Panchina

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Panchina, Bredevoort, Gheldria, Paesi Bassi

«La panchina è un luogo di sosta, un’utopia realizzata. È vacanza a portata di mano. Sulle panchine si contempla lo spettacolo del mondo, si guarda senza essere visti e ci si dà il tempo di perdere tempo, come leggere un romanzo.»

(Beppe Sebaste. Panchine: come uscire dal mondo senza uscirne. Milano: Laterza, 2008.)

La panchina (diminutivo di panca) è un elemento dell'arredo urbano: si tratta di un sedile fisso che può ospitare più persone ed è solitamente situato all'aperto in aree pubbliche come piazze o parchi, nonostante si possa trovare anche in interni quali aeroporti, sale di aspetto, alberghi, ecc. laddove si debba garantire la seduta a più persone. Normalmente è realizzata in legno, pietra o metallo e può avere o meno dei braccioli; è facile trovarla anche di materiale plastico, specialmente se destinata ai giardini di case private.

La panchina, in quanto luogo di sosta e relazione, ha seguito, col passare del tempo, le logiche dell'architettura e dell'organizzazione delle città, riflettendo la trasformazione delle forme di socialità di cui diviene un simbolo[1].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Panchina, Santa Croce, Firenze
Panchina in PVC riciclato, Codogno

Le panchine vengono costruite con una varietà di materiali diversi, alcuni sono considerati standard per la loro resistenza nel tempo[2].

  • Acciaio verniciato a polvere: le panchine costruite con questo materiale si trovano spesso all'ingresso di luoghi come negozi, ospedali e centri sportivi, e possono avere una grande varietà di colori e stili.
  • Alluminio: le panchine costruite con questo materiale si trovano spesso all'aperto, sono leggere, economiche e resistono agli agenti corrosivi.
  • Legno: le panchine costruite con questo materiale richiedono un'alta manutenzione perché devono essere trattate regolarmente con insetticidi o essere ritinte per massimizzarne la durata. Solitamente si trovano lungo i sentieri e i parchi pubblici. Quelle realizzate con legni di alta qualità, come il mogano, la sequoia o il teak, sono situate per lo più all'interno di resort, ristoranti o edifici residenziali.
  • Ghisa: è una lega ferrosa (composta principalmente da ferro e carbonio); essendo un materiale particolarmente resistente agli eventi atmosferici è molto usata nella realizzazione di arredi urbani (lampioni, cestini, ringhiere). Tipicamente per la realizzazione di panchine è combinata con listelli di legno. Le caratteristiche del materiale consentono la realizzazione di motivi ornamentali particolarmente fantasiosi.
  • Marmo: Le panchine di marmo sono arredi urbani di lunga durata, data la loro pesantezza e resistenza agli agenti esterni. Sono spesso installate in edifici di particolare importanza o nelle piazze storiche. Talvolta il marmo viene usato insieme ad altri materiali per ridurne i costi.
  • Plastica riciclata: le panchine di plastica riciclata non richiedono una manutenzione eccessiva e sono disponibili in vari colori e stili, oltre ad essere adatte a qualsiasi ambiente. Per questo motivo è possibile trovarle negli stabilimenti balneari, poiché resistono ad agenti atmosferici come la salsedine, particolarmente corrosivi.
  • Termoplastica: si tratta di un materiale ecosostenibile utilizzato come rivestimento per le panchine in metallo. La termoplastica, rispetto ad altri rivestimenti, è facilmente riparabile e consente alle panchine in metallo di resistere a una varietà di climi e condizioni meteorologiche.
  • Vetronite: questo materiale particolarmente versatile consente di realizzare panchine con diversi tipi di design, finiture e colori; è adatto sia per interni che esterni. Non richiede una particolare manutenzione e può essere lavorato secondo lo stile di ogni tipo di edificio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Panca di via, Palazzo Bartolini, Firenze

