Petroica australis

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Balia bruna neozelandese
Petroica australis.png
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Superordine Neognathae
Ordine Passeriformes
Sottordine Oscines
Infraordine Passerida
Superfamiglia Petroicoidea
Famiglia Petroicidae
Genere Petroica
Specie P. australis
Nomenclatura binomiale
Petroica australis
(Sparrman, 1788)
Areale

Petroica australis distribution.svg

La balia bruna neozelandese (Petroica australis Sparrman, 1788), nota anche come Toutouwai in lingua maori, è un uccello della famiglia dei Petroicidi originario, come indica il nome, della Nuova Zelanda[2].

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Attualmente gli studiosi riconoscono tre sottospecie di balia bruna neozelandese[2]:

A causa di alcune differenze riscontrate nel DNA mitocondriale di P. a. longipes, alcuni studiosi hanno iniziato a classificarlo come una specie a parte, ma questa suddivisione non è stata riconosciuta dallo staff dell'Unione Ornitologica Internazionale[2].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La balia bruna neozelandese è un Passeriforme di piccole dimensioni: misura 10–18 cm di lunghezza e pesa circa 35 g. Nell'aspetto P. a. longipes ricorda le femmine e gli esemplari giovani di P. a. australis e P. a. rakiura, e se non fosse per la diversa distribuzione geografica sarebbe piuttosto complicato riuscire a distinguere le tre forme con esattezza. In tutte e tre le sottospecie le femmine e i giovani si somigliano, ma in questi ultimi, in giovane età, non è presente la macchia più chiara sul petto[3]. Tuttavia, i maschi di P. a. longipes hanno un piumaggio quasi nero, con una macchia bianca proprio sopra il becco e la parte inferiore del petto bianco-grigiastra. Le femmine e i giovani sono grigiastri e presentano una serie di macchioline più chiare su petto e gola. I maschi di P. a. australis sono di colore grigio scuro, con una macchia bianco-giallastra ben definita sulla parte inferiore del petto, mentre femmine e giovani sono ricoperti da un piumaggio di un grigio più chiaro, con una macchia sul petto meno distinta. Maschi e femmine di P. a. rakiura, invece, somigliano a P. a. longipes[1].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

P. a. australis.

La balia bruna neozelandese è endemica della Nuova Zelanda. In passato occupava gran parte delle pianure di questo Paese, ma a causa della distruzione dell'habitat e dell'introduzione di predatori alloctoni il suo areale si è notevolmente frammentato[4].

P. a. longipes è diffusa prevalentemente nella regione centrale dell'Isola del Nord, ma alcune piccole popolazioni relitte sono presenti su alcune isolette circostanti, sia a nord che a sud, come Moturoa, situata nella baia delle Isole, Little Barrier e Kapiti[5]. Altre popolazioni sono state reintrodotte in due località nei pressi di Wellington: il Santuario naturale di Karori e l'isola di Somes (o Matiu)[6][7]. Questa sottospecie predilige le foreste di Podocarpus e Nothofagus, dal livello del mare fino alla linea degli alberi.

P. a. australis è presente nella parte settentrionale dell'Isola del Sud e in quella sud-orientale (il Fiordland). A differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, sembra prosperare meglio nelle piantagioni di abete di Douglas che nelle foreste native di kanuka (Kunzea ericoides), ma non nelle piantagioni di pino di Monterey (Pinus radiata). Il motivo di questa sua predilezione sembra essere dovuto semplicemente alla struttura delle foreste di abete di Douglas, e non a una maggiore disponibilità di cibo o di luoghi per nidificare. Predilige le aree con volta fitta e suolo ricoperto da una lettiera di foglie[4]. Quando ne venne introdotta una popolazione sull'isola di Ulva, la balia iniziò a nidificare tra la vegetazione costiera di latifoglie, mostrando una grande flessibilità adattativa[8].

