Pietro Felter

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Pietro Felter (Roè Volciano, 4 agosto 1856Sabbio Chiese, 25 gennaio 1915) è stato un esploratore, diplomatico e commerciante italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Felter nacque il 4 agosto 1856 a Roè Volciano, in provincia di Brescia, da Antonio Felter e Diletta Baccoli, una coppia originaria del Trentino emigrata in Lombardia, nella valle del Chiese, (valle Sabbia), dove gestiva una locanda. Completati gli studi a Sabbio Chiese e a Salò, Pietro frequentò le scuole tecniche a Breno, facendo poi pratica come segretario e ufficiale di registro civile a Preseglie. Dopo aver fallito il tentativo di entrare nell'Accademia militare di Modena, si arruolò a 17 anni nell'esercito e fu inizialmente destinato a Roma al quartiere dei corazzieri. Rimase in servizio attivo per dieci anni, durante i quali si segnalò per numerosi atti di insubordinazione, per via dei quali rimediò parecchie condanne al carcere, finché non raggiunse i gradi di sergente, svolgendo diverse mansioni. Infine, riuscì ad entrare nell'accademia militare modenese, da dove uscì con i gradi di sottotenente, e in tal veste nel 1883 prese servizio a Firenze, all'ufficio di commissariato, dove fu ammesso all'ufficio foto topografico e dove imparò alcuni rudimenti di medicina e chirurgia. Messosi in aspettativa, nel maggio 1884 Felter raggiunse la colonia italiana di Assab, in Eritrea, dove cercò di effettuare un tentativo di liberare un gruppo di schiavi a Ralieita, per poi accogliere calorosamente il giornalista Augusto Franzoj, giunto in Africa a scopi esplorativi. Visto che le sue iniziative furono boicottate dalle autorità locali, Felter tornò in Italia l'anno dopo; qui, abbandonato l'esercito, si dedicò al commercio internazionale, recandosi prima ad Aden come agente delle saline Bulgarella e Guastalla, e dopo lo scioglimento di questa, a Perini, per conto di una casa commerciale francese che trafficava in carbone. Dal 1890 (l'anno prima era tornato momentaneamente a Roma, proprio pochi giorni prima della missione scioana nella capitale italiana, guidata da ras Makonnen, all'indomani della firma del trattato di Uccialli) l'esploratore italiano fu nell'Harar, in Etiopia, dove ebbe un ruolo importante nelle trattative diplomatiche tra il governo di Roma e le autorità locali abissine, , conseguenti all'abbandono dello Scioa da parte del rappresentante italiano, conte Pietro Antonelli. In questa opera fu coadiuvato dalla moglie, Agostina de Glatignée, vedova de La Porte, da cui ebbe cinque figli: Antonio, Maria Diletta (nata in Italia nel 1891), Piera (nata nell'Harar nel 1892 e tenuta a battesimo dallo stesso ras Makonnen, oltre ad essere stata sorella di latte di ras Tafari, il futuro imperatore Hailé Selassié I), Marco (nato in Italia nel 1896) e Alba, nata nel 1897. Infatti, come corrispondente della casa commerciale Bienenfield di Aden e corrispondente ufficioso del governo italiano, Felter riuscì a intervenire presso ras Makonnen per salvare in numerose occasione i suoi compatrioti, in un'area ostile alla penetrazione italiana, a dimostrazione delle simpatie createsi sul suo conto da parte degli etiopi. Ad esempio fece liberare dal ras etiope gli scienziati Pietro Candeo ed Enrico Baudi di Vesme, recuperando anche tutto il loro materiale scientifico sequestrato; recuperò la corrispondenza del conte Augusto Salimbeni, rimasta nello Scioa, mentre nel 1892, quando questi si recò nell'Harar per definire certe questioni di confine, lo fece liberare dal capo del piccolo centro di frontiera di Biocaboba, dove era stato arrestato. Quando però Menelik II ordinò a ras Makonnen di partire per il nord, questi fece avvertire Felter di mettersi in salvo e raggiungere Zeila (dove l'italiano giunse nel l'ottobre 1895), e di rimanervi finché non avesse ricevuto comunicazioni da parte sua dopo aver conferito con l'imperatore. Poi, sollecitato a riprendere contatto con il ras, dopo molte vicissitudini l'italiano si recò al campo nemico il 7 gennaio 1896, in tempo per assistere all'assedio di Macallè da parte degli abissini e consegnare, il giorno dopo, una missiva da parte di Menelik destinata al generale Oreste Baratieri. Ebbe poi parte rilevante nelle laboriose trattative che dovevano portare all'evacuazione del presidio italiano di Makallé, al comando del colonnello Galliano, che poterono uscire con l'onore delle armi il 21 gennaio. Per tali meriti, Felter ricevette la medaglia d’oro al valor militare. Ma la gratitudine italiano si fermò qui, perché Felter fu in seguito accusato in Parlamento dall'on. Pantaleoni di aver comprato la liberazione del contingente italiano con svariati milioni, derivati dalla sua casa di commercio come credito nei confronti di Makonnen. Infine, dopo tante promesse di incarichi prestigiosi e importanti, Felter fu costretto ad accettare la carica di commissario italiano di Assab, ovvero la base più disagiata dei domini coloniali italiani, dove rimase fino al 1907, finché non tornò in Italia mezzo cieco e minato dalla lebbra. Morì il 25 gennaio 1915 a Sabbio Chiese, a 59 anni, a causa della malattia contratta in Africa. Otto mesi dopo sarebbe morto anche il figlio Marco, tenente degli alpini durante la Prima guerra mondiale. Nel 1936 la figlia Alba tornò nell'Harar per cercare di riottenere il patrimonio paterno nella regione, ottenendo però solo un riconoscimento formale, da parte del governo italiano, dei possessi dei Felter nell'Harar.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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