Panca di via[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della panchina sono riconducibili all'uso di panche pubbliche, che già nell'antichità facevano parte della vita urbana delle città, come testimoniano i resti di sedute pubbliche ritrovate nella Valle dei Templi e gli scavi di Pompei. Tuttavia, è in Toscana tra il XIV e il XV secolo che le panche assumono maggiore importanza, in concomitanza con un processo di valorizzazione delle piazze, delle logge e delle vie principali, che porterà alla nascita delle città moderne. Si tratta di città che non rinunciano all'estetica e che vogliono "mostrarsi ad ogni costo come opera d'arte"[3]. Nelle città toscane lo spazio pubblico inizia ad essere utilizzato per svariati tipi di eventi (matrimoni, processioni, giostre, cerimonie) e la panca di via permette di assistere alle vicende della vita pubblica. In particolare Firenze, dalla metà Quattrocento, si avvia a una frenetica espansione costruttiva e le panche diventano tutt'uno con i nuovi palazzi. Palazzo Medici ad esempio, è costeggiato da una lunga panca di via che, pur avendo un aspetto rustico e vernacolare, "traduce la grandezza dei signori di Firenze" e diventa la "soglia che separa e che lega al tempo stesso il palazzo e la sua piazza"[4]. Così se da una parte il palazzo si apre verso il popolo e lo spazio esterno, dall'altro l'autorità, in questo caso quella dei Medici, rivendica il proprio potere[4]. Esistono ancora diversi esempi di panche di via come quella che corre intorno a Palazzo Strozzi o quella sotto la Loggia dei Lanzi, altro esempio di luogo di contemplazione dello spazio urbano.

La panchina come luogo di sosta[modifica | modifica wikitesto]

Nel progredire dei secoli, il luogo pubblico ha continuato ad essere percepito come spazio comunitario. L'idea della condivisione del paesaggio urbano (e del piacere che se ne può trarre) è stata elaborata da ogni società in modo diverso e ha condizionato la definizione e la creazione di luoghi vissuti dalla collettività: dagli spazi delle attività lavorative, politiche e istituzionali, a quelli della discussione pubblica, dei servizi e del divertimento. Per questo motivo la disposizione di ogni fontana, ogni panchina, ogni scalinata condiziona il modo di vivere lo spazio pubblico. Gli spazi urbani prevedono anche la sosta collettiva: come afferma l'architetto e disegnatore Bernard Rudofsky, "nel fornire piacere all'occhio, gli architetti non dimenticavano le natiche"[5].La panchina, in particolare, è il luogo della pausa per eccellenza e, in quanto tale, assume sempre più importanza mano a mano che i ritmi e la vita delle persone si evolvono diventando più frenetici e veloci[1].

Da prodotto artigianale a prodotto industriale[modifica | modifica wikitesto]

Durante la prima fase dell'industrializzazione, i metodi di costruzione e i materiali utilizzati dagli architetti per la realizzazione dei sedili da interno vengono riproposti per ambienti esterni e, viceversa, quelli utilizzati all'esterno si ripetono nella creazione degli arredi interni. Lo storico dell'architettura Sigfried Giedion è stato il primo a notare questa correlazione, mettendo in evidenza come la struttura del balloon frame, uno dei sistemi costruttivi più importanti per la creazione di edifici in legno, sia sottilmente collegata al design della seggiola Windsor, oggetto altrettanto importante per la storia dell'arredamento americano: "I sottili listelli da due pollici della struttura balloon frame si alzano nell'aria apparentemente senza peso [...] la stessa idea, di usare sottili membri strutturali per ottenere una costruzione della massima solidità, era apparsa un secolo prima nello sviluppo della seggiola Windsor"[6]. Secondo Giedion, il balloon frame e la seggiola Windsor hanno in comune "la stessa tendenza verso il lavoro anonimo e la produzione di serie, ottenendo efficienza e leggerezza con mezzi semplici". La panchina ottocentesca, che non è menzionata dallo storico forse perché ritenuta meno nobile della seggiola Windsor, rispecchia tuttavia questi stessi principi. Un altro elemento costruttivo tecnico che avrà una profonda influenza sulla tipologia di panchina è la ghisa, primo dei materiali da costruzione prodotto industrialmente ad essere usato nell'edilizia. Anche le strutture realizzate con questo materiale rievocano la leggera solidità del balloon frame. Grazie alla sua versatilità, la ghisa ha trovato larga applicazione nella produzione di massa di oggetti di diversa dimensione e destinazione d'uso, come per l'appunto le panchine. Tuttavia, quest'ultime vengono più spesso realizzate combinando materiali diversi: la ghisa è sì utilizzata per creare la struttura di sostegno, ma lo schienale o, a volte, soltanto la seduta sono più comunemente costruiti in legno. È con l'industrializzazione che la panchina diventa protagonista della città, al pari dei lampioni dei ponti degli ascensori dei grandi magazzini e poi dei grattacieli[1].

