Portale della basilica di San Zeno

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Portale della Basilica di San Zeno
Verona - San Zeno - Portale (contrasto 33).jpg
Autoresconosciuto
Datasconosciuta
MaterialeBronzo
UbicazioneBasilica di San Zeno, Verona

Il celebre portale della Basilica di San Zeno di Verona è l'ingresso principale della chiesa dedicata al patrono cittadino e situata nel quartiere di san Zeno. Esso è costituito da un totale di 73 formelle di bronzo di epoche diverse e non determinate con precisione realizzate da diversi maestri fonditori di varie dimensioni e fissate ad ante di legno per mezzo di grossi chiodi di ferro e disposte senza apparente simmetria.[1] Di queste, le 48 più grandi (24 per ogni battente), misurano 56x52 centimetri circa e in 42 sono rappresentate scene dell'Antico e Nuovo Testamento, in 4 vi sono i Miracoli di San Zeno e 2 fungono da maniglia; su 7 formelle più piccole di forma rettangolare (50x25 centimetri circa) è raffigurata in ciascuna una sola figurina inclusa tra due colonnine e da un archetto sovrapposto; infine ve ne sono 18 ancora più piccole e di forma quadrata (17 centimetri circa per lato) con rappresentate figure cornate e le Virtù e altre 7 rettangolari (circa 45x17 centimetri) lavorate a traforo in forma di torre conica posate su una galleria che fungono da cornice per le formelle maggiori. Le formelle più grandi sono distribuite in ordine rettangolare e in ciascun battente si osservano tre fasce verticali e otto orizzontali.[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Le formelle sono legate fra di loro da cornici di bronzo. Oltre alle formelle regolari, ve ne sono di minori su entrambe le parti della porta. A destra ve ne sono sette rettangolari che rappresentano probabilmente santi e figure storiche, l'attribuzione non è certa per tutti: san Pietro, san Paolo, san Zeno, sant'Elena, Matilde di Canossa, il suo sposo Goffredo e lo scultore.

Matilde ed il marito sono rappresentati per le donazioni all'abbazia, ed è curiosa la presenza di un autoritratto di chi le fece. A sinistra le formelle minori sono diverse: tre vengono chiamate gli Imperatori e tre rappresentano le tre virtù teologali: la fede, la carità e la speranza. Sulla base otto piccole formelle riprendono un tema caro a chi ha eretto la basilica: la musica. Questa volta sono dei re suonatori con degli strumenti in mano.

Le formelle non appartengono alla stessa epoca storica. Le prime sono di origine tedesca, probabilmente fuse in Sassonia. Hanno un forte collegamento con le analoghe del duomo tedesco dell'XI secolo di Hildesheim (Hidelsheimer Dom, Duomo di Hildesheim). I monaci benedettini dell'abbazia erano in quel momento tedeschi. Altre appartengono alla scuola veronese ed opera di almeno due scultori: i miracoli di San Zeno e l'Antico Testamento. Lo stile li avvicina alla scuola veronese e vengono citati come esempi Benedetto Antelami, Niccolò e Guglielmo; gli ultimi due autori del protiro. Nel momento dell'allargamento della facciata le formelle furono rimontate in forma casuale, perdendo il filo logico che le univa.

Da parte di molti studiosi viene data una patente di unicità alla struttura del portale, una complessità ripetuta poche volte in altri luoghi di culto. Ancora al centro di discussione è l'epoca a cui far risalire il portale in formelle bronzee della chiesa romanica di San Zeno Maggiore (o fuori le mura) di Verona.

Ritenute da alcuni risalenti all'XI secolo, prevale oggi l'ipotesi sostenuta da W. Neumann che vadano datate verso il 1118 e comunque in epoca tardo-wiligelmica delle cui precedenti opere conservano qualcosa dello spirito e dello stile, come il gruppo della verità e della frode nel Duomo di Modena.

Comunque il termine temporale finale per la loro esecuzione deve essere necessariamente anteriore al 1150, in considerazione del fatto che in quella data nei cantieri di Magdeburgo in Sassonia, vengono fuse le porte di bronzo di Novgorod, chiaramente derivate da quelle veronesi, e che Nicholaus concepì il portale maggiore di San Zeno adattandosi sin dal principio alle preziose porte di bronzo che con le loro misure determinarono quelle del timpano e del protiro.

Formelle bronzee

Attualmente il portale misura m.4,80 x 3,60 ed è il probabile adattamento del precedente portale, più ridotto, dell'anteriore prospetto romanico. Si pensa che quello presentasse minori elementi ornamentali: quattro file verticali di sette formelle ciascuna che furono utilizzate nel contesto del nuovo battente (vedi quanto relativo alla formella del miracolo del carrettiere) anche se ciò ha portato ad un evidente disordine sia dal punto di vista iconologico che dal puro e semplice accostamento estetico dei vari pezzi.