P. a. rakiura, presente unicamente sull'isola di Stewart, è la sottospecie più rara: due piccole popolazioni sono stanziate lungo la costa orientale dell'isola[8], ma è più comune nel nord e nell'ovest[9]. Tutte queste popolazioni vivono nelle macchie paludose di Leptospermum; sebbene questo non sia l'habitat prediletto, le paludi sono le uniche zone dell'isola dove i mammiferi predatori introdotti dall'uomo sono meno numerosi.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

P. a. rakiura.

La dieta della balia bruna neozelandese è costituita quasi interamente da invertebrati, come lombrichi, Coleotteri e altri Artropodi[10]. L'uccello va quasi sempre in cerca di cibo nella lettiera di foglie che ricopre il suolo della foresta. Di tanto in tanto è stata vista mangiare anche qualche bacca, ma queste ultime non vengono mai immagazzinate. Gli invertebrati catturati vengono stoccati interi o in porzioni più piccole. Immagazzina le prede ogni volta in luoghi diversi e non sembra avere alcuna preferenza per siti particolari. Le prede vengono generalmente immagazzinate entro una distanza di 10 m dal luogo di cattura, perfino quando l'animale si trova oltre i confini del proprio territorio. In inverno le prede preferite sono i lombrichi, ma in estate l'attenzione della balia si rivolge soprattutto verso le cicale. L'uccello è dotato di buone capacità di memoria: un maschio è stato visto ritrovare con successo almeno cinque prede immagazzinate prima di ritornare dalla sua partner che stava covando[11]. Inoltre, la balia è anche in grado di riconoscere «tesoretti» che contengono fino a 12 prede: l'uccello, infatti, è dotato della più elevata competenza numerica riscontrata in specie selvatiche. Generalmente, quando vuol mangiare, si dirige verso i tesoretti più numerosi e visita successivamente gli altri in ordine decrescente[12]. Dopo aver immagazzinato una preda, la balia generalmente ritorna a caccia, ma nel caso abbia catturato una preda particolarmente grande, essa si riposa un po' prima di rimettersi in attività. Generalmente le balie non ritornano in un luogo già visitato prima che siano trascorsi almeno quattro giorni, tranne quando la preda catturata è un lombrico, nel qual caso si ripresentano nella stessa area dopo pochi giorni. Dato l'elevato tasso metabolico, in inverno la balia trascorre quasi il 90% della giornata cacciando o immagazzinando prede[11].

La balia bruna neozelandese è generalmente monogama e gli accoppiamenti extraconiugali sono molto rari. Non essendo migratrice, trascorre tutto l'anno nel proprio territorio e così, al di fuori della stagione riproduttiva, i membri di ciascuna coppia si trovano a dover competere tra loro per il cibo. Tuttavia, dal momento che le tecniche di caccia sono diverse, la competizione è ridotta[11]. I maschi hanno atteggiamenti dominanti sulle femmine e non consentono alle partner di usufruire dei propri tesoretti, così esse possono saccheggiare le riserve dei maschi unicamente quando non vengono viste[13]. Durante la stagione degli amori, comunque, è la sola femmina a occuparsi della costruzione del nido e della cova, mentre il maschio va in cerca di cibo per lei e i piccoli[3]. In questo periodo i maschi immagazzinano meno delle femmine, ma la situazione si inverte al di fuori della stagione riproduttiva (il comportamento di immagazzinamento delle femmine, invece, rimane sempre stabile in ogni periodo dell'anno)[13].