In letteratura[modifica | modifica wikitesto]

In letteratura la panchina svolge la funzione di luogo dell'incontro e del dialogo tra i personaggi; è su una panchina che si conoscono Frédéric Moreau e Madame Arnoux in L'educazione sentimentale di Gustave Flaubert (1869), ne Le notti bianche (1848) di Fëdor Dostoevskij tutta l'azione dei personaggi si concentra dinnanzi alla ringhiera di un canale e poi sulla panchina; nasce e si chiude su una panchina anche la novella di Samuel Beckett Primo amore (1946). La panchina è assoluta protagonista ne La nausea (1938), romanzo di Jean-Paul Sartre: qui il protagonista riesce a capire la natura del proprio male (la nausea, appunto) arrivando a percepire e a comprendere il caos e l'assurdità dell'esistenza[7].

«Appoggio la mia mano sulla panchina, ma la ritiro subito: essa esiste. Questa cosa sulla quale sono seduto, sulla quale appoggiavo la mano si chiama una panchina. L'hanno fatta apposta perché ci si possa sedere, hanno preso del cuoio, delle molle, della stoffa, si sono messi al lavoro, con l'idea di fare una sedia e quando hanno finito era questo che avevano fatto. L'hanno portata qui, in questa scatola, e ora la scatola viaggia e sballotta, con i suoi vetri tremolanti, e porta nei suoi fianchi questa cosa rossa. Mormoro: è una panchina, un po' come un esorcismo. Ma la parola mi rimane sulle labbra: rifiuta di andarsi a posare sulla cosa. Essa rimane quello che è, con la sua peluria rossa, migliaia di zampette rosse, all'aria, diritte, zampette morte.»

(Jean-Paul Sartre, La Nausea)

Ne La villeggiatura in panchina, inserita nella raccolta Marcovaldo ovvero Le stagioni in città (1963) di Italo Calvino. Marcovaldo cerca di sfuggire ai rumori e alle noie della città rifugiandosi su una panchina nel verde[8].

«C’era, in un angolo della piazza, sotto una cupola d’ippocastani, una panchina appartata e seminascosta. E Marcovaldo l’aveva prescelta come sua. In quelle notti d’estate, quando nella camera in cui dormivano in cinque non riusciva a prendere sonno, sognava la panchina come un senza tetto può sognare il letto d’una reggia. Una notte, zitto, mentre la moglie russava ed i bambini scalciavano nel sonno, si levò dal letto, si vestì, prese sottobraccio il suo guanciale, uscì e andò alla piazza. Là era il fresco e la pace. Già pregustava il contatto di quegli assi d’un legno – ne era certo – morbido e accogliente, in tutto preferibile al pesto materasso del suo letto; avrebbe guardato per un minuto le stelle e avrebbe chiuso gli occhi in un sonno riparatore d’ogni offesa della giornata.»

(Italo Calvino, Marcovaldo ovvero le stagioni in città)

Nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Edward Hopper, Notte nel Parco (1921); acquaforte, 17.4×21cm, National Gallery of Art.
Berthe Morisot, Eugène Manet e sua figlia nel giardino di Bougival (1881); olio su tela, Musée Marmottan Monet.

Nei suoi dipinti Conversazione in un parco (1746)[9] e Coniugi Andrews (1750 circa), il pittore Thomas Gainsborough ritrae due coppie che fanno parte rispettivamente dell'aristocrazia e della landed gentry britannica, offrendo uno spaccato dell'alta società inglese di metà '700 e dei simboli di status che la caratterizzano. In queste due opere, i soggetti siedono su una panchina decentrata, mentre la natura che li circonda occupa una buona porzione dei dipinti[10][11].

