Ponte Real Ferdinando

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca
Ponte Real Ferdinando
Localizzazione
StatoBandiera dell'Italia Italia
CittàMinturno
Sessa Aurunca
Attraversafiume Garigliano
Coordinate41°14′31.74″N 13°46′20.28″E / 41.24215°N 13.7723°E41.24215; 13.7723
Dati tecnici
Tipoponte sospeso
Materialecatenaria d'acciaio
Campate1
Lunghezza128 m
Luce max.80,40 m
Realizzazione
ProgettistaLuigi Giura
Ing. strutturaleLuigi Giura
Costruzione1828-1832
Mappa di localizzazione
Map
Il ponte come appariva prima di essere distrutto
Il ponte come appare oggi
Ponte Real Ferdinando sul Garigliano (2018)

Il ponte Real Ferdinando (detto anche ponte Ferdinandeo[1][2][3]), è un'opera architettonica sospesa sul fiume Garigliano situato nei pressi dell'area archeologica di Minturnae (Minturno), sul confine fluviale che dal 1927 separa la regione Campania dalla regione Lazio. Fu così intitolato in onore di Ferdinando II delle Due Sicilie.

Realizzato tra il 1828 e il 1832 su progetto di Luigi Giura, fu il primo ponte sospeso a catenaria di ferro realizzato in Italia e uno tra i primi nel mondo, mentre il primato assoluto europeo spetta alla Gran Bretagna con il Dryburgh Abbey Bridge del 1817.

Fu esempio di architettura industriale del Regno delle Due Sicilie che dal punto di vista tecnico costruttivo era per quei tempi all'avanguardia in Europa[4][5] e nel mondo.

Con la dichiarazione di notevole interesse del 29 ottobre 1985, espressa ai sensi della Legge 1 giugno 1939 n. 1089, è stata confermata la tutela del bene culturale.

L'idea[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Ponte Maria Cristina.

La primogenitura dell'idea di un ponte sospeso in ferro la si deve allo spirito poliedrico e innovatore di Carminantonio Lippi che avanzò la proposta in una serie di cinque memorie, la prima delle quali risale al 1817.[6]

progetto Luigi Giura 1826 altezza colonne 7.00
inaugurato 1832 diametro colonne 2.50
danneggiato 1943 lunghezza catene 129.50
ricostruito 1998 larghezza impalcato 5.50
lunghezza impalcato 80.40

L'idea del Lippi risultava anticipatrice sia per la tipologia[5] che per l'utilizzo del ferro quale materiale costruttivo primario.[5] L'idea, pur sostenuta dal proverbiale spirito battagliero dello scienziato proponente, inizialmente non ebbe però sufficiente credito. Il Lippi, «[...] in qualità di esperto mineralogista e grazie ai viaggi che un decennio prima aveva condotto nell'Europa settentrionale, colse con largo anticipo rispetto all'ambiente scientifico italiano, le reali potenzialità del ferro nel campo dell'edilizia, mostrando al contempo una notevole sagacia imprenditoriale.»[5]

Quella del Lippi, fu un'ipotesi di ricerca che gli ingegneri del Corpo borbonico di Ponti e Strade non seppero cogliere in quegli anni. L'ingegner Ignazio Stile, incaricato della relazione, utilizzando argomentazioni speciose, riuscì addirittura a bollare la tipologia come retrograda, in quanto espressione tecnologica di civiltà da lui considerate culturalmente arretrate (il riferimento è al Perù con ponti di corda degli Inca e ai ponti tibetani della Cina himalayana). Ecco come l'ingegner Stile si esprimeva negativamente sul progetto:

«I viaggiatori ne dicono che tal generazione di Ponti vien costumata da' Cinesi, e da' Peruani. I primi con verace catene, e colle funi i secondi. [...] I cinesi, però, ed i Peruani, non sono le nazioni le più culte della terra, e perciò i loro prodotti risentir debbono della debolezza de’ loro ingegni. Ecco perché gli Europei che da più tempo trafficano nella Cina e nel Perù, e che dal p.mo momento han riportata tra noi l’esistenza di tali ponti non han creduto esser ben fatto imitarli, e l'hanno trascurati, e messi nel numero delle cose di cui non debba farsene conto [...]»