P. a. longipes.

Nell'ambito riproduttivo, le balie hanno sviluppato delle caratteristiche piuttosto interessanti, che le consentono, entro una certa misura, di compensare le perdite dovute alla predazione. Raggiungono la maturità sessuale tra i sei e i dodici mesi di età. La loro stagione riproduttiva inizia piuttosto presto, in agosto o settembre, e durante questo periodo fanno affidamento per nutrirsi sulle scorte di cibo immagazzinato, altrimenti dovrebbero perdere troppo tempo in cerca di cibo[11]. Il nido, a forma di coppa, viene costruito alla biforcazione di un ramo o in una cavità del tronco[8]. L'incubazione dura 18 giorni, e i pulcini abbandonano il nido dopo 21 giorni. Dopo 5-25 giorni dall'allontanamento dei pulcini, la coppia si riproduce un'altra volta. Ciascuna covata è composta mediamente da due uova[14], ma più numerosa è la covata, più piccole sono le uova[15]. Dal momento che la femmina e i pulcini trascorrono maggior tempo nel nido, sono più suscettibili all'attacco dei predatori. Se la femmina sopravvive, tuttavia, la coppia si riproduce ancora prima, entro 3-10 giorni dall'allontanamento dei piccoli[3]. La stagione degli amori si protrae fino a gennaio e in questo arco di tempo la coppia può riprodursi anche quattro volte, o addirittura cinque o sei se qualche covata non è stata portata a termine con successo.

Al di fuori del periodo riproduttivo, il canto del maschio è forte e chiaro. Esso consiste in una serie di note, di frequenza decrescente, che cominciano in rapida successione, per terminare lentamente. Il suo richiamo è un morbido chirp. Durante la stagione riproduttiva, tra agosto e dicembre, i maschi emettono un canto completo per corteggiare le femmine. È un canto potente, chiaro e continuo, che può durare oltre 30 minuti, con pause molto brevi. Di solito viene emesso nella parte superiore della volta o da un albero emergente[3]. Apparentemente il canto gioca anche un ruolo nel regolamento strategico della massa corporea. Infatti, quando cantano, le balie sembrano aumentare il loro canto in base alla disponibilità di cibo. Quando le disponibilità di cibo sono maggiori, esse aumentano il dispendio energetico cantando, al fine di raggiungere una massa strategica al crepuscolo. Quindi, anche se due balie iniziano la giornata con masse differenti, esse saranno simili alla fine della giornata. Un effetto collaterale di questo comportamento è il miglioramento delle capacità del maschio di intercettare le risorse: più canta, più è in grado di trovare cibo, e quindi sarà un miglior candidato come partner[16].

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

Sulla Lista Rossa della IUCN la balia bruna neozelandese non figura tra le specie minacciate. In Nuova Zelanda, tuttavia, essa è protetta, come la maggior parte degli uccelli endemici dell'isola. Le varie popolazioni sono minacciate dalla distruzione dell'habitat, a causa delle attività umane, e della predazione da parte di specie introdotte. Le misure di protezione sono finalizzate alla conservazione delle popolazioni esistenti e alla reintroduzione della specie nelle aree da cui è scomparsa.

La sottospecie P. a. rakiura è vulnerabile. Ha subito, infatti, un notevole declino della popolazione a causa della deforestazione, della perdita dell'habitat e dell'introduzione di predatori come ratti, ermellini e gatti selvatici[8]. A causa del forte calo della popolazione sull'isola di Stewart, sono stati compiuti vari tentativi per trasferire esemplari su altre isole vicine dove i predatori introdotti non sono presenti o sono stati sradicati. Tra queste vi sono le isole di Ulva, di Motuara e di Nukuwaiata. Sull'isola di Ulva, la reintroduzione è avvenuta nel 2000. 21 esemplari, denominati "fondatori", sono stati trasferiti sull'isola. Tra il 2000 e il 2001, sono state registrate solamente due nascite, ma nel 2010 la popolazione aveva già raggiunto i 500 esemplari, compresi cinque fondatori ancora in vita. Tutti questi uccelli sono muniti di anelli colorati di riconoscimento.