Nella Parigi di fine '800, sono alcuni pittori impressionisti a ritrarre la panchina, ormai diffusa nei parchi e nelle strade. Nell'opera Le Banc (1881)[12] di Édouard Manet la panchina si trova al centro dell'ambiente e nessuno vi siede sopra. I dipinti di Berthe Morisot, invece, inquadrano la popolazione parigina anche negli attimi di pausa dalla frenesia della vita urbana, come in Una donna seduta su una panchina sull'Avenue du Bois (non datato)[13] e in Eugène Manet e sua figlia nel giardino di Bougival (1881)[14].

Vincent Van Gogh ritrae una seduta tra gli alberi nell'olio su tela Panchina di pietra nel manicomio di Saint-Remy (1889)[15]. In Notte nel Parco (1921)[16] di Edward Hopper le panchine e il lampione consentono a un uomo di leggere un giornale di notte a Central Park.

Nella performance "Vestirsi di sedia" (1971), Gianni Pettena invita dieci dei suoi allievi a percorrere la città di Minneapolis indossando a mo' di zaino una sorta di panchina personale[17].

Alcuni politici si sono fatti fotografare su una panchina, come Richard Nixon nel 1964 a Central Park[18] o Lenin nel 1922 a Gorki Leninskie[19].

Panchine letterarie[modifica | modifica wikitesto]

La panchina è anche oggetto della cosiddetta arte di strada. Nell'estate 2014, cinquanta panchine a forma di libro sono state posizionate per le strade di Londra grazie al progetto Books about Town, ideato e realizzato dalla National Literacy Trust, un ente che promuove l'alfabetizzazione e lo sviluppo della cultura letteraria[20]. La panchina-libro originaria è stata progettata dall'organizzazione Wild in Art[21]. La National Literacy Trust ha poi coinvolto artisti locali e di fama internazionale per decorare i cinquanta esemplari, ispirandosi alle opere dei più grandi autori inglesi. Un progetto analogo è stato lanciato anche in Italia dal Museo d'arte urbana di Torino, quando nel 2010 l'artista intinerante torninese Vito Navolio ha reinterpretato dieci panchine, dedicandole ai principali maestri dell'arte contemporanea[22].

Big Bench Community Project[modifica | modifica wikitesto]

Panchina gigante, Clavesana

Nel 2010, per iniziativa del designer americano Chris Bangle[23], è stata installata in Borgata Gorrea, a Clavesana, la prima riproduzione di una panchina fuori scala, resa accessibile al pubblico, che permette ai visitatori di arrampicarvisi e sedersi ammirando il paesaggio di fronte, con una percezione simile a quella che avrebbe un bambino piccolo seduto su una panchina di dimensione standard.

L'idea ha stimolato la nascita di altre grandi panchine, che rappresentano un punto di interesse turistico. Questo ha portato, nel 2014, alla nascita del Big Bench Community Project, che ha l'obiettivo di collegare i costruttori di panchine alle realtà artigiane locali, con l'idea di restituire un contributo alla comunità. Per regolamento le panchine possono essere costruite solamente con l'ausilio di contributi privati, senza fare ricorso a fondi pubblici.

Chris Bangle stesso ha fornito gratuitamente disegni e indicazioni ai costruttori delle panchine, tutte ubicate in posizioni panoramiche ed aperte al pubblico.

Nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

La panchina è un arredo scenico che agevola le riprese frontali o laterali e che può svolgere diverse funzioni narrative, diventando il luogo dell'incontro o della riflessione dei personaggi.

Nella scena finale del film L'avventura di Michelangelo Antonioni, il personaggio maschile, Sandro, siede su un panchina, mentre la sua compagna, Claudia, è in piedi accanto a lui e gli accarezza i capelli[24].

In Manhattan di Woody Allen, la scena, riprodotta nel manifesto del film, in cui i due personaggi Ike e Mary, siedono su una panchina è diventata iconica[25].

In Forrest Gump, il protagonista, racconta la propria vita agli sconosciuti che si siedono accanto a lui in Chippewa Square, a Savannah. La panchina utilizzata per le riprese si trova adesso nel museo di storia di Savannah[26].

