Santuario del Buon Consiglio

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Santuario del Buon Consiglio (Torre del Greco)
Interno Santuario dopo il 2006.jpg
L'interno del santuario
StatoItalia Italia
RegioneCampania Campania
LocalitàTorre del Greco
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareMadonna del Buon Consiglio
Arcidiocesi Napoli
Consacrazione1992
Inizio costruzione1902
Completamento1954

Coordinate: 40°45′55″N 14°25′01″E / 40.765278°N 14.416944°E40.765278; 14.416944

Immagine della Madonna del Buon Consiglio
La prima chiesa del 1906 oggi sacrestia

Il santuario di Maria Santissima del Buon Consiglio di Torre del Greco è tra i più recenti santuari mariani della Campania. È sede delle attività del presbiterio del XIII decanato dell'Arcidiocesi di Napoli (che comprende Torre del Greco, Trecase, Boscotrecase e parte di Torre Annunziata) e dei corsi di formazione per gli operatori pastorali laici.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario si erge tra il mar Tirreno ed il Vesuvio, nella periferia sud-orientale di Torre del Greco, al centro del golfo di Napoli. La fondazione e la realizzazione dell'intero complesso si devono a don Raffaele Scauda che volle quest'opera per onorare il nome di Maria, Madonna del Buon Consiglio, e per aiutare l'infanzia abbandonata che, allora, rappresentava la forma di povertà più urgente.

Fu eretto agli inizi del Novecento, quando don Raffaele, originario di Torre Annunziata, fu inviato a celebrare la messa presso una cappella gentilizia in località Leopardi (che deve il proprio nome a Giacomo Leopardi che, in questo territorio, trascorse l'ultimo periodo della sua vita). Resosi conto che la chiesetta risultava insufficiente a contenere i fedeli che abitavano questa terra, pensò di erigere un nuovo tempio dedicato alla Vergine del Buon Consiglio, la cui effigie era da sempre venerata presso la propria casa paterna. La chiesa, corrispondente all'attuale sagrestia, fu completata nel 1906, anno in cui fu portata la tela, dipinta da un anonimo napoletano, che ha dato il titolo alla chiesa.

Il primo grande tempio[modifica | modifica wikitesto]

La marchesa Eleonora De Cillis Carafa D'Andria, dalla grande sensibilità spirituale, affiancò l'opera di Raffaele Scauda con l'impiego dei suoi beni. Nel 1926, fu costruita la chiesa grande, per accogliere i numerosi pellegrini che accorrevano sempre più numerosi, e fu ampliata anche la casa per accogliere i bambini abbandonati.

Il bombardamento e la ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario bombardato

Durante la seconda guerra mondiale il tempio e l'annesso orfanotrofio furono distrutti: era il 15 settembre 1943. Rimase intatta solo la parete su cui era posta l'effigie della Madonna.

Per ricostruire il tempio e ridar vita alle opere caritative annesse, don Raffaele riprese a girare per i paesi vicini a raccogliere fondi, meritando l'appellativo di "facchino della Madonna". La ricostruzione terminò nell'anno 1954.

Fin dagli inizi don Raffaele ebbe come riferimento ed amico il beato Bartolo Longo, fondatore del santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, il quale incoraggiò molto l'opera del nascente santuario, specialmente le iniziative di carità in favore dei bambini. L'orfanotrofio accolse per tutto il periodo bellico e post bellico centinaia e centinaia di orfanelle, che qui trovarono accoglienza e formazione. Tutto questo fu realizzato anche grazie all'aiuto della congregazione delle Suore di Sant'Antonio, fino al 1934, e di quella delle Suore Stimmatine, dal 1935. Don Raffaele Scauda morì il 2 giugno 1961.

Il santuario e la carità[modifica | modifica wikitesto]

L'opera di carità a favore degli orfani si espresse in una serie di attività che, oltre alla formazione scolastica, contribuì anche al loro inserimento nel mondo del lavoro, grazie alla creazione di laboratori artigianali e di corsi di formazione.

La realtà dell'orfanotrofio si perse agli inizi degli anni ottanta del Novecento: essendo mutati i tempi e le modalità assistenziali, l'orfanotrofio, così come era stato pensato agli inizi, cessò di esistere.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marisa Betrò, Nel nome della Madre. Il santuario e le opere del Buon Consiglio a Torre del Greco, ACM 2006.

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