Molte reintroduzioni hanno comportato il trasferimento di 12 fondatori o meno, il che implica un rischio di inincrocio quasi inevitabile, che ha portato apparentemente ad alcuni problemi di immunocompetenza e a difficoltà nella riproduzione. Sull'isola di Motuara, ad esempio, vi è stato un alto tasso di fallimenti durante la nidificazione e un ridotto numero di nidiate. Inoltre, malgrado i disturbi parassitari siano gli stessi che devono affrontare nella terra di origine, gli esemplari reintrodotti non hanno una risposta immunitaria a livello cellulare altrettanto sviluppata[17]. Pertanto, anche se alcune di queste popolazioni sono in aumento, il rischio di inincrocio troppo elevato potrebbe causare in futuro disturbi al sistema immunitario e alla riproduzione. D'altra parte, malgrado la distribuzione di P. a. australis sull'Isola del Sud sia sempre più frammentata, questo uccello non sembra mostrare perdita di diversità genetica[18], quindi non dovrebbe correre il rischio che grava sui suoi simili dell'isola di Stewart.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) BirdLife International 2012, Petroica australis in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.
  2. ^ a b c (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Petroicidae in IOC World Bird Names (ver 4.1), International Ornithologists’ Union, 2014. URL consultato il 5 giugno 2012.
  3. ^ a b c d Powlesland, R. G. (1997): Protocols for monitoring New Zealand robins: Petroica australis. Department of Conservation of Technical Series 13
  4. ^ a b Borkin, Kerry M. et al (2008): South Island robin (Petroica australis australis) abundance and leaf-litter invertebrates in plantation and native forest. Notornis 54 (2): 65.
  5. ^ Higgins, P.J. & J.M. Peter (eds) 2003. Handbook of Australian, New Zealand and Antarctic Birds. Volume 6: Pardalotes to Shrike-thrushes. Oxford University Press, Melbourne. ISBN 0-19-553762-9
  6. ^ Karori Wildlife Sanctuary (2006) North Island Robin / Toutouwai. Accessed 28 August 2007
  7. ^ Department of Conservation (2006) Wildlife welcome robin onto Matiu/Somes Island. Accessed 28 August 2007
  8. ^ a b c d Steffens, K. E. et al. (2005): Habitat selection by South Island saddlebacks and Stewart Island robins reintroduced to Ulva Island, New Zealand. Journal of Ecology 29: 221–229.
  9. ^ Miller, Hilary C. & Lambert, David M. (2006): A molecular phylogeny of New Zealand’s Petroica (Aves: Petroicidae) species based on mitochondrial DNA sequences. Molecular Phylogenetics and Evolution 40(3): 844-855. DOI: 10.1016/j.ympev.2006.04.012 (HTML abstract)
  10. ^ Worthy, Trevor H & Holdaway, Richard N. (2002): Shorebirds, Parrots and Passerines. The Lost World of the Moa: 410-440.
  11. ^ a b c d Powlesland, R. G. (1980): Food-Storing Behavior of the South Island Robin. Mauri Ora 8 : 11.
  12. ^ Hunt, Simon & Low, Jason & Burns, K.C. (2008): Adaptive numerical competency in a food-hoarding songbird. Royal Society of London. Proceedings. Biological Sciences 275 (1649): 2373-2379.
  13. ^ a b Steer, Jamie & Burns, KC. (2008): Seasonal variation in male-female competition, cooperation and selfish hoarding in a monogamous songbird. Behavioral Ecology & Sociobiology 62 (7): 1175.
  14. ^ Taylor, S. S. et al (2007): Historic and contemporary levels of genetic variation in two New Zealand passerines with different histories of decline. Journal of Evolutionary Biology 20 (5): 2035.
  15. ^ Boulton, Rebecca L. & Powlesland, Ralph G. (2008): Variation in egg size and nest survival with female age in the South Island Robin Petroica australis. Ibis 150 (4): 824.
  16. ^ Barnett, Craig A. & Briskie, James V. (2011): Strategic Regulation of Body Mass and Singing Behavior in New Zealand Robins. Ethology 117 (1): 28.
  17. ^ Hale, K. A & Briskie, J. V. (2007): Decreased immunocompetence in a severely bottlenecked population of an endemic New Zealand bird. Animal Conservation 10 (1): 2-10.
  18. ^ Taylor, Sabrina S et al (2008): Genetic monogamy in two long-lived New Zealand passerines. Journal of Avian Biology 39 (5): 579-583.

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