Ne La 25ª ora di Spike Lee: il protagonista, Monty, condannato a scontare una pena in carcere, passa alcune delle sue ultime ore di libertà su una delle panchine affacciate sull'Hudson[27]; queste, tra le più note di New York, disegnate da Robert Moses, furono prodotte per la Fiera mondiale di New York nel 1939[25].

Panchine nei parchi storici[modifica | modifica wikitesto]

Reggia di Caserta[modifica | modifica wikitesto]

La Reggia di Caserta possiede un imponente giardino posto attorno alla via di collegamento tra il cortile del palazzo e la Grande Cascata. Carlo Vanvitelli progettista giardino all'inglese posiziona all'interno del sottobosco vicino alla Grande Cascata, dei blocchi di pietra grezzi con funzione di panchine che sembrano quasi confondersi con la natura[28]. La loro funzione è più decorativa che di seduta vera e propria.

Parco dei Mostri di Bomarzo[modifica | modifica wikitesto]

Panca di fronte al ninfeo, Bomarzo
Parco Güell, Spagna. Dettaglio della panchina/balaustra a forma di serpente nella Plaza de la Naturaleza.

Nel Parco dei Mostri di Bomarzo si trova una serie di panche e panchine atipiche che, come le altre strutture presenti nel sito, sono ibridi tra un oggetto e la figura umana, oppure tra due diversi oggetti[29][30][31]:

  • La panca di Proserpina: una figura femminile si prolunga in basso fino a diventare panca.
  • Casa pendente: un bizzarro edificio la cui struttura interna può provocare le vertigini; come tutti i grandi palazzi del '300, presenta una panca di via, che, essendo accostata all'edificio, segue la pendenza della casa.
  • La panca araldica: una panca interamente ricavata da un blocco di pietra, completa di schienale su cui sono scolpiti appunto due insegne araldiche.
  • L'antro (o ninfeo): questo luogo è caratterizzato dalla presenza di una scultura delle Tre Grazie abbracciate, del Ninfeo e della fontana dei Delfini; qui c'è una panca integrata nella costruzione architettonica che, alla sua estremità, è dotata di un sedile di pietra che si trasforma in una figura metà umana e metà spirale.
  • La bocca dell'orco: la situazione dello spettatore qui è invertita in quanto trovandosi dentro la grotta osserva la natura circostante dalla prospettiva dell'orco.

Parc Güell[modifica | modifica wikitesto]

Al Parco Güell nella Plaza de la Naturaleza, una tortuosa panchina a forma di serpente assolve la funzione di parapetto e, al contempo, eleva il pregio estetico della piazza: le rientranze e le sporgenze della panchina-balaustra sono decorate utilizzando il trencadís, ossia aggregando cocci di vetro e piastrelle ceramiche variamente colorate[32]. La piazza ospita attività sociali, come riunioni o eventi culturali e religiosi, anche grazie alla presenza di questa lunga panchina.

Parco Jean-Jacques Rousseau[modifica | modifica wikitesto]

Il giardino di Ermenonville, creato da René de Girardin, cambia nome in Parco Jean-Jacques Rousseau poiché il filosofo francese vi trascorre le ultime sei settimane della sua vita. Le sue spoglie vengono sepolte prima in un'isola del parco (L'isola dei Cigni, ribattezzata Isola dei Pioppi), poi trasferite al Pantheon. La panca delle madri di famiglia, che si trova di fronte alla tomba ormai vuota di Rousseau "diviene panca assoluta, la seduta che assorbe e che concentra l'attenzione del visitatore"[33].

Il circuit-walk garden e il ruolo della panchina[modifica | modifica wikitesto]

La creazione del parco di Ermenonville è stata influenzata dal "circuit-walk garden", un sistema per cui il giardino è concepito come un grande circuito. Questa visione del giardino può essere collocata nell'Italia rinascimentale e nell'Inghilterra del diciottesimo secolo. Negli spazi progettati in questo modo la panchina consente allo spettatore di "leggere" esteticamente il paesaggio, inquadrandolo nel modo migliore e segnalando la presenza di oggetti degni di nota; così la disposizione delle sedute offre anche una chiave di decifrazione del paesaggio stesso e permette di mettere in relazione la fonte visiva con le emozioni che da essa scaturiscono. La panchina diventa anche il luogo del contrasto tra l'autonomia dello spettatore e una lettura dello spazio interamente progettata da altri: il giardino è destinato ad essere attraversato da soggetti autonomi, ma non c'è libertà nella scelta del percorso, che quindi offre un'unica visione del mondo. La panchina incarna così questa costrizione[34].

