 1834.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Sebastiano Valfrè fu un anticipatore della stagione dei Santi Sociali che investirà il Piemonte tra i secoli XVIII-XIX, quando Giovanni Bosco, Giuseppe Benedetto Cottolengo, san Giuseppe Cafasso ed altri diedero lustro al cattolicesimo piemontese. Nacque in una numerosa famiglia contadina di condizioni economiche modeste, pur essendo accertata la sua discendenza dalla nota casata braidese dei Valfrè. Il nonno Andrea si era stabilito a Verduno nel XVI secolo dove, scrive Antonio Manno nel Patriziato subalpino, la discendenza decadde ma ebbe il "singolarissimo lustro del santo protettore di Torino".

Dopo i primi studi ad Alba e Bra, a 16 anni si trasferì a Torino per approfondire gli studi filosofici presso il prestigioso Collegio dei Gesuiti in qualità di alunno esterno, provvedendo al proprio mantenimento copiando di notte libri e lettere. Nel 1650 si laureò in filosofia con la discussione della tesi De universa philosophia, dedicata a don Paolo del Carretto, della famiglia dei conti di Verduno. Nel 1656 conseguirà una seconda laurea, questa volta in teologia.

Il 26 maggio 1651 entrò nella Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri di Torino, fondata da soli due anni e in precarie condizioni economiche dopo la prematura morte del dotto teologo Pietro Antonio Defera (Borgomasino 1616 - Torino 1650). L'unico membro rimasto del neonato e povero istituto era il padre Ottaviano Cambiani, peraltro non in grado di attendere alla predicazione e alle confessioni. Il 24 febbraio 1652 venne ordinato sacerdote da mons. Paolo Brizio. Nel 1675 cominciarono i suoi buoni rapporti con famiglia dei Savoia e la loro corte. Quell'anno infatti Valfrè assistette, sul letto di morte, il duca Carlo Emanuele II di Savoia e Madama Reale Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, seguendo le volontà del marito defunto, donò il terreno per la costruzione dell'attuale grandiosa chiesa di San Filippo Neri di Torino, la quale fu edificata su disegno del celebre architetto Guarino Guarini.

L'anno seguente Valfrè accettò, anche se con riluttanza, la volontà della reggente Madama Reale che lo incaricò di occuparsi dell'educazione spirituale del giovane figlio Vittorio Amedeo II di Savoia, non ancora undicenne. Tra i due si instaurò nel corso del tempo un forte legame di stima reciproca e amicizia, tanto che Vittorio Amedeo II, una volta divenuto duca, lo nominò suo confessore (carica che mantenne fino al 1690, quando venne sostituito per volontà dello stesso Valfrè, al quale appariva un compito ormai troppo gravoso per la sua età) e lo consultò frequentemente per averne pareri su materie ecclesiastiche e non solo. In più di un'occasione Sebastiano Valfrè svolse un'efficace opera di mediazione tra il ducato sabaudo e la santa sede, tra i quali spesso sorgevano dispute a causa dei diversi punti di vista sulle immunità ecclesiastiche.

Il duca gli affidò inoltre l'educazione spirituale delle sue due figlie, le principesse Maria Adelaide di Savoia e Maria Luisa Gabriella di Savoia, e l'istruzione e l'assistenza religiosa di tutto il personale della Corte torinese, i cui membri lo nominarono spesso loro esecutore testamentario, specie per quanto concerneva le opere pie. Proprio questo stretto legame con le persone più ricche e influenti dello Stato Sabaudo permise a Valfrè di trovare le risorse per realizzare gran parte dei suoi progetti umanitari: egli infatti per tutta la vita si prese cura di vedove e orfani, prestando loro assistenza economica, donò ingenti somme a ospizi e ospedali e visitò assiduamente le carceri, in particolare per confortare i condannati a morte, in qualità di membro dell'Arciconfraternita della Misericordia. Nel 1689 morì l'arcivescovo di Torino, mons. Michele Beggiamo, e il duca l'anno successivo offrì con insistenza a Valfrè la carica vacante; ma lui ricorse ad ogni mezzo in suo potere, in particolare alla sua forte amicizia con l'influente cardinale Leandro Colloredo, per non ottenere la nomina, per la quale si riteneva inadatto sia a causa degli umili natali sia perché era convinto che gli sarebbe stato più facile continuare a fare del bene rimanendo un umile prete. Al suo posto divenne arcivescovo Michele Antonio Vibò.

Il 26 giugno 1694 assistette, con Vittorio Amedeo II e sua moglie Anna Maria di Borbone-Orléans, alla sostituzione dei teli di sostegno della Sindone e ne rammendò, personalmente, alcuni strappi. Sebastiano Vafrè fu sempre molto devoto al sacro lino, tanto che nel 1693 aveva composto per le due figlie del duca una Dissertazione Istorica della SS.a Sindone. Sempre nel 1694 celebrò privatamente nella Chiesa della Visitazione, per primo in Italia, la festa del Sacro Cuore.

