Pieve di San Vincenzo a Torri

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Pieve di San Vincenzo a Torri
Vincenzo torri.jpg
Facciata
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
LocalitàScandicci
ReligioneCattolica
Arcidiocesi Firenze
ConsacrazioneXI secolo
Stile architettonicoRomanico - Barocco

Coordinate: 43°41′56.81″N 11°05′53.73″E / 43.699114°N 11.098258°E43.699114; 11.098258

La pieve di San Vincenzo a Torri si trova sulla via Empolese, nell'omonima località del comune di Scandicci, in provincia di Firenze, arcidiocesi della medesima città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Di origine medievale è ricordata in documenti del 1058 quando viene definita S.Vincentii sitae Pesae[....] plura publica instrumenta scripta per plures Notarios diversis temporibus[1].

Nonostante abbia quasi 1000 anni le informazioni storiche che ci sono giunte non sono molte. Tale carenza è senz'altro dovuta alle numerose azioni di guerra di cui il luogo è stato teatro; note sono infatti le scorrerie di Castruccio Castracani nel 1325 e nel 1326 per poi giungere fino ai bombardamenti dell'ultima guerra mondiale. In ogni caso la pieve governava un territorio composta dieci chiese suffraganee che però non le garantivano un buon tenore di vita visto che nel 1260 il suo rettore, Dino Amati, si impegnò a versare solo 7 staia di grano per il mantenimento dell'esercito fiorentino mentre tra il 1276 e il 1303 pagò solo 16 lire annue per le decime[1].

Se la situazione economica era scarsa non così l'importanza strategica del luogo che nel 1279 venne scelto dalla contessa Beatrice che qui firmò il suo testamento[1], dalla sopracitata scorreria di Castruccio Castracani e infine nel 1355 divenne il capoluogo della Lega del comune di Torri[1].

Alla fine del XIV secolo la proprietà era della famiglia Leoni di Firenze, per poi passare di mano nel 1425 alla famiglia Palmieri e successivamente, nel 1608, ai Bernardini sotto il cui patronato nel 1615 venne costruito l'oratorio della Compagnia, per poi essere oggetto del padronato di varie famiglie (Cini, Pandolfini, Grifoni e Covoni).

Un primo restauro noto risale al XV secolo seguito, da un secondo effettuato tra il 1745 e il 1767. A quest'ultimo risalgono sia il portone di ingresso sia gli altari laterali.

Con l'avvicinarsi ai giorni nostri le notizie si fanno più puntuali anche in riferimento all'esistenza di un inventario delle opere d'arte del 1863 ad opera di Carlo Pini. La chiesa non subì gravi danni in occasione del terremoto del 18 maggio 1895[1].

Nel decennio 1930-40 è la volta di un restauro con modifiche neoromaniche in parte rimosse con i restauri del XX secolo che ha portato in luce le strutture romaniche in particolare nella zona absidale, dove per le nuove esigenze liturgiche è stato demolito l'altare maggiore barocco.

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

Tra le tante influenze delle battaglie che si sono avvicendate nelle vicinanze della pieve occorre annoverare anche l'alimentazione di alcune leggende, una delle quali vede l'armatura di Castruccio Castracani sepolta in un punto e vigilata da una testina di moro posta sul campanile che ne osserva il sito.

Una seconda leggenda vuole che il crocifisso che può essere ammirato all'interno della chiesa sia quello presente nell'eremo di San Zanobi.

Architettura e patrimonio artistico[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

L'esterno della chiesa non presenta particolari di rilievo, la facciata intonacata mantiene i caratteri settecenteschi, è di stile sobrio, e si estende in larghezza con al centro il portale in pietra (1768) sul quale è presente una apertura a forma di campana. Sullo stesso portale è presente un frontone a forma curva sul quale è presente una testa di cherubino. La finestra a forma di campana è circondata da pietra serena.

Un tempo, a ricordo del possedimento da parte della famiglia Leoni, era presente lo stemma di maiolica della famiglia, andato distrutto in un tentativo di furto.

Sui lati della chiesa la canonica a destra e un altro edificio sulla sinistra e che insieme formano un'unica superficie insieme alla facciata della chiesa stessa. L'edificio sulla sinistra gode del prolungamento del tetto della chiesa mentre sulla parte posteriore la torre campanaria, a sezione quadra, forma un tutt'uno con la costruzione qui illustrata.

Il campanile[modifica | modifica wikitesto]

La muratura non risulta omogenea vista la presenza sia di mattoni che di pietre; sono presenti rinforzi di arenaria mentre i piani sono delimitati da cornici a bastone. La cella campanaria ha un'apertura a sesto acuto, sulla parte rivolta verso i monti è presente uno stemma della famiglia Leoni e la testa di moro su cui verte la leggenda citata. La struttura è supportata da catene inserite a causa dei danni subiti durante l'ultima guerra.

All'interno del campanile sono allocate quattro campane di varie dimensioni, la più grande risale al 1885.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'insolita ampiezza dell'aula lascerebbe supporre un impianto più grande a tre navate, di cui rimarrebbero i resti dei basamenti delle colonne sotto il pavimento.

Oltre all'altare centrale sono presenti due altari a destra e a sinistra rispettivamente risalenti al 1745 e 1767.

Nella decade 1930-40 un restauro introdusse delle fase trifore di stile neoromanico nei pressi dell'abside.

Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]

Scuola emiliana, Crocifisso ligneo, 1220 - 1225 ca.

