Roberto Rebora

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Roberto Rebora (Milano, 25 gennaio 1910Milano, 29 febbraio 1992) è stato un poeta, traduttore e critico teatrale italiano

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nipote del famoso Clemente Rebora, comincia da subito ad interessarsi di letteratura e nel 1940 pubblica la sua prima raccolta, Misure, edita da Guanda. Dopo l'8 settembre, soffre momenti difficili: viene internato a Wietzendorf, in un lager tedesco, dove divide la prigionia insieme a Giovannino Guareschi, Giuseppe Lazzati ed Enzo Paci. Dopo questa drammatica esperienza tornerà a scrivere e a pubblicare: nel 1950 esce la silloge Dieci anni.

Viene inserito da Luciano Anceschi nell'antologia di poesia contemporanea, Linea lombarda (Edizioni Magenta, 1952) ma Rebora sfuggirà a qualsiasi tentativo di classificazione, distinguendosi per uno stile assolutamente peculiare in cui emerge un lirismo cristallino, profondamente legato al quotidiano da cui però riesce ad ergersi con sottile verticalità. Dopo molti anni di silenzio, nel 1965 torna in libreria con la raccolta Il verbo essere, stavolta per Scheiwiller, che diventerà l'editore esclusivo della sua poesia.

Attivo come traduttore, realizza versioni italiane dei grandi del teatro (Beckett) e della narrativa (Gide), scrivendo anche opere come saggista. In qualità di critico teatrale collabora con importanti riviste, come Sipario, Rivista Italiana di Drammaturgia e Corriere del Ticino. Nella stagione 1961-62, insieme a Paolo Grassi e Ruggero Jacobbi, dirige la Scuola d'arte drammatica di Milano. Lavora anche come magazziniere, pubblicitario e impiegato dell'associazione librai.

Nell'agosto 1991, dopo l'intervento di eminenti personalità della letteratura come Paolo Volponi, gli viene assegnato il vitalizio previsto dalla Legge Bacchelli, a causa del suo stato di indigenza.

Muore nel febbraio 1992. Sulle pagine del Corriere della Sera, il critico Carlo Bo, che definisce Rebora "il più puro dei poeti di questo secolo", gli dedica queste affezionate parole: "Ha seguito il suo itinerario interiore senza confondersi mai con nessun gruppo o con qualche scuola, legato all'idea di verità che ha servito pagandone fino in fondo il peso e la fatica".[1]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Poesia[modifica | modifica wikitesto]

  • Misure (Guanda, Parma, 1940)
  • Dieci anni (Edizioni del Piccolo Teatro, Milano, 1950)
  • Il verbo essere (Scheiwiller, Milano, 1965)
  • Non altro (Scheiwiller, Milano, 1977)
  • Per il momento (Scheiwiller, Milano, 1983)
  • Parole cose (Scheiwiller, Milano, 1987)
  • Non ancora (Scheiwiller, Milano, 1989)
  • Fra poco (Scheiwiller, Milano, 1991)
  • Della voce umana e poesie inedite (Interlinea, Novara, 1998)

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

  • François Mauriac, Blaise Pascal e la sorella Jacqueline (Bompiani, Torino, 1949)
  • François Billetdoux, Si va da Torpe (Einaudi, Torino, 1963)
  • Jacques Nobécourt, Il caso Rodern (Bompiani, Torino, 1963)
  • André Gide, L'immoralista e La porta stretta (Sansoni, Firenze, 1967), insieme a Emilio e Maria Castellani
  • Samuel Beckett, Teatro: Aspettando Gogot, Finale di partita, L'ultimo nastro di Krapp, Giorni felici (Mondadori, Milano, 1976)
  • Tatiana Tolstoj, Anni con mio padre (Garzanti, Milano, 1978)

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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