Le due ante del portone ligneo, di abete rosso, restaurate nel corso degli anni'80, sono rivestite con 48 formelle quadrangolari. 24 sono chiodate sull'anta sinistra, a cui si aggiungono 17 altre formelline quadrangolari di circa cm 16 x 16 raffiguranti re incoronati, di cui due, trafugate nel 1909, furono conservate per molti anni al Kaiser Friedrich Museum di Berlino ma poi andate distrutte durante un bombardamento aereo. Di esse ci restano le riproduzioni, raffiguranti due re. 24 formelle maggiori sono chiodate nell'anta destra, a cui si aggiungono altre 7 formelle rettangolari. In origine probabilmente queste ultime erano di più.

Le formelle di dimensione maggiore sono perimetrate da un fregio di listelli a traforo che negli incroci è "legato" da una ventina di mascherine raffiguranti volti umani od animali ed otto figure di re ed è incompleto in alcuni punti.

Formelle bronzee

Seguendo all'incirca il ritmo della trilogia, le formelle maggiori narrano storie dell'Antico (20 pezzi) e Nuovo Testamento (20 formelle) e quattro storie di San Zeno, cui vanno aggiunti un San Michele e due protome leonine che reggevano anticamente il battente; le minori, rettangolari, raffigurano santi tra cui San Zeno stesso ed un lapicida o scultore. Le opere, la cui autografia è da lungo tempo dibattuta dagli studiosi e che il Maffei definì "fantocci strani di maniera affatto barbara" ed il Venturi "il regno delle scimmie", sono per alcuni di quattro diverse mani, "maestri" o "lavoranti" che definirli si voglia. Per quelle relative alla vita del santo si è avanzato il nome di Brioloto[3], ma più genericamente si parla di un anonimo "terzo maestro".

Certo son proprio queste le più "moderne" in senso gotico e quelle che in qualche spunto hanno maggior efficacia icastica[4]; per altri appartengono genericamente ad una "prima officina" affine ai modi dei primi del XII secolo e ad una "seconda officina" della fine del XII, inizi XII secolo.

Secondo il Puppi, le quattro storie di san Zeno rivelano una particolare fisionomia stilistica "attribuibile ad una distinta personalità rispetto agli autori delle altre formelle, riferibili ad un divulgatore dei modi di Benedetto Antelami attivo al Battistero di Parma" .

Seguendo l'agiografia di Coronato, i riquadri rappresentano: il miracolo del carrettiere salvato dalle acque, San Zeno che pesca e accoglie i messi del re, San Zeno che libera l'ossessa dal demonio, Gallieno che offre al Santo la sua corona. La storia del carrettiere, mancante di una grossa porzione sul lato destro, ha fatto avanzare al Mellini l'ipotesi di una doppia trilogia delle storie, di cui in origine questa sarebbe stata parte. Probabilmente la sezione mancante doveva raffigurare il demonio. Per una forma di "esorcismo", all'epoca non infrequente, la formella fu subito vandalizzata e la figura malefica eliminata. Non essendo praticabile la mera sostituzione di essa in quanto anche la nuova formella probabilmente avrebbe subito la medesima sorte, quella fu accantonata e sostituita con una con nuovo soggetto. Si sarebbero avute così nel tempo due serie di tre elementi ciascuna: una prima, comprendente San Zeno pescatore, il miracolo del carrettiere e dell'ossessa; una seconda in cui il miracolo del carrettiere è sostituito dalla formella con Gallieno che offre la corona al santo. Comunque attualmente quell'"avanzo" è collocato al centro del secondo trittico partendo dal basso sul battente di destra, contestualmente alle altre tre storie. Esso rappresenta il carrettiere che cerca di trattenere i buoi, già entrati in acqua, aggrappandosi alla coda di quello alla sua destra, urlante ed agitante un lungo bastone mentre il carro già ha perso due ruote.

Formelle bronzee

Di qualche interesse è il fatto che l'episodio di Nabucodonosor II che condanna i fanciulli alla fornace, opera di un anonimo "primo maestro"; è riportato proprio nella formella a fianco di quella del carrettiere e quindi naturale "pendant" delle storie del santo se si ricorda che tale episodio è usato quale premessa al miracolo della chiesa risparmiata dalla piena narrato da papa Gregorio I.

Sullo stesso registro, a destra di quest'opera, è la formella cronologicamente conclusiva del ciclo, rappresentante il dono della corona. Gallieno, con gesto reverente, offre la sua corona al vescovo mitrato che con la destra regge il bastone pastorale e con la sinistra accenna ad un gesto di meraviglia, di ricusazione o di benedizione. In essa è visibile la traccia di un "pentimento": il re offre la corona con la mano destra, che ha però la morfologia della sinistra, forse frutto di un successivo "girarsi" del personaggio rispetto alla scena di prima ideazione. Immediatamente sopra, è la formella rappresentante l'episodio della figlia dell'imperatore.