Durante l'assedio di Torino del 1706 si adoperò infaticabilmente, nonostante i 77 anni d'età, nel soccorrere i soldati feriti (tra i quali pare che vi fu anche Pietro Micca, di cui fu forse confessore) e la popolazione civile, animando la speranza della vittoria e promuovendo la fiducia nella protezione della Consolata. Il Consiglio Municipale affidò a lui l'incarico di organizzare novene di preghiere e pubbliche devozioni per ottenere l'aiuto divino. Proprio in ragione delle sue opere di assistenza alle truppe durante l'assedio Valfrè è stato nominato dalla Chiesa cattolica patrono dei cappellani militari. Il 13 febbraio 1707 Valfrè suggerì, in una delle numerose lettere che inviò a Vittorio Amedeo II, di erigere ad onore di Maria Vergine, alla cui speciale protezione era stata attribuita la vittoria (tanto che era stata eletta dal Consiglio Municipale, dietro suggerimento dello stesso Valfrè, avvocata della città), una sontuosa chiesa nella Cittadella di Torino o a Superga, dove sarà poi edificata.

Ammalatosi gravemente il 24 gennaio 1710, Valfrè si spense serenamente la mattina del 30 gennaio, dopo essere stato visitato per due volte dal duca Vittorio Amedeo II, il quale alla notizia della sua morte pare che abbia esclamato: «Io ho perduto un grande amico, la Congregazione dell'Oratorio un grande sostegno, i poveri un gran protettore e padre».

Culto[modifica | modifica wikitesto]

I suoi resti sono attualmente conservati nell'urna di un altare della chiesa di San Filippo Neri a Torino.

Fu beatificato il 15 luglio 1834 da papa Gregorio XVI.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

La città di Torino gli ha dedicato una via nel quartiere del Centro.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dove, Come, Quando - Guida di Torino '98-99, Torino, Gruppi di Volontariato Vincenziano, 1997, p. 389

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Marino (attribuito a), Vita del venerabile servo di Dio padre Sebastiano Valfrè della Congregazione dell'Oratorio di Torino raccolta da' processi fatti per la sua beatificazione, Torino, Alessandro Vimercati stampatore del S. Officio, 1748.
  • Vita del b. Sebastiano Valfrè, prete secolare della Congregazione dell'Oratorio di Torino / scritta da un prete della Congregazione di Venezia; con l'aggiunta della novena pel Santo Natale e della susseguente ottava composte dallo stesso beato, Venezia, A. Santini, 1837.
  • Luigi Barberis, Un grande piemontese del sec. XVII. Il beato Sebastiano Valfrè: episodi e spunti tolti da una vita anonima del 1748, (s. n., ma Pinerolo, Alzani, 1984).
  • Cesare Fava, Vita e tempi del beato Sebastiano Valfrè, prete dell'Oratorio di San Filippo di Torino, Torino, Arti Grafiche, 1984.
  • Congregazione dei PP. Filippini, Il beato Sebastiano Valfrè dell'Oratorio: bollettino mensile di informazioni per la causa di canonizzazione, Pinerolo, (s.n.), a. 1, n. 1 (set. 1965) - a. 11 (lug./dic. 1975).
  • Giovanna Olgiati, Il Beato Sebastiano Valfrè dell'Oratorio. Sua azione politica e sociale, Torino, Unione ex-allievi e fratelli dell'Oratorio di Torino, 1966.
  • Annarosa Dordoni, Un maestro di spirito nel Piemonte tra Sei e Settecento. Il padre Sebastiano Valfrè dell'Oratorio di Torino, Milano, Vita e pensiero, Università Cattolica del Sacro Cuore, 1992.
  • Nadia Calascibetta, Il beato Sebastiano Valfrè: un percorso iconografico attraverso i secoli, in: Gustavo Mola di Nomaglio, Roberto Sandri Giachino, Giancarlo Melano, Piergiuseppe Menietti (a cura di), Torino 1706. Memorie e attualità dell'Assedio di Torino del 1706 tra spirito europeo e identità regionale, Atti del Convegno, Torino 29-30 settembre 2006, Torino, Centro Studi Piemontesi - Associazione Torino 1706-2006, 2007, vol. II, pp. 879–885.
  • Daniele Bolognini, Beato Sebastiano Valfrè, Editrice VELAR-ELLEDICI, Gorle (BG) 2009.
  • Gustavo Mola di Nomaglio, Questo uomo di Dio di cui tanto è venerata la memoria in Piemonte. Traccia per una bibliografia di scritti editi riguardanti Sebastiano Valfré, in Annales Oratorii, 2008, fasciculus 8, monografico, Omaggio al Beato Sebastiano Valfré nel III centenario del dies natalis 1710-30 gennaio 2010, Torino, 2009, pp. 31–46.
  • Antonio Manno, Il Patriziato subalpino..., alla voce Valfrè (opera consultabile anche on-line nel sito dell'Associazione VIVANT, per la valorizzazione delle tradizioni nobiliari: www.vivant.it).
  • L'epistolario del beato Sebastiano Valfrè (1651-1710). Scritti di un fedele dispensatore dei misteri di Dio, (a cura di Daniele D'Alessandro), Torino, Centro Studi Piemontesi, 2017.

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