Santuario Maria Santissima del Buon Consiglio

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Santuario-Parrocchia Maria Santissima del Buon Consiglio
Interno Santuario dopo il 2006.jpg
Interno del santuario
StatoItalia Italia
RegioneCampania
LocalitàTorre del Greco
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareMadre del Buon Consiglio
Arcidiocesi Napoli
Consacrazione1993
Inizio costruzione1902
Completamento1954

Coordinate: 40°45′55″N 14°25′01″E / 40.765278°N 14.416944°E40.765278; 14.416944

Immagine della Madonna del Buon Consiglio
La prima chiesa del 1906 oggi sacrestia

Il Santuario-Parrocchia "Maria Santissima del Buon Consiglio" di Torre del Greco (Città metropolitana di Napoli) figura tra i santuari mariani della regione Campania più recentemente istituiti.

È sede delle attività del presbiterio del XIII decanato dell'Arcidiocesi di Napoli (che comprende i comuni di Torre del Greco, Trecase, Boscotrecase e parte di quello di Torre Annunziata) nonché delle attività per la formazione degli operatori pastorali laici.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario è ubicato nella periferia sud-orientale della città di Torre del Greco, tra il mar Tirreno ed il Vesuvio, al centro del golfo di Napoli.

La fondazione e la realizzazione dell'intero complesso si devono al sacerdote don Raffaele Scauda che volle quest'opera per onorare il nome di Maria Madre del Buon Consiglio e per aiutare l'infanzia abbandonata che, allora, rappresentava una delle forme di povertà più urgente.

Fu eretto agli inizi del Novecento, quando don Raffaele, originario di Torre Annunziata, fu inviato a celebrare la messa presso una cappella gentilizia in località Leopardi (quartiere che deve il proprio nome a Giacomo Leopardi che, in questo territorio, trascorse l'ultimo periodo della sua vita). Resosi conto che la chiesetta risultava insufficiente a contenere i fedeli del posto, pensò di erigere un nuovo tempio dedicato alla Vergine del Buon Consiglio, la cui effigie era da sempre venerata presso la propria casa paterna. La struttura originaria, corrispondente all'attuale sagrestia, fu completata nel 1906, anno in cui fu portata la tela, dipinta da un anonimo napoletano, che diede il titolo alla chiesa.

Il primo grande tempio[modifica | modifica wikitesto]

La marchesa Eleonora De Cillis Carafa D'Andria, dalla grande sensibilità spirituale, affiancò l'opera di don Raffaele Scauda con l'impiego dei suoi beni.

Nel 1926, fu costruita la chiesa grande per accogliere i numerosi pellegrini che accorrevano sempre più numerosi e fu ampliata anche la struttura adiacente per accogliere i bambini orfani e/o abbandonati.

Il bombardamento e la ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario bombardato

Durante la seconda guerra mondiale il tempio e l'annesso orfanotrofio furono distrutti: era il 15 settembre 1943. Rimase intatta solo la parete su cui era posta l'effigie della Madonna.

Per ricostruire il tempio e ridar vita alle opere caritative annesse, don Raffaele Scauda girò i paesi limitrofi per raccogliere fondi, meritando l'appellativo di "facchino della Madonna". La ricostruzione terminò nell'anno 1954.

Fin dagli inizi don Raffaele ebbe come riferimento ed amico il beato Bartolo Longo, fondatore del santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, il quale incoraggiò molto l'opera del nascente santuario, specialmente le iniziative di carità in favore dei bambini.

L'orfanotrofio accolse per tutto il periodo bellico e post-bellico centinaia di orfanelle che trovarono accoglienza e formazione. Tutto questo fu realizzato anche grazie all'aiuto della congregazione delle Suore di Sant'Antonio (fino al 1934) e di quella delle Suore Stimmatine (dal 1935 in poi).

Don Raffaele Scauda morì il 2 giugno 1961.

Il santuario e la carità[modifica | modifica wikitesto]

L'opera di carità a favore degli orfani si espresse in una serie di attività che, oltre all'istruzione scolastica, contribuì anche al loro inserimento nel mondo del lavoro grazie alla creazione di laboratori artigianali e di corsi di formazione.

Essendo mutati i tempi e le modalità assistenziali, la realtà dell'orfanotrofio cessò di esistere agli inizi degli anni ottanta del Novecento.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marisa Betrò, Nel nome della Madre. Il santuario e le opere del Buon Consiglio a Torre del Greco, ACM 2006.

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