Proteste in Marocco del 2011-2012

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Proteste in Marocco del 2011-2012
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Data febbraio 2011 - aprile 2012
Luogo Marocco Marocco
Causa Assenza di democrazia e aumento dei prezzi
Esito Referendum su una nuova Costituzione nel luglio 2011 (il sovrano perde alcuni poteri esecutivi e legislativi, pur godendo ancora di poteri strategici, e la lingua berbera diventa, accanto alla lingua araba, lingua ufficiale), elezioni parlamentari a novembre 2011 (con la vittoria del PJD)
Schieramenti
Manifestanti Forze di polizia
Perdite
6 morti
13 feriti
115 feriti
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Le proteste in Marocco del 2011-2012 si inseriscono nel contesto delle proteste nel mondo arabo. La protesta marocchina esprime l'insofferenza crescente nei confronti del potere monarchico del re Mohammed VI, salito al trono nel 1999 ed il desiderio di riforme costituzionali che blocchino la prassi per cui il sovrano si assegna il potere decisionale per diverse questioni, mentre il paese possiede un governo e un parlamento privi di poteri reali.[1] La protesta, ad ogni modo, assume un profilo più bilanciato rispetto agli altri paesi interessati dai torbidi, grazie anche al consenso più o meno diffuso di cui gode il monarca.[2]

La protesta[modifica | modifica sorgente]

Il re Mohammed VI accanto a George Bush nello Studio Ovale nel 2002.

Il 20 febbraio e il giorno successivo migliaia di persone manifestano a Rabat, Casablanca e in altre città del Marocco per chiedere riforme democratiche e protestare contro il governo del paese.[3] Nella capitale la contestazione si è svolta in modo pacifico, mentre alcuni scontri con la polizia sono avvenuti a Al Hoceima, nel nord del paese dove muoiono 5 persone a causa degli incidenti.[4]

Le proteste vengono organizzate da gruppi di giovani che mediante Facebook lanciano inviti alla dimostrazione. Si chiede un ridimensionamento del potere del re Mohammed VI e si invocano le dimissioni del governo e modifiche costituzionali.[3]

Il 26 febbraio la gente scende in strada a Casablanca circondanta da un massiccio apparato di sicurezza.

Prove di dialogo si svolgono a inizio marzo quando un consigliere del re affronta un colloquio con cinque leader sindacali annunciando loro che il sovrano "ha deciso di procedere con riforme politiche, economiche e sociali".[1]

Il 7 marzo i manifestanti, dopo aver lanciato l'annuncio su Facebook, si raccolgono a Rabat, Casablanca e Tangeri per manifestare per l'attuazione di riforme politiche radicali.[5]

Il 9 marzo Mohamed VI si rivolge pubblicamente alla nazione promettendo una profonda riforma costituzionale che rinforzi il potere esecutivo del governo. Il re, annuncia che le riforme dovranno essere approvate tramite referendum.

Dopo alcune proteste a Casablanca il 14 marzo,[6] il 20 marzo il moto di protesta che chiede riforme costituzionali, di nuovo inizia nel paese.[7][2]

Proteste nel Sahara Occidentale[modifica | modifica sorgente]

Le proteste nel Sahara Occidentale si inseriscono anch'esse nel più ampio contesto delle proteste nel mondo arabo nel periodo 2010-2011, ma hanno ad oggetto differenti rivendicazioni. Il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola, annesso nel 1975 dal Marocco, vede da anni la battaglia del popolo saharawi per il riconoscimento del proprio statuto di nazione.[8] L'8 novembre 2010 le forze marocchine smantellano con la forza il campo di Gdeim Izik, allestito dai sahrawi che chiedono l’indipendenza dell’ex colonia spagnola. Secondo gli indipendentisti sono decine le vittime tra le persone presenti nel campo, mentre le autorità marocchine parlano di tredici morti, di cui undici tra i propri militari. Il Parlamento europeo chiede un'inchiesta dell'ONU sui fatti.[9][10]

Il 2 e il 20 febbraio 2011, nella capitale ufficiosa Laayoune, decine di gruppi di manifestanti protestano contro il blocco che detiene il controllo politico del Marocco, contro il re Mohammed VI e contro la gestione dell'estrazione delle risorse naturali. L'estrazione delle risorse sarebbe stata attuata dalle autorità in modo occulto nonostante l'accordo stabilito con l'Unione Europea di proteggere l'area del Sahara Occidentale. L'Associazione dei sahrawi si appella chiedendo i danni causati dalle forze marocchine per il saccheggio avvenuto all'accampamento presso Laayoune e auspicando la cessazione dell'istigazione al razzismo ai danni della popolazione sahariana. La moglie dell'attivista detenuto Naama Asfari si appella al Ministro degli Affari Esteri francese Michèle Alliot-Marie.[11][12] Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio a Dakhla, uno dei centri principali del Sahara Occidentale, si registrano incidenti più violenti, accompagnati da atti di vandalismo e violenze contro civili provocati da marocchini e sahrawi separatisti.[2][13]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Eliana Di Caro, La voce della protesta sale anche in Marocco in Ilsole24ore, 04 marzo 2011. URL consultato il 04-03-2011.
  2. ^ a b c Guido De Franceschi, Marocco, la protesta più contenuta in Il sole 24 ore, 08 marzo 2011. URL consultato il 09-03-2011.
  3. ^ a b Marocco, migliaia in piazza chiedono riforme al re in Euronews, 21 febbraio 2011. URL consultato il 21-02-2011.
  4. ^ Cinque morti in Marocco, la protesta continua nello Yemen in Ilsole24ore, 21 febbraio 2011. URL consultato il 21-02-2011.
  5. ^ MAROCCO: MANIFESTAZIONI ANTIREGIME A RABAT, TANGERI E CASABLANCA in asca, 07 marzo 2011. URL consultato l'08-03-2011.
  6. ^ ASCA.it
  7. ^ 20 MARZO – SECONDA ONDATA DI MANIFESTAZIONI CONTRO IL GOVERNO IN MAROCCO — Nomads Marocco
  8. ^ Sahara Occidentale: protesta a Madrid in euronews, 13 novembre 2010.
  9. ^ Sahara Occidentale: Strasburgo chiede un’inchiesta dell’Onu in euronews, 26 novembre 2010. URL consultato il 07/03/2011.
  10. ^ Gli scontri nel Sahara Occidentale in ilpost, 10 novembre 2010. URL consultato il 07/03/2011.
  11. ^ Jiménez saluda que las manifestaciones en Marruecos han sido "pacíficas" in europapress.es, 20 febbraio 2011.
  12. ^ Manifestation à El Ayoune contre l'occupation marocaine et le pillage des ressources naturelles in letempsdz.com, 04 febbraio 2011.
  13. ^ Proteste Marocco: Il Festival del mare e del deserto a Dakla finisce in scontri, un morto in incapervinca, 28 febbraio 2011. URL consultato il 09-03-2011.

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