Roberto Sarfatti

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Roberto Sarfatti
Monumento a Sarfatti.jpg
Monumento a Roberto Sarfatti
NascitaVenezia, 10 maggio 1900
MorteCol d'Echele, 28 gennaio 1918
Cause della morteper ferite riportate in combattimento
Luogo di sepolturaSacrario militare di Asiago
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
ArmaFanteria
CorpoAlpini
Reparto6º Reggimento alpini
GradoCaporale
Decorazionimedaglia d'oro al valor militare
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Roberto Sarfatti (Venezia, 10 maggio 1900Col d'Echele, 28 gennaio 1918) è stato un militare italiano, medaglia d'oro al valor militare.

Targa commemorativa per i caduti della comunità ebraica di Venezia durante la Prima guerra mondiale che riporta il nome di Roberto Sarfatti

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Venezia da famiglia ebraica, all'età di due anni si trasferì a Milano con il padre Cesare e la madre Margherita Grassini. Studiò prima al Politecnico milanese, dove ebbe tra gli insegnanti Alfredo Panzini, poi a Bologna, dove partecipò alle iniziative del movimento interventista. A 15 anni, nonostante il divieto della famiglia, si arruolò volontario usando una documentazione falsa ottenuta tramite Filippo Corridoni. L'inganno però venne scoperto e il giovane fu costretto a lasciare il 35º Reggimento Fanteria: il padre decise di allontanarlo, facendogli frequentare l'Istituto nautico S Venier di Venezia, con cui viaggiò per mare per alcuni mesi.

Nel 1917, raggiunta ormai l'età che lo consentiva, poté arruolarsi volontario nel corpo degli Alpini: con il 6º Reggimento affrontò le prime battaglie, ottenendo subito il grado di caporale per il valore mostrato. Dopo alcuni giorni di licenza premio, ritornò in prima linea con il suo battaglione, impegnato nei combattimenti sull'Altopiano dei Sette Comuni. Il 28 gennaio 1918 ebbe inizio la prima battaglia dei Tre Monti: il giovane caporale combatté valorosamente tra le trincee, facendo prigionieri trenta austriaci, ma nel corso di un nuovo assalto venne raggiunto alla fronte dal fuoco avversario.[1] Il suo corpo venne ritrovato solo nel 1934 e riposa oggi nel Sacrario militare di Asiago.[2][3]

Nel 1918 Ada Negri ne commemorò la figura nell'opera Orazioni,[4] e fu tra i curatori di una monografia in cui vennero pubblicate le sue lettere.[5]

Il 19 aprile 1925 gli fu conferita la medaglia d'oro al valor militare: è il più giovane tra i decorati con la massima onorificenza della prima guerra mondiale.[6]

Sul Col d'Echele fu eretto un monumento commemorativo, progettato dall'architetto Giuseppe Terragni.[7]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Volontario di guerra, appena diciassettenne, rientrato dalla licenza ed avendo saputo che il suo battaglione si trovava impegnato in una importante azione contro formidabile posizione nemica, si affrettava a raggiungere la linea. Lanciatosi all’attacco di un camminamento nemico, vi catturava da solo 30 prigionieri ed una mitragliatrice. Ritornato nuovamente all’attacco di una galleria fortemente munita, cadeva mortalmente ferito. Case Ruggi (Val Sasso), 28 Gennaio 1918.[8]»
— Case Ruggi (Val Sasso), 28 Gennaio 1918.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roberto Sarfatti, su sassodiasiago.it. URL consultato il 20 settembre 2016.
  2. ^ L'architetto e Margherita [collegamento interrotto], su Panorama.it. URL consultato il 20 settembre 2016.
  3. ^ Le due medaglie d'oro degli ebrei italiani al Sacrario militare di Asiago, Moked - Il portale dell'ebraismo italiano. URL consultato il 21 luglio 2017.
  4. ^ Ada Negri in Dizionario biografico Treccani
  5. ^ Scheda OPAC
  6. ^ Adolfo Amodeo, Momenti della vita di guerra, in Area storica del sito dello Stato maggiore della difesa
  7. ^ Il duplice museo a Sasso di Asiago
  8. ^ Scheda nel sito ufficiale del Quirinale

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alfredo Panzini, Roberto Sarfatti: profilo, Roma, Porta, 1924.
  • Roberto Sarfatti, Roberto Sarfatti: le sue lettere e le testimonianze di lui, a cura di Ada Negri, Gabriele D'Annunzio, Paolo Buzzi e Benito Mussolini, Istituto Editoriale Italiano, 1919.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN23222939 · ISNI (EN0000 0000 4312 4653 · LCCN (ENno2004111481 · GND (DE129596337 · ULAN (EN500344235 · WorldCat Identities (ENlccn-no2004111481