Ponte Leproso

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Ponte Leproso
Benevento-Old Bridge.jpg
Localizzazione
StatoItalia Italia
CittàBenevento
Coordinate41°07′53.02″N 14°45′55.58″E / 41.131394°N 14.765439°E41.131394; 14.765439Coordinate: 41°07′53.02″N 14°45′55.58″E / 41.131394°N 14.765439°E41.131394; 14.765439
Dati tecnici
TipoPonte ad arco
Realizzazione
ProgettistaAppio Claudio Cieco
CostruzioneIII secolo a.C.-202 - (ristrutturazione)
Mappa di localizzazione

Il ponte Leproso è un ponte di origini romane alla periferia di Benevento, dalla tipica struttura a schiena d'asino, che permetteva alla via Appia di superare il fiume Sabato.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte fu costruito probabilmente dal censore Appio Claudio Cieco nel III secolo a.C., in occasione dell'apertura della via Appia, forse riutilizzando un precedente ponte dei Sanniti. Fu restaurato da Settimio Severo e dal figlio Caracalla nel 202. Al suo sbocco sorgeva un criptoportico, tramutato poi in chiesa dedicata ai Santi Quaranta, martiri a Sebaste.

Fu distrutto dai Goti di Totila nel VI secolo, durante il saccheggio di Benevento, e successivamente ricostruito. Secondo lo storico Zigarelli, l'uccisione di Manfredi di Svevia da parte di Carlo d'Angiò durante la battaglia di Benevento (1266) avvenne presso questo ponte, e non al ponte Vanvitelli.

Nel corso dei secoli fu altre volte rimaneggiato; dopo il terremoto del 1702, la ricostruzione di Giovan Battista Nauclerio ridusse le arcate da cinque a quattro. Oggi della struttura originaria rimane solo uno dei piloni, costruito in opera quadrata, con superfici a vista sbozzate "a bugne rustiche". Recentemente il ponte è stato chiuso al traffico veicolare.

I nomi del ponte[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte in origine si chiamava Marmoreo (Lapideo nei documenti). Il nome attuale deriverebbe da un vicino ospedale per i lebbrosi dell'alto Medioevo, del quale però non si hanno notizie. Il nome è attestato per la prima volta nel 1071, in un diploma di concessione del principe longobardo Landolfo VI a favore di Dacomario, all'epoca rettore della città. Il documento, facente parte della "Cronaca di Santa Sofia", è conservato nella Biblioteca Vaticana.

Durante il XIX secolo il ponte veniva anche chiamato ponte di San Cosimo, dal nome di una chiesa che sorge nelle vicinanze.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Iamalio, La Regina del Sannio, P. Federico & G. Ardia, Napoli 1918, p. 102
  • Ferdinando Ughelli, Italia sacra, Roma 1720, tom.8, pag.745.
  • Stefano Borgia, Memorie istoriche della pontificia città di Benevento dal sec. VIII al secolo XVIII, Salomoni, Roma 1763-69
  • Daniello Maria Zigarelli, Storia di Benevento, ristampa Atesa Editrice, Bologna 1979, p. 208

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