Nel 1825, l'ingegner Luigi Giura, riprendendo l'innovativa idea della realizzazione del ponte sospeso, così recisamente accantonata, scelse come modello di riferimento, in un primo momento, il ponte dell'Unione sul fiume Tweed (1820) presso Paxton in Scozia, anche per il successo che tale struttura aveva riscosso nell'ambiente culturale napoletano (come testimoniano i trattati di architettura di Francesco de Cesare e di Nicola d'Apuzzo). Nel 1828, dopo numerosi viaggi condotti in Inghilterra e in Francia, presentò un progetto differente dalla prima ipotesi e che faceva riferimento, apportandone numerose variazioni, al "Pont des Invalides" di Parigi, che presentava difetti di stabilità prima ancora di essere portato a termine[5].

Infatti, prima della costruzione di quello borbonico, in Europa c'erano già dei ponti sospesi a catene di ferro che si presentavano affidabili. In particolare vi erano già quattro ponti di questo tipo costruiti in Gran Bretagna: Dryburgh Abbey Bridge (1817), Union Bridge (1820), Menai Bridge (1826), Marlow suspension bridge (1829-1832), a cui si aggiunge ed uno costruito in Germania, il Chain Bridge a Norimberga (1824).

Il progetto e la realizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Su incarico di Francesco I di Borbone, padre di Ferdinando II, la progettazione fu affidata all'ingegner Luigi Giura, che ne diresse anche l'esecuzione. Sostituì la fragile scafa risolvendo, almeno per un secolo, l'attraversamento del fiume.

Il ponte ha una luce netta di 80,40 metri misurata tra gli assi dei piloni. Tenendo conto anche della lunghezza delle due rampe di avvicinamento che collegano i blocchi di ancoraggio delle catene con i piloni (ciascuna di circa 24 metri), il ponte ha una lunghezza complessiva di 128 metri. Il sistema di sospensione è costituito da due coppie di catene distanziate tra di loro 5,80 metri.

I lavori furono iniziati nel 1828 e terminati il 30 aprile 1832: l'inaugurazione alla presenza del re avvenne dieci giorni dopo, il 10 maggio 1832: il sovrano si pose al centro della campata e ordinò che sul ponte passassero due squadroni di lancieri al trotto e ben sedici traini d'artiglieria.

I componenti costruttivi metallici erano stati prodotti nelle ferriere calabresi di Razzona di Cardinale, di proprietà del generale Carlo Filangieri, principe di Satriano e duca di Cardinale. La spesa fu di 75 000 ducati, a carico del regno.

La distruzione e il restauro[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 ottobre 1943 la campata fu minata in due punti e fatta esplodere dall'esercito tedesco, attestato lungo la linea Gustav e in ritirata verso Roma dopo l'armistizio. Tuttavia i piloni e le relative basi non subirono danni irreparabili.

Il ponte è stato restaurato con un progetto di archeologia industriale finanziato dalla Comunità Europea per l'interessamento dell'europarlamentare Franco Compasso. Nonostante il restauro sia terminato nel 1998, è stato inaugurato provocatoriamente e simbolicamente dal presidente dell'Eureka Club Giuseppe Fellone e dal gruppo Borboni di terra Aurunca il 10 settembre 2001.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. a p. 121 in Giuseppe del Re, Descrizione topografica fisica economica politica de' Reali Domini al di qua del Faro nel Regno delle Due Sicilie, tomo III, Napoli, 1836.
  2. ^ Cfr. a p. 5 in Real Minkstero dell’interno, Annali civili del regno delle Due Sicilie, fascicolo XIX.
  3. ^ Cfr. a p. 174 in AA.VV. Dizionario corografico del Reame di Napoli, vol IV, Milano, 1852.
  4. ^ Cronologia delle scienze applicate Università di Firenze
  5. ^ a b c d e Roberto Parisi. As an «Overturned Rainbow». The suspension bridges in the italian architectural culture of th 19th Century, in Atti dal XIII Congresso TICCIH organizzato dall'Istituto Momigliano per la Storia d'Impresa - Terni e Roma 14-18 settembre 2006. Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive.
  6. ^ C. Lippi. Ponte pensile sul Garigliano, Napoli, 1817; Id., Corollarj che a favore del ponte pensile da Carlo Lippi proposto per il Garigliano risultano dal Rapporto fatto all'Accademia di Scienze di Napoli [...], Napoli, 1818; Id., Trionfo in Napoli, in Parigi ed in Londra del ponte pensile proposto per il Garigliano, Napoli, 1820.
  7. ^ Roberto Parisi, As an «Overturned Rainbow». The suspension bridges in the Italian architectural culture of th 19th Century Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN236118757