San Vito (Altivole)
| San Vito frazione | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | Altivole |
| Territorio | |
| Coordinate | 45°45′18.5″N 11°54′55.91″E |
| Altitudine | 83[1] m s.l.m. |
| Abitanti | 1 890[2] (31-8-2025) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 31030 |
| Prefisso | 0423 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Nome abitanti | Sanvitesi |
| Patrono | San Vito |
| Giorno festivo | 15 giugno |
| Cartografia | |
San Vito (San Vì in veneto) è una frazione del comune di Altivole, in provincia di Treviso.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]San Vito si colloca nella pianura a sud di Asolo, a ovest del capoluogo Altivole, a nord di Riese Pio X e a est di Spineda. Il territorio della frazione è prevalentemente agricolo, occupato da vaste campagne, col centro abitato raggruppato all'incrocio tra le più importanti vie: via Asolana e via Castellana collegano in direzione nord-sud Asolo e Riese, via Rosina e via Brioni in direzione ovest-est congiungono Spineda e Altivole. La frazione conta circa 1890 abitanti e dista circa 3,5 km dal capoluogo comunale.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]San Vito fu abitata già in epoca romana. In passato fu spesso chiamata San Vito d'Asolo anziché San Vito di Altivole, ma il nome non deve trarre in errore: in quel periodo si dava tanta importanza ad Asolo e fu associato ad Asolo qualsiasi borgo fosse nei dintorni: Paderno d'Asolo, San Vito d'Asolo.
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Chiesa parrocchiale
[modifica | modifica wikitesto]La chiesa parrocchiale di San Vito, Consacrata nel 1779 è un esempio di architettura neoclassica, dall'imponente facciata tripartita da lunghe semicolonne corinzie, sopra le quali poggia un grande timpano dentellato, sui cui vertici campeggiano tre statue di santi.
All’interno custodisce un vero e proprio patrimonio artistico:
- L’Altare maggiore è opera di Pasino Canova, con due angeli laterali scolpiti da Giuseppe Bernardi detto il Torretto;[3]
- "L’Ultima Cena" (1606)[4] di Marco Vecellio;[3][4]
- "La Caduta della Manna" (1612-1613)[4] di Andrea Michieli;[3]
- "La Lapidazione di Santo Stefano" (1729)[4] di Nadal Melchiorri;[3]
- "La Madonna del Carmine e Santi" (1607)[4] di Bartolomeo Orioli;[3]
- "La Vergine con Bambino e Santi", attribuita a Luca Martinelli;[3]
- Sull’Altare di sinistra, "La Madonna del Rosario" (1902) di Noè Bordignon.[3]
I due grandi dipinti del presbiterio, “L’Ultima Cena” e “La Caduta della Manna”, provenienti dai depositi demaniali di Venezia (dalle chiese di San Basilio e San Marta, soppresse nel 1806), furono assegnati alla parrocchia nel 1839 grazie all’interessamento del cardinale Jacopo Monico, già parroco di San Vito tra il 1818 e il 1823.[4]
Restaurati nel 1858 dal pittore padovano Domenico Messedaglia, i due dipinti si distinguono per la qualità della composizione e la finezza cromatica, e sono considerati tra le opere più rilevanti della chiesa.[4]
Organo a canne[4]
[modifica | modifica wikitesto]Nell’agosto del 1909 venne inaugurato un organo proveniente dalla chiesa di Riese, donato da Papa Pio X al parroco di San Vito, don Giuseppe Biliato, suo amico personale.
Si trattava di uno strumento realizzato dalla ditta Malvestio alla fine dell’Ottocento, successivamente adattato al sistema pneumatico tubolare dalla ditta Pugina di Padova in occasione della nuova collocazione.
Negli anni 1950 l’organo fu rimodernato dalla ditta Ruffatti di Padova, mentre nel 1987 venne sottoposto a un radicale restauro curato dalla ditta A. Piccinelli di Padova, su iniziativa del parroco don Rito Vedovato.
Lo strumento, collocato su un’ampia cantoria sopra la porta centrale, presenta una facciata di tipo “ceciliano” con 33 canne in zinco zigrinato e labbro superiore a scudo con baffi.
Tomba Brion
[modifica | modifica wikitesto]Nel secondo Novecento si lega a San Vito uno dei maggiori architetti italiani, Carlo Scarpa, che tra il 1970 e il 1975 progetta e realizza la celebre Tomba Brion, annessa al cimitero del paese.
Il mausoleo, commissionato dalla famiglia Brion, si articola in un percorso simbolico che alterna elementi d’acqua, luce e vegetazione: dai propilei si accede al portico, che conduce all’arcosolio con le arche dei capostipiti; nei pressi si trova la tenda-caverna destinata ai parenti, collegata da un passaggio sull’acqua alla cappella centrale, punto focale dell’opera.
Il complesso prosegue con l’orto dei cipressi e termina con il padiglione della meditazione.
Carlo Scarpa è sepolto in questo luogo, che è stato definito «un monumento funerario che non è il luogo della pietà né del riposo eterno, ma quello di un gioco, di un eden ripreso alla fine della storia».[3]

Villa Giauna Bernardo
[modifica | modifica wikitesto]Sul territorio di San Vito sorge Villa Costanzo Giauna-Bernardo complesso di villa veneta risalente ai secoli XVII-XVIII.Fu edificata dalla nobile famiglia Costanzo, che possedeva vasti terreni tra Castelfranco Veneto e San Vito d’Altivole.La villa, di notevole pregio architettonico, è impreziosita da un elegante giardino e da un cancello monumentale sul lato sud, attribuito ad Antonio Canova.[3]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ Fonte: ISTAT.
- ^ In assenza di dati ufficiali precisi, si è fatto riferimento alla popolazione della parrocchia locale, reperibile nel sito della CEI.
- ^ a b c d e f g h i Comune di Altivole - San Vito di Altivole, su https://www.comune.altivole.tv.it. URL consultato il 24 ottobre 2025 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2024).
- ^ a b c d e f g h Renzo Feltracco, S. VITO DI ALTIVOLE La sua chiesa La sua gente, Marzo 1998.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Renzo Feltracco: S. VITO DI ALTIVOLE: La sua Chiesa, La sua Gente, s.n, Stampato da Artegrafie Castelfranco Veneto Marzo 1998 pp. 108-109,121.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]| Controllo di autorità | VIAF (EN) 233882067 · LCCN (EN) no2018015523 |
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