Panchine e socialità[modifica | modifica wikitesto]

Fare panchine in un laboratorio di falegnameria
"Camden bench", panchine realizzate per dissuadere le persone dal "dormirvi sopra, sporcarle coi rifiuti, usarle per lo skateboard, imbrattarle coi graffiti, spacciare, subire furti", Londra[35].

La possibilità di sedersi è stata identificata come un fattore chiave per consentire alle persone di vivere gli spazi pubblici ed interagire socialmente[36]. Il sostare su una panchina consente la lettura all'aperto, la contemplazione del paesaggio e del passeggio o più semplicemente l'utilizzo della seduta come appoggio[37]. Le panchine possono, inoltre, rivelare dinamiche di esclusione e marginalizzazione sociale[38]. In molti casi le amministrazioni pubbliche cercano di evitare che le persone utilizzino le panchine per dormire. Una delle strategie più comuni messe in atto per raggiungere questo obiettivo è ricorrere a design che rendano le sedute particolarmente scomode: le panchine senza schienale, oppure quelle dotate di braccioli che interrompono la seduta, o ancora panchine con sedili inclinati verso il basso[39]. Queste strategie vanno sotto il nome di architettura ostile.

L'inserimento di sedute nei luoghi pubblici è stato riconosciuto dall'Organizzazione mondiale della sanità come un intervento essenziale per creare città più adatte alla popolazione europea la cui età media è in crescita[40]. Per fare un esempio, le panchine facilitano la mobilità di chi soffre di malattie e disabilità che deve organizzare i propri percorsi in base alla disposizione delle possibili soste[41][42].

A volte il design degli interni dei grandi centri commerciali ripropone un'organizzazione dello spazio simile a quella cittadina, nel tentativo di favorire il comfort dei clienti. Così oltre a fioriere e fontane, in questi luoghi vengono disposte panchine di tutte le forme, materiali e colori: dalla riproduzione delle panchine di ferro tradizionali all'inserimento di elementi architettonici high-tech, o vernacolari, o naturalistici[43].

Uso simbolico[modifica | modifica wikitesto]

Pur essendo considerate oggetti di arredo urbano, le panchine si prestano anche a ricoprire una funzione simbolica e memoriale. Mediante l'utilizzo di combinazioni di colori e materiali la panchina viene trasformata in un elemento simbolico che in determinati casi assume un valore sia culturale che morale: in occasione del Pride Month, in molte città, italiane e non, alcune panchine vengono dipinte con i colori della bandiera arcobaleno[44], mentre nella giornata contro la violenza sulle donne le panchine vengono colorate di rosso[45]. A Roma il 1 marzo 2020 è stata inaugurata una "panchina della memoria", si tratta di una panchina dipinta con i colori della bandiera italiana che riporta i nomi del giornalista Eduardo Becchetti e dei tipografi Amedeo Fatucci, Leo Funaro e Pellegrino Vivanti, catturati durante il rastrellamento nazista del ghetto di Roma, avvenuto il 16 ottobre 1943[46].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Negli sport di squadra, questo termine indica gli atleti che non vengono impiegati da titolari e il luogo fisico in cui si trovano, pronti ad essere impiegati nel caso in cui l'allenatore ne necessiti la presenza in campo. In senso figurato, l'allenatore occupa la panchina della squadra o è chiamato in panchina da una società: si tratta quindi della metafora della squadra stessa.

Non è solo un elemento dell'arredo urbano, nella disciplina del parkour è uno degli elementi architettonici che maggiormente si presta a differenti tipologie di espressioni motorie (Demi tour, Saut de Chat, Jambe intérieure...);

«Chi lo dice che una panchina è fatta solo per sedersi?»