All'interno si trova il suggestivo Crocifisso ligneo policromo ascrivibile alla scuola emiliana databile intorno al 1220/1225 che domina la scena liturgica al centro dell'abside.

Il corpo del Cristo non è inarcato ma è eretto e con la sola testa inclinata.

Il Crocifisso ha trovato la collocazione attuale solo dopo il restauro del 1965-66 che ha ripristinato l'originaria policromia, riscoprendo l'espressione intensa del volto dai lineamenti raffinati, i particolari del perizoma e della croce. Prima del restauro il Cristo era infatti coperto da una vernice monocromatica nero-bronzea.

Il restauro, inoltre ha restituito all'opera parti laterali della croce e delle braccia del Cristo che erano state rimosse per essere inserite nella nicchia dell'altare destro.

San Vincenzo[modifica | modifica wikitesto]

Nella nicchia, da dove il crocifisso è stato rimosso dopo il restauro, ha preso posto una statua. L'opera, di cartapesta colorata, risale al XVIII secolo e rappresenta il santo a cui è dedicata la chiesa. Questi regge con la sinistra una palma simbolo del martirio e con la destra, all'interno di una raggiera dorata, una teca finalizzata ad accogliere reliquie.

Madonna col Rosario[modifica | modifica wikitesto]

Storicamente nella Pieve poteva essere ammirata la tela raffigurante la Madonna col Rosario di Francesco Curradi. Nel dipinto, rimosso per cattivo stato di conservazione, oltre alla Madonna sono presenti il Bambino Gesù, San Domenico, Santa Caterina e quattro angioletti di contorno.

Altre opere[modifica | modifica wikitesto]

Nei pressi dell'altare è presente un dipinto di Francesco Curradi sovrastato uno stemma in terracotta che risale ai secoli XVI-XVII. Vicino all'abside sono presenti due angiolini che all'interno di due cornucopie sostengono due candelabri.

Canonica[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della canonica è stata ricavato un vano sistemato dal cardinale Alfonso Maria Mistrangelo con un camino in pietra serena. Sulle pareti possono essere ammirati gli stemmi dello stesso cardinale, di Papa Pio X e dei patroni. Sono presenti inoltre anche alcuni preziosi dipinti.

Plebato di San Vincenzo a Torri[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae monumenta, Firenze, Tipografia Salutati, 1758.
  • Ildefonso da San Luigi, Delizie degli eruditi toscani, Firenze, Tipografia Cambiagi, 1770-1779.
  • Emanuele Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico del Granducato di Toscana, Firenze, 1833-1846.
  • Luigi Santoni, Raccolta di notizie storiche riguardanti le chiese dell'Arci Diogesi di Firenze, Firenze, Tipografia Arcivescovile, 1847.
  • Luigi Biadi, Memorie storiche del Piviere di San Pietro in Bossolo e dei paesi adiacenti, Firenze, Tipografia Campolmi, 1848.
  • Emanuele Repetti, Dizionario corografico-universale dell'Italia sistematicamente suddiviso secondo l'attuale partizione politica d'ogni singolo stato italiano, Milano, Editore Civelli, 1855.
  • Attilio Zuccagni-Orlandini, Indicatore topografico della Toscana Granducale, Firenze, Tipografia Polverini, 1857.
  • Cesare Paoli, Il Libro di Montaperti (MCCLX), Firenze, Viesseux, 1889.
  • Luigi del Moro, Atti per la conservazione dei monumenti della Toscana compiuti dal 1 luglio 1894 al 30 giugno 1895. Relazione a S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione, Firenze, Tipografia Minori corrigendi, 1896.
  • Torquato Guarducci, Guida Illustrata della Valdipesa, San Casciano in Val di Pesa, Fratelli Stianti editori, 1904.

ISBN non esistente

  • Pietro Guidi, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1274-1280, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1932.
  • Pietro Guidi, Martino Giusti, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1295-1304, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1942.
  • Enrico Fiumi, La demografia fiorentina nelle pagine di Giovanni Villani, Firenze, Archivio Storico Italiano, 1950.
  • Carlo Celso Calzolai, La Chiesa Fiorentina, Firenze, Tipografia Commerciale Fiorentina, 1970.
  • Italo Moretti, Renato Stopani, Architettura romanica religiosa nel contado fiorentino, Firenze, Salimbeni, 1974.
  • Renato Stopani, Il contado fiorentino nella seconda metà del Duecento, Firenze, Salimbeni, 1979.
  • AA. VV., Toscana paese per paese, Firenze, Bonechi, 1980.
  • Alessandro Conti, I dintorni di Firenze: arte, storia, paesaggio, Firenze, La Casa Usher, 1983.
  • Daniela Lamberini, Scandicci - Itinerari storico artistici nei dintorni di Firenze, Firenze, Ponte alle Grazie, 1990.
  • Vittorio Cirri, Giulio Villani, La Chiesa Fiorentina. Storia Arte Vita pastorale, Firenze, LEF, 1993.
  • Marco Frati, Chiesa romaniche della campagna fiorentina. Pievi, abbazie e chiese rurali tra l'Arno e il Chianti, Empoli, Editori dell'Acero, 1997, ISBN 88-86975-10-4.
  • Italo Moretti, La Valdipesa dal Medioevo a Oggi, Firenze, Edizioni Polistampa, 1997.
  • Cristina Acidini, I dintorni di Firenze, collana "I Luoghi della Fede", Milano, Mondadori, 2000, ISBN 88-04-46793-2.
  • AA. VV., Firenze, Milano, Touring Club Italiano, 2001, ISBN 88-365-1932-6.


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