Palazzo De Rosa di Carosino

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Palazzo De Rosa di Carosino
Prospetto del Palazzo su via Toledo.jpg
Il prospetto del palazzo su via Toledo (prima dei recentissimi lavori sulla metà sinistra di esso).
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàNapoli
Coordinate40°50′52.59″N 14°14′57.9″E / 40.847943°N 14.249418°E40.847943; 14.249418
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXIX secolo
Usoresidenziale
Realizzazione
ArchitettoPietro Valente
CommittenteFrancesco De Rosa

Il Palazzo De Rosa di Carosino è un palazzo monumentale di Napoli, ubicato all'inizio di via Toledo.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1775 avvenne la demolizione della porta dello Spirito Santo, ergo non deve stupire l'assenza in loco di qualunque costruzione nella Mappa del Duca di Noja, risalente proprio a quell'anno. Tuttavia, nella Pianta Topografica del quartiere di Montecalvario di Luigi Marchese del 1804 vi compare un edificio incompleto con due portali su via Toledo e giardino posteriore, commissionato pochi anni prima dal principe Pignatelli di Monteleone.

Nel 1825 il fondo fu acquistato da Francesco De Rosa (sposatosi nel 1829 con Maria Francesca Caracciolo, unica figlia superstite di Gerardo, ultimo esponente maschile della stirpe dei duchi di Martina), figlio di Andrea, il quale era riuscito a elevarsi con metodi "discutibili" da pettinatore di canape in quel di Afragola a ricco costruttore nella capitale del Regno, comprandosi nel contempo il titolo di barone[1]. Egli fece riprendere i lavori al giovane architetto Pietro Valente che lo ampliò enormemente, completandolo nel 1834. Passò poi al suo figlio primogenito Andrea De Rosa che ottenne maritali nomine (l'impalmata fu Clotilde Marulli d'Ascoli) il titolo di duca di Carosino (da qui il nome)[2]. Oggi il palazzo è un immenso condominio, dalla manutenzione altalenante, composto da alcune decine di appartamenti e studi professionali.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo è costituito da cinque piani più sopraelevazioni, la facciata principale sul secondo, terzo e quarto ha dodici balconi, mentre il quinto presenta terrazze angolari di belvedere.

La facciata è tutta a bugnato a vista, con due ampi portali d'accesso. Gli interni si aprono in un doppio cortile con due scaloni che portano ai piani superiori. La scalinata principale è ellittica e di grande effetto, la seconda ha pianta rettangolare ed è decorata con stucchi alle pareti. In più appartamenti si conservano affreschi ed ornamentazioni di gusto neoclassico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aurelio De Rose, I palazzi di Napoli, Newton & Compton, Napoli, 2001
  • Fabio Mangone, Pietro Valente, Mondadori Electa, Napoli, 1996

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]