(Laurent Piemontesi)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Raimonda Ricci, Panchine per la gente, in Stefano Maffei (a cura di), Panchina, pp. 93 - 94.
  2. ^ Hazel Evans, Patio garden, Frances Lincoln ltd, 2006, ISBN 0-7112-2471-4.
  3. ^ Marco Romano, La città come opera d'arte, Torino, Einaudi, 2008.
  4. ^ a b Michael Jakob, Sulla panchina : percorsi dello sguardo nei giardini e nell'arte, 2014, pp. 19 - 25.
  5. ^ Bernard Rudofsky, Strade per la gente, Achirtetttura e ambiente umano, Roma-Bari, Laterza, 1981, p. 151.
  6. ^ Giedion Siegfried, Spazio tempo e architettura, lo sviluppo di una nuova tradizione, Milano, Hoepli, 1954.
  7. ^ Emanuele SZ, La Nausea di Jean-Paul Sartre, su www.typee.it.
  8. ^ Roberta Attanasio, Marcovaldo e l'idea di un cittadino "suo malgrado", su Grado Zero, 13 novembre 2015. URL consultato il 12 luglio 2020.
  9. ^ (EN) Conversation in a park, su www.louvre.fr.
  10. ^ Conversazione in un parco di Thomas Gainsborough - Finestre sull'Arte, podcast di storia dell'arte, su www.finestresullarte.info. URL consultato l'11 luglio 2020.
  11. ^ (EN) Primary teachers' notes (PDF), National Gallery, 2014-2015. URL consultato il 30 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 28 agosto 2016).
  12. ^ Édouard Manet (1832-1883), Le Banc, su www.deartibus.it.
  13. ^ Berthe Morisot (1841-1895), Una donna seduta su una panchina sull’Avenue du Bois, su www.deartibus.it.
  14. ^ Berthe Morisot (1841-1895), Eugène Manet e sua figlia nel giardino di Bougival, su www.deartibus.it.
  15. ^ Vincent Van Gogh, Panchina di pietra nel manicomio di Saint-Remy, su www.deartibus.it.
  16. ^ (EN) Edward Hopper, Night in the Park, su www.metmuseum.org.
  17. ^ Werable Chairs 1971, su www.giannipettena.it. URL consultato il 7 luglio 2020.
  18. ^ (EN) Jen Carlson, Everything You Ever Wanted To Know About NYC's Iconic Park Benches, su Gothamist, 25 febbraio 2016. URL consultato il 17 luglio 2020.
  19. ^ Alessandra Sarchi, Sulla panchina, su https://laricerca.loescher.it/, 29 agosto 2014.
  20. ^ (EN) National Literacy Trust, su literacytrust.org.uk. URL consultato il 13 luglio 2020.
  21. ^ (EN) Welcome to Wild in Art, su wildinart.co.uk. URL consultato il 13 luglio 2020.
  22. ^ Panchine d'arte: un viaggio alla scoperta dell'arte di strada, su Travel on Art, 4 settembre 2017. URL consultato il 13 luglio 2020.
  23. ^ Big Bench Community Project, su bigbenchcommunityproject.org.
  24. ^ Alessandra Sarchi, Sulla panchina, su https://laricerca.loescher.it/, 29 agosto 2014.
  25. ^ a b Paolo Madeddu, A New York dove tutto è iconico, anche le panchine su cui riflette Edward Norton, su ELLE Decor, 30 ottobre 2018. URL consultato il 2 luglio 2020.
  26. ^ Forrest Gump, il fascino di Savannah e la panchina da 500mila dollari, su www.turismo.it. URL consultato il 1º luglio 2020.
  27. ^ Panchine del cinema: tra sosta, poesia e contemplazione del mondo, su youmanist.it. URL consultato il 29 giugno 2020.
  28. ^ Michael Jakob, Sulla panchina : percorsi dello sguardo nei giardini e nell'arte, Torino, Einaudi, 2014, pp. 85 - 91.
  29. ^ Michael Jakob, Sulla panchina : percorsi dello sguardo nei giardini e nell'arte, Einaudi, 2014, pp. 33 - 43.
  30. ^ In questo giardino la panca "è portatrice inoltre di messaggi oscuri (iscrizioni, insegne, simboli), e appare pertanto come un segno deviato sottomesso alla retorica fantastica che ha guidato la costruzione dell'insieme" Michael Jakob, Sulla panchina : percorsi dello sguardo nei giardini e nell'arte, Einaudi, 2014, pp. 33 - 43.
