Ponte di corda inca

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Ponte di recente ricostruzione, l'ultimo del suo genere

I ponti di corda inca erano ponti sospesi semplici situati sopra a canyon e ponghi per permettere gli spostamenti all'interno dell'impero inca. Questo genere di ponti erano sufficienti per le necessità inca, dato che questo popolo non usava il trasporto su ruota, ed il traffico era limitato a pedoni e mandrie di animali. Questi ponti erano una parte intrinseca del sistema stradale inca, ed un buon esempio di ingegneria inca. Venivano solitamente usati dai chaski, corridori che consegnavano messaggi in tutto l'impero.

Descrizione[edit | edit source]

La costruzione di questi ponti prevedeva l'uso di un coppia di massi che bloccavano le corde su ogni lato del canyon, e massicci cavi in erba intrecciata che univano tra loro i due piloni. Altri due cavi fungevano da parapetto detto anche passamano. I cavi che formavano il pavimento erano rinforzati con rami intrecciati. Questo sistema rendeva i ponti talmente resistenti da permettere il passaggio anche agli spagnoli a cavallo. I ponti erano pesanti, tanto da tendere ad afflosciarsi nel mezzo, permettendo così al vento forte di farli oscillare.

Parte della forza e dell'affidabilità del ponte derivava dal fatto che ogni cavo veniva sostituito ogni anno dagli abitanti locali, come parte del servizio di mita che dovevano agli Inca. In alcune circostanze, i contadini avevano il solo compito di manutenere il ponte riparandolo, cosicché il sistema stradale inca fosse sempre efficiente.

I più grandi ponti di questo tipo si trovano sopra al canyon Apurimac, lungo la strada principale che portava a nord fino a Cuzco. Questi ponti attraversavano il canyon largo 67 metri, ad un'altezza di 36 metri rispetto al fiume sottostante.

Ricostruzione dell'ultimo ponte[edit | edit source]

Dopo un intero anno di utilizzo, l'ultimo ponte di corda inca si allenta e deve essere sostituito per garantirne la sicurezza. Nonostante sia presente un moderno ponte nelle vicinanze, gli abitanti locali mantengono vive l'antica tradizione e le conoscenze di costruzione rinnovando periodicamente il ponte (ogni ponte dura circa due anni). Molte famiglie si assumono l'incarico di preparare numerose corde di erba per preparare i cavi, mentre altri preparano gli stoini per la pavimentazione del ponte, e la sua ricostruzione diventa uno sforzo di tutta la comunità. In tempi antichi questo lavoro rappresentava un tipo di tassa, e gli abitanti locali erano obbligati ad effettuare la ricostruzione; al giorno d'oggi il lavoro è svolto per onorare gli antenati e la Pachamama (madre terra). L'evento è stato filmato dalla serie TV Nova e dalla BBC, e nel documentario Big CitiesI- Cusco - il ponte della solidarietà di Renato Targherlini ed è diventata una piccola attrazione turistica, grazie anche al pagamento di piccoli pedaggi per coloro che vogliono provare il ponte.

Bibliografia[edit | edit source]

  • Piotr Chmielinski, Kayaking the Amazon, 1987, National Geographic Magazine, v. 171, n. 4, p. 460-473
  • Ric Finch, Keshwa Chaca: Straw Bridge of the Incas, 2002, Ithaca, New York, South American Explorer, n. 69, autunno/inverno 2002, p. 6-13
  • D. W. Gade, Bridge types in the central Andes, 1972, Annals of the Association of American Geographers, v. 62 (1), p. 94-109
  • Ursula Hurtado, Q'eshwachaka: El Puente Dorado, Credibank, p. 22-23
  • Patricia Malaga Miglio e Alberto Gutierrez, Qishwachaca, Rumbos, p. 30-34
  • Loren McIntyre, The Lost Empire of the Incas, 1973, National Geographic Magazine, v. 144, n. 6, p. 729-787
  • Loren McIntyre, The Incredible Incas and Their Timeless Land, 1975, Washington, National Geographic Society, 199 pagine
  • Nova, Secrets of Lost Empires: Inca, 1995, PBS TV program
  • David Roca Basadre e Jorge Coaguila, Cañon delApurimac, La Ruta Sagrada del Dios Hablador, 2001, Lima, Empresa Editora ElComercio, 78 pagine
  • Ephraim George Squier, Peru: Incidents of Travel and Exploration in the Land of the Incas, 1877, New York, Harper Bros., 577 pagine
  • Time-Life Books, Incas: Lords of Gold and Glory, 1992, Lost civilizations, Alexandria (Virginia), Time-Life Books
  • Victor Von Hagen, Highway of the Sun, 1955, New York, Duell, Sloan and Pearce, 120 pagine
  • Thornton Wilder, Il ponte di San Luis Rey, 1927, Grosset & Dunlap Pubs., 235 pagine

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