Ritratto di borghesia in nero

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Ritratto di borghesia in nero
Ritratto di borghesia in nero.jpg
Ornella Muti in una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1978
Durata 105 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere drammatico, sentimentale
Regia Tonino Cervi
Soggetto di Roger Peyrefitte
Sceneggiatura Goffredo Parise, Cesare Frugoni, Tonino Cervi
Fotografia Armando Nannuzzi
Montaggio Nino Baragli
Musiche Vince Tempera
Scenografia Luigi Scaccianoce
Interpreti e personaggi

Ritratto di borghesia in nero è un film del 1978 diretto da Tonino Cervi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda si svolge a Venezia negli anni '30, durante il fascismo. Mattia, studente di musica d'estrazione popolare, arriva in città grazie a una borsa di studio per il Conservatorio e inizia a frequentare la boriosa e conservatrice borghesia cittadina. Presto, Mattia è coinvolto in un'avventura passionale con una matura professoressa di pianoforte, Carla Richter, madre del compagno di studi Renato; si tratta d'una donna tutto sommato piacente, della quale il figlio va molto fiero. I Richter, nonostante l'orgoglio d'un glorioso passato, sono nel complesso una famiglia decaduta e squattrinata.
All'inizio complice della relazione tra Mattia e la madre, Renato finisce per diventarne geloso e cerca di frapporsi tra i due. Carla, da parte sua, vorrebbe che suo figlio sposasse Elena Mazzarini, una sua studentessa di pianoforte di famiglia assai benestante. Del resto, Carla non nasconde il fatto d'aspirare a un matrimonio d'interesse tra i due giovani e riesce a farli conoscere a una cena cui partecipa anche Mattia, ritenuto oramai parte dei Richter.
Il risultato dell'operato di Carla e del figlio è che invece sono Mattia ed Elena a diventare ben presto una coppia, accettata anche dai genitori di lei, che da parte sua non pensa minimamente a sposarsi con Renato. Ormai Mattia è ospite fisso presso i Mazzarini. In casa, la madre di Elena mostra apertamente le proprie preoccupazioni per il futuro, dato che pare che l'Italia stia avviandosi verso la guerra. Ripetutamente, suo marito la zittisce precisando che si tratta d'un argomento tabù, soprattutto per le famiglie in vista come la loro.
Carla si sente trascurata e tradita: per questo, insiste per riprendere la relazione. Poi, vista l'inutilità del suo sforzo, con una lettera anonima alla famiglia di Elena tenta di screditare Mattia, ma neppure quest'intrigo, comunque, sortisce l'effetto sperato: Carla viene licenziata dai Mazzarini e la vicenda pare chiudersi così.
In seguito, Carla cerca d'avvicinare Elena, che tutto sommato accetta di buon grado le avances. La giovane non sospetta che il breve approccio sessuale è solo uno stratagemma finalizzato al ricatto: se Elena insisterà per sposare Mattia, Carla diffonderà la voce della loro avventura sessuale per diffamarla. Inorridita, per tutta risposta Elena uccide Carla.
I sospetti della polizia cadono subito su Mattia, che tra l'altro non dispone d'un alibi: per salvare la situazione, in presenza di tutta la famiglia, Elena dichiara alla polizia che Mattia, all'ora del delitto, si trovava nella propria abitazione da solo con lei. Il commissario, amico dei Mazzarini, crede all'alibi fornito da Elena e ben presto, imbarazzatissimo, annuncia di togliere il disturbo. Il padre, costernato dalle nuove rivelazioni, si riprende in fretta dalla sorpresa e si rivela, come sempre, un abile e freddo uomo d'affari: per correre ai ripari prega il commissario di non fare circolare la confessione di Elena, promettendo di ricambiare la discrezione della polizia con favori di natura personale.
A questo punto, tra luci e ombre d'una borghesia ipocrita e bigotta, nulla può più ostacolare il matrimonio, più o meno d'amore, tra Elena e Mattia. La cerimonia è solenne, ma il commissario di polizia getta uno sguardo amareggiato alla coppia di sposi; poco dopo, al momento del rituale della foto di gruppo, una gondola passa davanti alla compagnia trasportando un feretro avvolto in un telo nero.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è dal racconto La maestra di piano di Roger Peyrefitte. Si concentra principalmente su questioni sociali indipendenti dalle epoche e dai luoghi in cui la vicenda può essere ancorata: a detta del regista queste sarebbero infatti delle scelte più o meno intercambiabili.[1]

Ne emerge una borghesia in nero non tanto per il fatto di chiudere gli occhi davanti all'operato del fascismo, ma per i suoi atteggiamenti corrotti e per l'ipocrisia che pesa sul suo mondo sessuale; si tratta di modi di pensare e agire che finiscono per essere adottati anche dalla sensibile ma viziata Elena, la quale mostra di apprendere in fretta la lezione del padre e dell'altra protagonista, la signora Richter. Vengono del resto trattati esempi di decadimento morale la cui descrizione si inserisce in una lunga e assai nota tradizione letteraria.[2]

Risultano particolari, considerando il periodo di produzione e i nomi prestigiosi coinvolti nella produzione, alcune brevi riprese con dei nudi integrali di Stefano Patrizi e una scena saffica tra Senta Berger e Ornella Muti. Per queste ragioni il film venne vietato ai minori.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scheda Cinedatabase, vedi collegamenti esterni
  2. ^ filmtv

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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