  31. ^ Il carattere scenico di Bomarzo non va sottovalutato: "questo teatro all'insegna dello stupore implica spettatori che esso vuole anche, in alcuni momenti decisivi, seduti" dal momento che il parco altro non è che "un grande spettacolo a cielo aperto" Michael Jakob, Sulla panchina : percorsi dello sguardo nei giardini e nell'arte, Einaudi, 2014, pp. 33 - 43.
  32. ^ (EN) Gaudi Artworks & Famous Architecture, su The Art Story. URL consultato il 12 luglio 2020.
  33. ^ Michael Jakob, Sulla panchina : percorsi dello sguardo nei giardini e nell'arte, Einaudi, 2014, pp. 63 - 73.
  34. ^ Michael Jakob, Sulla panchina : percorsi dello sguardo nei giardini e nell'arte, Einaudi, 2014, pp. 75 - 84.
  35. ^ Roberto Fiandaca, Architettura ostile, quando la guerra ai poveri passa per arredo urbano, su ELLE Decor, 29 ottobre 2018. URL consultato il 2 luglio 2020.
  36. ^ (EN) Nancy Linday, It All Comes Down to a Comfortable Place to Sit and Watch, in Landscape Architecture, vol. 68, n. 6, 1978, pp. 492–497. URL consultato il 26 giugno 2020.
  37. ^ (EN) Vikas Mehta, Look Closely and You Will See, Listen Carefully and You Will Hear: Urban Design and Social Interaction on Streets, in Journal of Urban Design, vol. 14, n. 1, 2009-02, pp. 29–64, DOI:10.1080/13574800802452658. URL consultato il 26 giugno 2020.
  38. ^ (EN) John Wylie, Landscape, absence and the geographies of love, in Transactions of the Institute of British Geographers, vol. 34, n. 3, 2009-07, pp. 275–289, DOI:10.1111/j.1475-5661.2009.00351.x. URL consultato il 26 giugno 2020.
  39. ^ (EN) Karl Persson De Fine Licht, Hostile urban architecture: A critical discussion of the seemingly offensive art of keeping people away, in Etikk i praksis - Nordic Journal of Applied Ethics, vol. 11, n. 2, 14 novembre 2017, pp. 27, DOI:10.5324/eip.v11i2.2052. URL consultato il 26 giugno 2020.
  40. ^ (EN) Checklist of Essential Features of Age-friendly Cities, su who.int.
  41. ^ (EN) Clare Rishbeth e Ben Rogaly, Sitting outside: Conviviality, self-care and the design of benches in urban public space, in Transactions of the Institute of British Geographers, vol. 43, n. 2, 2018-06, pp. 284–298, DOI:10.1111/tran.12212. URL consultato il 26 giugno 2020.
  42. ^ (EN) Callista A. Ottoni, Joanie Sims-Gould e Meghan Winters, “Benches become like porches”: Built and social environment influences on older adults’ experiences of mobility and well-being, in Social Science & Medicine, vol. 169, 2016-11, pp. 33–41, DOI:10.1016/j.socscimed.2016.08.044. URL consultato il 26 giugno 2020.
  43. ^ Stefano Maffei, Panchina / a cura di Stefano Maffei, a cura di Raimonda Ricci, pp. 95-96.
  44. ^ A Torino due panchine arcobaleno: "Segno tangibile della lotta per i diritti" (FOTO e VIDEO), su Torino Oggi, 13 giugno 2019. URL consultato il 1º luglio 2020.
  45. ^ Violenza alle donne, panchine rosse contro la violenza in tutta Italia - Foto, su ANSA.it, 25 novembre 2019. URL consultato il 1º luglio 2020.
  46. ^ Inaugurata a Roma la “panchina della memoria” – Articolo21, su articolo21.org. URL consultato il 1º luglio 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàLCCN (ENsh85013107
Architettura Portale Architettura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di architettura