Proteste in Algeria del 2010-2012

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Proteste in Algeria del 2010-2012
parte della Primavera Araba
110109 Algeria slashes food prices amid riots 004.jpg

Data 28 dicembre 2010 - 10 gennaio 2012
Luogo Algeria Algeria
Causa Disoccupazione, aumento del prezzo dei generi alimentari, corruzione, malcontento popolare
Esito Abrogazione pro tempore dello stato d'emergenza
Schieramenti
Manifestanti Forze di polizia
Perdite
5 - 8 morti
400 - 800 feriti[1][2]
Note: Il numero dei feriti potrebbe conteggiare anche le forze di sicurezza
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Le proteste in Algeria del 2010-2012 si sono verificate in numerose città della Algeria. Le proteste si inseriscono nel contesto delle proteste nel mondo arabo avvenute in numerosi Stati del Nordafrica e del Vicino Oriente tra la fine del 2010 e i primi mesi del 2011. I torbidi si rivolgono in principal modo contro il regime di Abdelaziz Bouteflika, presidente dal 1999.

Cronaca degli eventi principali[modifica | modifica sorgente]

L'aumento del prezzo degli alimenti[modifica | modifica sorgente]

Incidenti ad Algeri
Manifestazione del RCD ad Algeri
L'esplosione della protesta a metà gennaio
Atti vandalici contro una concessionaria di automobili ad Algeri

L'impennata dei prezzi di prima necessità, tra cui pane, olio e zucchero, (il governo aumenta i costi nell'ordine del 20-30%), provoca all’inizio di gennaio, una scia di proteste in diverse città algerine.[3][4][5] Il bilancio è di due morti e diversi feriti. Sempre a gennaio si verificano scontri tra manifestanti e polizia ad Algeri, dove il partito di opposizione "Raggruppamento per la Cultura e la Democrazia" capeggia le proteste.[6] I provvedimenti correttivi del governo non fermano i migliaia manifestanti, per la maggior parte attivisti dei partiti d'opposizione e sindacalisti, che si uniscono attorno alla richiesta di dimissioni del presidente Abdelaziz Bouteflika, al potere da quasi 12 anni.[3]

Promesse del governo[modifica | modifica sorgente]

Anche la corruzione, la disoccupazione giovanile e la povertà sono tra le cause principali della rivolta. Il governo promette interventi per migliorare la situazione e Bouteflika si impegna ad abrogare lo stato d'emergenza.[3] Dall'inizio di gennaio inoltre si registrano una decina di casi di auto-immolazioni per protesta contro il regime.[4] In febbraio le dimostrazioni non si fermano e arresti si verificano tra i manifestanti che sfilano nella capitale del paese.[7]

Dopo gli scioperi e le proteste di alcune categorie professionali nelle settimane precedenti, gli studenti sfidano il divieto degli assembramenti e proteste si verificano il 22 febbraio ad Algeri, nelle quali si richiede la cacciata del governo e la fine dello stato d'emergenza, in atto da 19 anni, che comporta la possibilità di adottare misure speciali da parte della polizia contro gli oppositori.[8]

Abrogazione dello stato d'emergenza[modifica | modifica sorgente]

Il 22 febbraio il governo algerino decide di dare il via libera alla revoca dello stato d'emergenza.[9] Secondo molti analisti si tratta però di un provvedimento di facciata, considerato il ruolo primario ancora attribuito all'esercito, che rimane l'interprete della lotta "al terrorismo e alla sovversione", fattispecie giuridica nella quale il governo potrebbe virtualmente includere le proteste di piazza più violente.[10] La revoca dello stato d'emergenza, promessa dal governo nelle scorse settimane, giunge alla fine di lunghe e talvolta tragiche manifestazioni antigovernative. Bouteflika annuncia anche numerose misure economiche e sociali, per combattere la disoccupazione, in particolare giovanile, e si impegna a sostenere la creazione, entro cinque anni, di 3 milioni di posti di lavoro, e la costruzione di migliaia di alloggi.[2]

Il 26 febbraio si svolge ad Algeri, per il terzo sabato consecutivo, una marcia di protesta per le vie della capitale, malgrado la revoca il giorno prima delle leggi speciali.[11] La manifestazione è impedita dalla polizia e tafferugli scoppiano tra agenti e dimostranti, scesi in piazza insieme i membri del Raggruppamento per la cultura e la democrazia. I dimostranti scesi in strada contro il regime di Bouteflika sono fatti oggetto di una sassaiola da parte dei sostenitori del presidente.[11] Anche un deputato della RCD rimane gravemente ferito nel corso della manifestazione.[12]

A inizio marzo le manifestazioni non si fermano e alcuni scontri continuano a registrarsi tra i sostenitori del presidente Bouteflika e gli oppositori del regime.[13] I cortei dell'opposizione che sfidano il divieto degli affollamenti vengono bloccati dal sistema di sicurezza messo a punto dal governo nelle recenti settimane.[14]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Egyptian Protests Inspired by Tunisia Leave Three Dead in Bloomberg, 26 gennaio 2011. URL consultato il 26-02-2011.
  2. ^ a b Algeria, opposizione divisa, mini manifestazione bloccata dalla polizia in Il messaggero, 26 gennaio 2011. URL consultato il 28-02-2011.
  3. ^ a b c Il vento del Maghreb in RSI.ch, 18 febbraio 2011. URL consultato il 20-02-2011.
  4. ^ a b Dalla Libia al Kuwait: la mappa delle prossime rivolte in Skytg24, 14 febbraio 2011. URL consultato il 20-02-2011.
  5. ^ Rivolta del couscous in Algeria. Violenti scontri nella capitale per i rincari sui generi alimentari in ilsole24ore, 07 gennaio 2011. URL consultato il 04-03-2011.
  6. ^ Algeria: scontri manifestanti-polizia ad Algeri, 2 feriti in AKI, 22 gennaio 2011. URL consultato il 20-02-2011.
  7. ^ Algeria: opposizione in piazza nella capitale, 50 arresti in Adnkronos/Aki, 12 febbraio 2011. URL consultato il 20-02-2011.
  8. ^ Algeria: manifestano gli studenti in Euronews, 22 febbraio 2011. URL consultato il 22-02-2011.
  9. ^ Algeria: revocato lo stato d'emergenza in Adnkronos/Aki, 22 febbraio 2011. URL consultato il 26-02-2011.
  10. ^ Guido De Franceschi, Algeria in Il sole 24 ore, 08 marzo 2011. URL consultato il 09-03-2011.
  11. ^ a b Algeria, scontri tra polizia e manifestanti in Euronews, 26 febbraio 2011. URL consultato il 27-02-2011.
  12. ^ Algeria: scontri tra polizia e dimostranti in Italia-news, 27 febbraio 2011. URL consultato il 01-03-2011.
  13. ^ Manifestazioni in Algeria, Giordania e Bahrein in RadioVaticana, 05 marzo 2011. URL consultato il 06-03-2011.
  14. ^ Algeria, ostacolati cortei di protesta dell’opposizione in euronews, 05 marzo 2011. URL consultato il 06-03-2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]