Proteste in Oman del 2011

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Proteste in Oman del 2011
parte della Primavera araba
Lulu Hypermarket Burning.jpg
Incidenti a Sohar il 28 febbraio
Data17 gennaio 2011 - 8 aprile 2011
LuogoOman Oman
CausaMancanza di riforme, disoccupazione, bassi salari, corruzione
Schieramenti
ManifestantiForze di polizia
Perdite
6 morti
20 feriti[1]
Note: Il numero dei feriti potrebbe conteggiare anche le forze di sicurezza
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Le proteste in Oman del 2011 si inseriscono nel contesto delle coeve proteste nel mondo arabo.

Il moto di protesta[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 gennaio in Oman, alcune centinaia di persone iniziano a protestare contro l'elevato costo dei generi alimentari e contro la corruzione, raro caso di espressione del malcontento contro il potere del sultanato da quarant'anni.[2][3]

Nuove dimostrazioni si verificano il 18 febbraio nella capitale del paese, Mascate, dove i dimostranti chiedono di sapere per quali scopi vengono adoperati i proventi del petrolio del loro paese.[4] Le manifestazioni nel paese, governato dal sultano Qabus dell'Oman, si sono contraddistinte, nella primissima fase, per essere pacifiche e per l'assenza di scontri con la polizia.

Il 27 febbraio si verificano scontri a Sohar, tra i dimostranti e la polizia che apre il fuoco contro i manifestanti, sparando proiettili di gomma. Gli incidenti giungono al secondo giorno di proteste nella città. Analoghe manifestazioni sono in corso nello stesso periodo a Salalah, nel sud del paese, dove i manifestanti presidiano da più giorni la piazza.[5] Il 28 febbraio centinaia di manifestanti continuano a bloccare due importanti nodi stradali nella zona della capitale.[6] Sempre a Sohar, a circa 200 km dalla capitale Mascate, dove almeno duemila persone scendono in piazza per la seconda volta in pochi giorni, la repressione da parte delle forze di sicurezza è violenta. La polizia interviene attraverso cariche, ricorrendo a colpi di bastone e sparando sulla folla pallottole di gomma.[7] I dimostranti, che chiedono riforme, posti di lavoro e aumenti salariali, sempre il 28 febbraio danno fuoco a sedi ministeriali e stazioni di polizia e occupano l'area portuale di Sohar.[1][8][6]

Il sultano Qabus incarica degli emissari per negoziare con i dimostranti di Sohar e promette di attribuire più potere al consiglio legislativo. Qabus si impegna anche a creare 50.000 posti di lavoro e a mettere a disposizione un sussidio di 386 dollari mensili ai disoccupati in cerca di lavoro.[9]

All'inizio di marzo i manifestanti intenti a protestare nella capitale vengono dispersi a colpi di arma da fuoco dalla polizia, mentre a Globe, cuore delle proteste di Sohar, mezzi corazzati controllano la piazza.[3] Il recente provvedimento di Qabus tuttavia non ferma i dimostranti, che continuano a tenere sit-in a Muscate e Sohar, mentre lavoratori del sito petrolifero di Haima protestano il 5 marzo per chiedere maggiori investimenti del governo nell'area.[10]

Il sultano Qaboos, dopo due settimane di proteste, il 7 marzo attua il terzo rimpasto di gabinetto in 10 giorni rimuovendo 12 ministri, compreso l'addetto all'economia Ahmad Mekk, riscuotendo la soddisfazione dai manifestanti che però chiedono risultati più concreti.[11][6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Oman: bloccato secondo porto Paese, in ansa, 28 febbraio 2011. URL consultato il 28 febbraio 2011.
  2. ^ (EN) Claire Ferris-Lay, Oman protestors call for fight against corruption, in ArabianBusiness, 18 gennaio 2011. URL consultato il 20 febbraio 2011.
  3. ^ a b Oman, esercito disperde manifestanti sparando in aria, un ferito, in reuters, 1º marzo 2011. URL consultato il 4 marzo 2011.
  4. ^ (EN) Jackie Spinner, Elsewhere in the Arabian Gulf, in Slate, 18 febbraio 2011. URL consultato il 20 febbraio 2011.
  5. ^ Oman: proteste a Sohar, due morti, in ANSA, 27 febbraio 2011. URL consultato il 27 febbraio 2011.
  6. ^ a b c Guido De Franceschi, Oman, la protesta per equità e lavoro contro il sultano Said al Said, in Il sole 24 ore, 28 febbraio 2011. URL consultato il 6 marzo 2011.
  7. ^ Oman: 6 morti nelle proteste contro il sultanato, in euronews, 28 febbraio 2011. URL consultato il 28 febbraio 2011.
  8. ^ Proteste in Oman e Yemen. In Egitto vietato l’espatrio per Mubarak [collegamento interrotto], in Radio Vaticana, 28 febbraio 2011. URL consultato il 28 febbraio 2011.
  9. ^ Medio Oriente. Anche l’Oman investito dalle proteste, scontri tra dimostranti e polizia, in Blitz, 1º marzo 2011. URL consultato il 1º marzo 2011.
  10. ^ Oman, lavoratori manifestano a Haima per chiedere più investimenti, in Blitz, 05 marzo 2011. URL consultato il 5 marzo 2011.
  11. ^ OMAN: RIVOLTE ANTIREGIME. SULTANO ORDINA RIMPASTO GABINETTO [collegamento interrotto], in asca, 07 marzo 2011. URL consultato l'8 marzo 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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