La scena si svolge sotto un arco sostenuto da due colonne ed in essa ricorrono tutti i motivi iconografici fin qui più volte visti circa l'ossessione e l'esorcismo: la donna, il cui corpo traspare dalle pieghe delle vesti, torce ad arco verso il santo l'addome, la testa volta all'indietro, mentre un diavoletto antropomorfizzato, con lunga barba terminante in tre punte, con corna e lunga coda che gli si attorciglia tre volte intorno alla gamba destra che termina con uno zoccolo, le esce dalla bocca e sembra fuggire verso l'alto. Un personaggio tonsurato in tonaca e sotto-veste, probabilmente un religioso, trattiene con la destra il moto ossessivo e con la sinistra regge la testa rivolta all'indietro dell'indemoniata. Anche il santo la trattiene, spingendo verso il basso il suo braccio che pare irrigidito mentre con la destra la benedice con indice e medio congiunti. La decorazione del manto del santo è data da un motivo che sembra voler essere fatto a stelle. I più recenti restauri, dopo la pulitura hanno evidenziato coloriture celesti nel fondale. La presenza di tracce di colore in altre formelle, testimonia che in origine le formelle bronzee erano colorate, per cui l'aspetto originario del portale non è quello che appare oggi.

Formelle bronzee

Immediatamente a sinistra di questa scena è la formella col santo intento a pescare in riva all'Adige. San Zeno indossa una semplice tonaca, ampiamente descritta nel drappeggio della parte inferiore, seduto su una sorta di scanno semicircolare. L'autore dell'opera cerca anche di dare l'illusionismo dei pesci rifratti nell'acqua. Schiacciati sullo sfondo, quasi a voler dare la sensazione di un'altra riva, due personaggi, uno visto di fronte, l'altro a tre quarti, osservano il santo con le mani conserte. Un calderone pieno di pesci pende, al centro della formella, da un ipotetico ramo.

La terza delle formelle rettangolari partendo dall'alto, sotto quella raffigurante San Paolo, sulla porta di destra, raffigura, sotto un arco colonnato, San Zeno barbuto, in abito vescovile che con la destra benedice stendendo le prime tre dita e con la sinistra regge il bastone pastorale.

Disposizione delle formelle[modifica | modifica wikitesto]

Battente di sinistra:

Annunciazione Nascita di Gesù Pastori e Re Magi La fuga in Egitto
Cacciata dei mercanti dal tempio Battesimo di Gesù Gesù al tempio fra i Dottori
L'entrata in Gerusalemme B La lavanda dei piedi L'ultima cena
Cattura di Gesù Gesù Prende la croce Processo di Gesù Verona, Basilica di San Zeno, bronze door 011.JPG
Gesù flagellato Crocifissione Le marie al sepolcro
Discesa all'inferno L'ascensione Maniglia Verona, Basilica di San Zeno, bronze door 013.JPG
Decollazione di Giovanni Banchetto di Erode Banchetto di Erodiade
Due donne che allattano Cacciata dall'Eden Lavoro e morte

Battente di destra:

Creazione della donna. Il primo peccato Condanna dei progenitori Cacciata dall'Eden
Sacrifici di Caino e Abele Uccisione di Abele Noè ubriaco Verona, Basilica di San Zeno, bronze door 003.JPG
Dio mostra le stelle ad Abramo Abramo e i tre angeli Sacrifico di Abramo
Mosé sul Sinai Uccisione dei primogeneti Mosè e il Faraone
Balaam La stirpe di Jesse Salomone e due profeti Verona, Basilica di San Zeno, bronze door 006.JPG
Maniglia A San Zeno e i legati di Gallieno C San Zeno libera l'ossessa C
Nabuccodonosor e i fanciulli nella fornace A Il contadino salvato C Gallieno offre la corona a San Zeno C
Sacrifico di Abramo A Noè prepara l'arca A San Michele e Lucifero A

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Da Lisca, La basilica di San Zenone in Verona, Verona, Scuola Tipogafica Don Bosco, 1941, ISBN non esistente, SBN IT\ICCU\VEA\0043997.
  • Gianfranco Benini, Le chiese di Verona: guida storico-artistica, Arte e natura libri, 1988.
  • Giuseppe Trecca, La facciata della basilica di S. Zeno, Verona, La tipografica veronese, 1938, ISBN non esistente.
  • Raffaele Fasanari, I bronzi del portale di San Zeno, Verona, Vita veronese, 1956, ISBN non esistente, SBN IT\ICCU\LO1\0749427.
  • Edoardo Arslan, La pittura e la scultura veronese dal secolo 8. al secolo 13, Milano, Bocca, 1943, ISBN non esistente, SBN IT\ICCU\RAV\0057216.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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